Sulla Finanziaria 2001-2004 |
La Finanziaria 2001-2004, nel momento in cui sembra confermare la impostazione del DPEF di cosiddetta "manovra zero" cioè senza ulteriori tagli e con l'avvio di una manovra redistributiva è una novità apprezzabile se paragonata ad anni di strette finanziarie che hanno comportato maggiori entrate e minori spese per un ammontare prossimo a 600 mila miliardi. Per i contenuti invece può rappresentare una "occasione mancata" se non affronta con la dovuta decisione scelte di svolta sociale ed economica che la situazione impone. Il risanamento finanziario che ha portato il nostro paese all'interno dei parametri fissati dal patto di stabilità relativo all'Euro è avvenuto attraverso una compressione dei redditi da lavoro dipendente che sono passati da un valore del 46% del PIL nel 1993 al 41% nel 1999 di contro ad un valore delle imposte dirette nette che passa dal 10% del 1993 al 14% del 1999. Mentre è inconfutabile che lEuropa e lItalia si trovano in una fase di sicura crescita della ricchezza, il sistema manifatturiero nazionale sembra "inadeguato" a cogliere lindebolimento sul mercato internazionale della moneta unica europea per conquistare fette importanti del mercato internazionale, in particolare di quello dei paesi industrializzati, e per questa via migliorare la crescita della Prodotto Interno Lordo. È del tutto evidente che la crescita economica dei settori ad alta tecnologia intervenuta a livello mondiale ha determinato occupazione addizionale per quei paesi che hanno saputo investire in sviluppo ed innovazione, mentre in paesi che, come l'Italia, hanno puntato sulla competizione di costo (che poi si traduce in competizione sul costo del lavoro) il PIL pro-capite, è inferiore a quello di tutti i Paesi industrializzati; il tasso di disoccupazione è il più alto dei Paesi dellarea OCSE, con un triste primato per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, e una incidenza della spesa in R&S sul Pil che colloca il Mezzogiorno allultimo posto nella graduatoria dei Paesi OCSE. In particolare, lItalia si contraddistingue per un costo del lavoro relativamente più basso della media europea, nonostante che gli oneri sociali incidano significativamente sul costo del lavoro totale. Ha contribuito a questo risultato negativo anche la massiccia politica di privatizzazioni avvenuta senza alcuna direttrice di politica industriale. Parallelamente la spesa per protezione sociale vede nel 1997 una distanza di 2,7 punti percentuali di PIL rispetto alla media europea. In questo quadro l'impostazione generale della Finanziaria che prevede di ridurre rapporto debito/PIL destinando a tale scopo le maggiori entrate derivanti dalle dismissioni delle partecipazioni statali e dalla vendita delle licenze UMTS , così come dal recupero di base imponibile, non è condivisibile. La CGIL pone a base del confronto con il Governo sulla Finanziaria 2001-2004 i seguenti principi guida:
Sulla base di tali scelte, la CGIL ritiene in particolare:
Delle misure previste dal Governo: - non è condivisibile la riduzione dell'Irap a favore delle Piccole imprese individuali; tra l'altro l'accentuato nanismo della struttura produttiva italiana è una delle cause delle sue difficoltà.. - per quanto riguarda la detassazione della prima casa, occorre limitarla a quelle abitazioni che non raggiungono il valore di 2 milioni di reddito catatastale. |