Comunicato Stampa

Telecom Italia aumenta i profitti, peggiora

il servizio e licenzia i lavoratori

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato e Presidente di Telecom Italia, Roberto Colaninno ha presentato il piano industriale del Gruppo.

Cosa prevede

  • 13.500 esuberi nella telefonia fissa
  • 16-17.000 lavoratori del gruppo interessati all’esternalizzazione
  • 2.800 lavoratori interessati alla mobilità territoriale nella telefonia fissa
  • 15.000 lavoratori della telefonia fissa interessati alla riconversione
  • 6.200 nuove assunzioni (2.000 nella telefonia fissa, 3.000 in quella mobile e 1.200 nelle partecipate estere)

Quasi 50.000 lavoratori che cambieranno le loro condizioni di vita e di lavoro.

Nel piano sono previsti investimenti per 30.000 miliardi di lire, di cui 5.500 per le innovazioni.

Quali le ricadute sulla qualità del servizio?

Il Piano industriale di Telecom prevede una ulteriore forte ritirata dal territorio, il tagliodelle linee di assistenza tecnica (non verrà più proposta al cliente l’assistenza di manutenzione, in caso di necessità gli verrà proposto, dietro pagamento, l’intervento di imprese appaltatrici) e il rimodellamento della composizione professionale, da prevalentemente tecnico-amministrativo verso quello dedicato alla cura del cliente (dove la "cura" sarà sempre più formale e meno sostanziale).

Non è un caso che da diversi mesi sono bloccati l’addestramento e la formazione delpersonale Telecom e questo in un settore dove l’alto sviluppo delle tecnologie ha bisogno di un incessante addestramento, il risultato per i clienti è la diluizione dei tempi per l’installazione degli impianti e per la risoluzione dei guasti.

Inoltre alcuni servizi di pubblica utilità, come le cabine telefoniche e i telefoni pubblici,verranno dati in appalto, con l’obiettivo di "tagliare i rami" che secondo Colaninno non sono redditizi.

Cosa vuol fare di Telecom Colaninno?

Il piano industriale rivede molte delle strategie contenute nel prospetto Tecnost perl’Opa, allora Colaninno e soci si impegnavano a mantenere unito il Gruppo razionalizzandolo.

Di tutto questo non c’è traccia nel piano: Sirti e Italtel non vengono razionalizzate mavendute; molte attività, presenti oggi in varie aziende del Gruppo, vengono concentrate per essere poi esternalizzate. La logica del Piano Telecom è da ricercare nel Piano Olivetti:smembramento e vendita delle attività pregiate, fallimento di quelle obsolete, il tuttoper far soldi e pagare i debitori e gli azionisti.

Ribadiamo che c’è la stessa logica nel Piano Telecom: Colaninno e soci hanno scalato Telecom facendo debiti, ora li devono pagare, il modo più semplice per loro è quello di farli pagare all’azienda che hanno scalato vendendo alcune attività.

Il problema dei debiti incide sugli investimenti: 30.000 miliardi di lire in 3 anni, una miseria se si pensa a quanto i colossi delle telecomunicazioni mondiali stanno spendendo per definire alleanze e fare acquisizioni. Telecom sta correndo il rischio di diventare un operatore regionale del Mercato Unico Europeo.