ALLE RSU, ALLE STRUTTURE SINDACALI DI BASE, AI LAVORATORI Per ricostruire il movimento sindacaleLa convulsa situazione del gruppo Telecom ha ormai da tempo superato la soglia dallarme: una ristrutturazione senza regole, senza contrattazione e senza piano industriale, unazione suicida sui mercati nella disperata ricerca di porre rimedio allo scasso finanziario generato dallOPA, lacquiescenza del Governo che assiste immobile. Sulla nostra categoria si stanno addensando numerose nubi: la mobilità professionale e territoriale derivante dalla riorganizzazione, la precarietà del posto di lavoro a causa dei dichiarati esuberi, il rischio per il futuro della stessa azienda, la necessità del rinnovo contrattuale che sancisca la dimensione di settore per il comparto Telecomunicazioni. Di fronte a queste sfide il rischio che nei luoghi di lavoro dilaghino rassegnazione, sfiducia, opportunismi individuali è alto. La massiccia adesione allo sciopero nazionale del 27 ottobre scorso dimostra la possibilità di mettere in campo la categoria, a patto di fornirle parole dordine ed obbiettivi chiari e concreti. La difesa dellinterezza del gruppo Telecom e del lavoro in esso presente non può essere affidata a conduzioni bicefale come quella attuale: lotte difensive ed episodiche sui territori, prive di coordinamento e strategia, tentativo a Roma di dare consistenza a tavoli di confronto con la controparte della cui sterilità abbiamo avuto molte prove negli ultimi mesi. La vicenda degli accordi regionali sugli orari dei Customer Service testimonia la fragilità della linea nazionale: sotto il ricatto dellesternalizzazione di parte delle attività ad Athesia (azienda con una settantina di dipendenti) abbiamo accettato unestensione del servizio di 4 ore senza ottenere nemmeno lelementare contropartita della contrattazione degli organici necessari a fare fronte allaumento sproporzionato dei carichi di lavoro.La nostra politica è stata in tutto simile a quella, sempre criticata, di quei governi che combattono levasione fiscale con i condoni, rendendola di fatto plausibile e praticabile. Analogamente, abdicando al diritto di contrattare le condizioni di lavoro, abbiamo legittimato larroganza aziendale, il suo diritto a "prenderci per il bavero" ogni qualvolta (e saranno tante!) abbia bisogno di qualcosa. Alla domanda: "è in grado la categoria di alzare il livello del conflitto?" rispondiamo con unaltra domanda: "Cè un altro modo per ricominciare, quando le parole non servono o non bastano più, se non mobilitare i lavoratori esercitando a pieno il ruolo di rappresentanza e di guida?"Cè un orgoglio di categoria, da non confondere con il mero corporativismo, che dobbiamo risvegliare innanzitutto riaffermando lazione generale e di gruppo, perché la minaccia riguarda in pari modo il lavoratore di Siracusa e quello di Bolzano, il dipendente Telecom e quello TIM. Cè un problema di visibilità da affrontare con tempestività ed innovazione, ed associato ad esso cè quello di maggiore incisività delle lotte sul piano doppio dellimpatto sullazienda e sullopinione pubblica.Il Governo, le Confederazioni e soprattutto la controparte devono essere consapevoli della nostra determinazione allapertura di un pesante conflitto se le carte del piano industriale e della ristrutturazione non verranno immediatamente girate sul tavolo e le regole della contrattazione, solitamente così decantate, non saranno ristabilite! Per considerare nella giusta prospettiva la politica degli esuberi è sufficiente gettare uno sguardo ad un qualsiasi reparto in qualsiasi territorio: ovunque situazioni di sotto organico, organizzazioni del lavoro che saltano letteralmente per insufficienza di personale, in particolare nei reparti di front-end.Adeguarsi agli esuberi significa accettare scorpori ed esternalizzazioni, che saranno domani giustificati dallincapacità aziendale di far fronte a molte attività per carenza di personale. Sul Contratto Nazionale di Settore richiamiamo con forza lattenzione sul fatto che non una discussione è stata finora fatta con i lavoratori! Non possiamo permetterci "incidenti" stile Customer Service su un nodo centrale come questo: è necessario ottenere certezza di riferimenti contrattuali uguali per tutti gli occupati nelle TLC garantendo il pieno mantenimento dei diritti acquisiti in ogni azienda con adeguate armonizzazioni.Qualsiasi sottovalutazione, qualsiasi rinuncia alla rivendicazione, soprattutto in materia di orario e inquadramento, qualsiasi cedimento allintroduzione di nuovi strumenti di flessibilità e sfruttamento (salari dingresso, lavoro interinale, flessibilità dorario) creeranno nuovo sfascio e comprometteranno definitivamente la condizione del lavoro. Non possiamo barattare contratto con ristrutturazione! La dignità e i diritti dei lavoratori del gruppo Telecom vanno tutelati con atti concreti allinsegna della partecipazione: abbiamo bisogno di riscoprire la lotta, abbiamo bisogno di riconoscerci ed essere riconosciuti come parte del mondo del lavoro italiano, in particolare da coloro come noi più minacciati dagli effetti del più sfrenato neo-liberismo.Su questi temi riteniamo giunto il momento che i rappresentanti dei lavoratori, liberamente eletti pur se non riconosciuti dallazienda nel caso Telecom, e tutte le strutture sindacali di base ancora presenti tra mille difficoltà nei territori, si incontrino per mettere a punto le adeguate iniziative volte ad invertire metodi e contenuti del movimento sindacale. RSU, Delegati e Attivisti sindacali: Gnudi Alfonso, Montisci Gianfranco, Conti Fabio, Romoli M., Marsili Flavio, Salina, Castrovinci Domenico, Ferrero Emma, Caiati Antonio, Beccari Franco, Cappelletti Giulio, Fossa Sergio, Sanfelici Elda, Arienti Pietro, Fontanella Rosario, Sgniaolin Roberto, Gagliozzi Antonio, Licini Graziano, Pini Loretta, BodiniErmanno, Gosio Ettore, Toselli Silvestro, Gallo Tullio, Galletti Ecclesio, Borrello Donatella, Cattaneo Ambrogio, Gerra Giovanni, Azzoni Erminio, Mergoni Massimo, Pisoni Pinuccia., Mariani Daniele, Ricci Mingani Corrado, Parrella Antonio, Capettini M. Rosa, Mandelli Ferruccio, AlessiGiuseppe, Casiraghi Franco, Sirigu Matilde, Padovani Luciano, Carnio Gian Paolo, Sala Alessandro, Sala Giuseppe, Aleotti Vincenzo, Mori Mario, Guerrini Armido, Cristinelli Lorenzo, Lucidera Paolo, Gregna Vincenzo, Manfredi Barbara, Gussago Duilio, Lanfredi Alessandro, Dasseni Daniela, Gamba Riccardo, Castana Emanuela, Baronio Gianluigi, Cavallari Adriano, Visconti P. Mario, Grasselli Beniamino, Marino Giancarlo, Sibilia Renza, Fenari Carlo, Candeloro Gilda, Pirretta Sebastiano, Tangaro Rosaria, Lo Preiato Giuseppe, Ambrosio Letizia, Miragapillo Saverio, Cannella Patrizia, Brandino Giovanna, Apolloni Viviana, Marinelli Savino, Beltrami Loredana, Ferraro Aandrea, Baggi Raoul, Croci Cinzia, Solazzi Vilmo, Riccio Mario, Campanini Fiorella, Cabrini Barbara, Bonardi Andrea, Badessi Paola, Mariani Anna, Campi Luigi, Zucca Paola, Biondo Antonio, Croci Alessandro, De Angelis Gennaro, Migliavacca Eugenio, Bertaggia Margherita, Baruffaldi Wiliam, Lazzari Gabriella, Dossena Pierfranco, Calzari Elio, Maiocchi Luigi, Melissa Carmine, Mariani Flavio, Amisano Diego, Fraschetta Dino, Bianchi Marco, Garzillo Federico, Angotti Francesco, Quattrone Paolo, Castagna Gabriella, Sacco Angelo, Sangiorgio Francesco, Colombo Angelo, Protopapa Cosimo, Manfra Filomena, Riboldi Flavio, Bazzi Sergio, Santambrogio Maria Carla, Sansone Simona, Monzani Luisa, Villa Enrico, De luca Salvatore, Terzaghi Sergio, Caglio Cosetta.
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