Sulla Finanziaria 2001-2004


Ordine del giorno presentato da Patta, Danini, Cremaschi al Direttivo CGIL del 26/9/2000

La Finanziaria 2001-2004, nel momento in cui sembra confermare la impostazione del DPEF di cosiddetta "manovra zero" cioè senza ulteriori tagli e con l'avvio di una manovra redistributiva è una novità apprezzabile se paragonata ad anni di strette finanziarie che hanno comportato maggiori entrate e minori spese per un ammontare prossimo a 600 mila miliardi.

Per i contenuti invece può rappresentare una "occasione mancata" se non affronta con la dovuta decisione scelte di svolta sociale ed economica che la situazione impone.

Il risanamento finanziario che ha portato il nostro paese all'interno dei parametri fissati dal patto di stabilità relativo all'Euro è avvenuto attraverso una compressione dei redditi da lavoro dipendente che sono passati da un valore del 46% del PIL nel 1993 al 41% nel 1999 di contro ad un valore delle imposte dirette nette che passa dal 10% del 1993 al 14% del 1999.

Mentre è inconfutabile che l’Europa e l’Italia si trovano in una fase di sicura crescita della ricchezza, il sistema manifatturiero nazionale sembra "inadeguato" a cogliere l’indebolimento sul mercato internazionale della moneta unica europea per conquistare fette importanti del mercato internazionale, in particolare di quello dei paesi industrializzati, e per questa via migliorare la crescita della Prodotto Interno Lordo.

È del tutto evidente che la crescita economica dei settori ad alta tecnologia intervenuta a livello mondiale ha determinato occupazione addizionale per quei paesi che hanno saputo investire in sviluppo ed innovazione, mentre in paesi che, come l'Italia, hanno puntato sulla competizione di costo (che poi si traduce in competizione sul costo del lavoro) il PIL pro-capite, è inferiore a quello di tutti i Paesi industrializzati; il tasso di disoccupazione è il più alto dei Paesi dell’area OCSE, con un triste primato per quanto riguarda il tasso di disoccupazione giovanile, e una incidenza della spesa in R&S sul Pil che colloca il Mezzogiorno all’ultimo posto nella graduatoria dei Paesi OCSE.

In particolare, l’Italia si contraddistingue per un costo del lavoro relativamente più basso della media europea, nonostante che gli oneri sociali incidano significativamente sul costo del lavoro totale.

Ha contribuito a questo risultato negativo anche la massiccia politica di privatizzazioni avvenuta senza alcuna direttrice di politica industriale.

Parallelamente la spesa per protezione sociale vede nel 1997 una distanza di 2,7 punti percentuali di PIL rispetto alla media europea.

In questo quadro l'impostazione generale della Finanziaria che prevede di ridurre rapporto debito/PIL destinando a tale scopo le maggiori entrate derivanti dalle dismissioni delle partecipazioni statali e dalla vendita delle licenze UMTS , così come dal recupero di base imponibile, non è condivisibile.

La CGIL pone a base del confronto con il Governo sulla Finanziaria 2001-2004 i seguenti principi guida:

  1. Redistribuire la ricchezza verso i ceti sociali che hanno pagato il risanamento, in particolare il lavoro dipendente e ai pensionati, in forma strutturale
  2. Interrompere la politica di assoluta priorità al risanamento del debito pubblico destinando parte dei proventi delle privatizzazioni e della vendita delle licenze UMTS ad altri usi (prioritario è che parte dei proventi delle privatizzazioni siano destinati a colmare il deficit strutturale dei fondi previdenziali speciali)
  3. Riordinare tutto il sistema di incentivi e trasferimenti alle imprese principalmente oggi teso a ridurre il costo del lavoro e favorire una flessibilità incontrollata nella direzione della riqualificazione dell'apparato produttivo e nella riduzione del divario del Sud; gli incentivi alle assunzioni debbono essere vincolati al rapporto di lavoro a tempo indeterminato
  4. Incrementare la spesa per protezione sociale con l'obiettivo di raggiungere la media europea; in tale direzione va affrontata la riforma dei cosiddetti "ammortizzatori sociali" rendendo universale ed obbligatorio il sistema per tutte le categorie di lavoratori ed istituendo un sostegno al reddito per l'inserimento al lavoro dei giovani disoccupati.
  5. Contrastare la tendenza alla riduzione dello Stato Sociale (scuola, sanità, ecc..) a livelli "minimi" garantendo l'accesso alle prestazioni senza selezioni sulla base di censo.

Sulla base di tali scelte, la CGIL ritiene in particolare:

  1. La prevista riduzione della pressione fiscale deve prioritariamente indirizzarsi verso il lavoro dipendente e gli strati più disagiati della popolazione. L'utilizzo del cosiddetto "bonus fiscale" deve andare prioritariamente alle famiglie, ai lavoratori e ai pensionati.
  2. Delle misure previste dal Governo:

    - non è condivisibile la riduzione dell'Irap a favore delle Piccole imprese individuali; tra l'altro l'accentuato nanismo della struttura produttiva italiana è una delle cause delle sue difficoltà..

    - per quanto riguarda la detassazione della prima casa, occorre limitarla a quelle abitazioni che non raggiungono il valore di 2 milioni di reddito catatastale.

  3. Va ripristinato il recupero automatico del fiscal-drag e introdotti maggiori criteri di progressività nel fisco italiano, oggi limitati alla sola Irpef, altrimenti si vanificherebbero anche le operazioni di riduzione delle aliquote IRPEF
  4. Per i pensionati è necessario un intervento per quelli più disagiati e a minor reddito che non beneficiano, tra l'altro, dell'intervento sull'IRPEF del '2000.
  5. Considerando che la politica di tassi di inflazione programmatica sistematicamente più bassa di quella reale ha determinato una differenza di circa 1,4 punti percentuali tra il 1993 e il 1999, è necessario riallineare i tassi di inflazione previsti agli andamenti reali. Di fronte ad un tasso di inflazione programmato per il 2001 dell'1.7% rispetto ad un andamento reale, nel 2000, del 2,6% ed una crescita prevista del PIL del 2.9%.; ciò vale in particolare per il rinnovo del contratti del Pubblico Impiego per i quali il governo ha proposto incrementi che sono nettamente al di sotto dell'inflazione programmata del periodo. Vanno inoltre stanziate le risorse per l'avvio delle pensioni integrative per i lavoratori della P.A.
  6. bisogna puntare ad una abolizione dei i ticket sanitari
  7. Occorre introdurre misure di sostegno, anche minime, per i giovani con l'obiettivo di unificare i criteri della spesa sociale a quelli europei e per sviluppare i livelli di istruzione (avvio al lavoro, gratuità della scuola dell'obbligo, sostegno per la frequenza all'Università, abitazione)

Patta - Danini - Cremaschi