sul quesito Referendario sul Part-time a cura di Alternativa Sindacale - Sergio Tosini Il Referendum promosso dai Radicali sul part-time propone di abolire l'art. 5 della legge n.863 del 1984 che contiene l'ordinamento generale riguardante il contratto a tempo parziale;
Questa normativa stabilisce garanzie sociali per il lavoratore; infatti deve essere garantito al lavoratore che ha scelto il part-time l'utilizzo del tempo restante per lavori di cura, domestici o di tempo libero che rappresentano, come sanno bene molte donne, la motivazione della scelta di tale rapporto di lavoro. Parimenti quando, come spesso accade, tale rapporto non è scelto dal lavoratore ma subìto, deve essere garantito al lavoratore di poter accedere ad un altro rapporto di lavoro part-time che permetta di conseguire un reddito adeguato. Il Referendum dei Radicali permette al Padronato di perseguire l'obiettivo di poter utilizzare il rapporto part-time come un tempo pieno tramite una più ampia disponibilità oraria. Infatti l'uso dello straordinario sarebbe indiscriminato e avrebbe come unico limite l'orario del tempo pieno mentre all'atto della stipula del contratto il Padronato intenderebbe introdurre clausole di flessibilità dell'orario (reperibilità) tali da rendere assolutamente incerto l'uso del tempo restante. Come si comprende si tratta di un attacco frontale, particolarmente odioso, contro una delle fasce deboli del lavoro e che getta una luce sinistra sulle reali motivazioni dei proponenti il Referendum. L'attacco che questo, come gli altri Referendum antisociali, portano alle condizioni degli strati più deboli del mondo del lavoro deve essere apertamente combattuto e respinto; paradossalmente, è anche un'occasione per fare chiarezza; ci sono le condizioni per vincere a patto che non si accettino le ragioni dell'avversario. In questa situazione è perlomeno inopportuno che il Ministro del lavoro Salvi voglia far approvare un Decreto Legislativo che accoglie molte delle ragioni del Referendum; è evidente che in tal modo il Referendum decadrebbe ma sarebbe una vittoria di Pirro. Il Decreto sul part-time (all'oggi all'esame delle Commissioni Lavoro di Camera e Senato) accetta i principi del Referendum istituendo lo Straordinario e la Flessibilità e regolamentandone l'uso tramite una serie di garanzie non particolarmente efficaci quali prevedere vincoli all'uso dello Straordinario solo di natura contrattuale senza un limite di legge e permettere l'uso di clausole di flessibilità nei contratti part-time con la sola garanzia di recesso da parte del lavoratore. Il decreto contiene poi misure relative alle garanzie sociali (previdenza, maternità, ecc..), a diritti nel passaggio da tempo pieno a part-time e viceversa, alla garanzia di pari opportunità tra donne e uomini; sono solo questi ultimi i contenuti del recepimento (che deve avvenire entro il 20 gennaio) della direttiva UE 97/81/CE del Dicembre 1997 che, a sua volta recepiva un accordo europeo tra padronato e sindacati (UNICE,CEEP e CES) ispirato alla Convenzione OIL C175 del 1994 sul part-time. Invece di aprire al quesito referendario sarebbe utile, ai fini di determinare l'inammissibilità del referendum, ratificare in Parlamento la Convenzione OIL (come noto i trattati internazionali non possono essere sottoposti a Referendum) e recepire esclusivamente i contenuti della direttiva UE per determinare un conflitto tra quesito referendario e ordinamento dell'Unione Europea; il Decreto Salvi sembra invece l'attuazione di un referendum perso piuttosto che un sostegno per vincerlo. A nessuno può sfuggire, e nessuno deve fuggire, dalle implicazioni generali dello scontro sui Referendum antisociali; non è pensabile la strategia dell'astensione come non è accettabile cercare scorciatoie di illusorie "limitazioni del danno". La Sinistra ed il Sindacato sono di fronte ad una scelta di identità e di collocazione nella società; solo la decisione di combattere la battaglia per vincerla, al di là del suo esito, può permettere di conservare le radici sociali che ne giustificano, in tutte le sue forme, l'esistenza e l'utilità sociale. L'accordo realizzato, sotto il ricatto della chiusura e con il "consenso" dei lavoratoti, il giorno prima di Natale, alla Micron dell'Aquila, che istituisce turni di lavoro di 12 ore, ci indica a quali "slittamenti progressivi" dobbiamo prepararci se la marea antisociale non viene fermata. |