Perché non siamo d'accordo con la proposta di estendere il sistema contributivo

Richiamiamo molto sinteticamente gli argomenti del dibattito sviluppatosi tra i lavoratori e nel sindacato all'epoca della "riforma Dini" del 1995.

Alcuni sostenevano che l'allungamento della vita media richiedeva, per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale, misure eque, graduate per fasce d'età, con un progressivo allungamento della vita lavorativa e una progressiva riduzione del valore delle future pensioni (da compensare con l'istituzione della previdenza complementare), realizzando così la stabilità del sistema grazie alla separazione tra previdenza ed assistenza, all'equiparazione dei diversi fondi, ecc.

Altri che il problema poteva essere risolto con la separazione tra assistenza e previdenza, l'equiparazione dei diversi fondi, ecc., non riducendo le uscite ma aumentando le entrate, cioè combattendo l'evasione contributiva, il lavoro nero e precario, ecc. e (se tali misure fossero risultate insufficienti) eventualmente anche con un aumento dei contributi; questa seconda posizione sosteneva anche che non era vero che con la "riforma Dini" si sarebbe realizzato un sistema stabile.

Come è noto venne accolta, sia pure di misura, la prima posizione.

Veniamo all'oggi. Fino a Luglio 1999 la Cgil ha dichiarato la propria indisponibilità ad affrontare, prima della scadenza prevista per il 2001, una discussione che prefigurasse l'introduzione di modifiche strutturali al sistema previdenziale. Ciò ha scatenato una fortissima campagna sui mass media, con dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, di esponenti del Governo e di Confindustria, con i referendum radicali, ecc.

Ciò non ostante la Cgil ha "tenuto", affermando la propria autonomia, dichiarando che era sbagliato accentuare la sensazione di insicurezza dei lavoratori sulla validità degli accordi sindacali e sui propri diritti, ecc. Anzi, ha correttamente criticato la Cisl e la Uil per la loro sottoscrizione di un "Patto per Milano" che avrebbe aumentato il precariato e aggirato diritti e norme contrattuali.

Poi, in una intervista, Sergio Cofferati ha dichiarato di accettare la proposta di passare tutti al sistema contributivo, e il Direttivo nazionale della Cgil ha deciso (a maggioranza) di sostenere tale orientamento.

Alternativa Sindacale si batterà negli organismi dirigenti e nel dibattito tra gli iscritti ed i lavoratori contro tale orientamento, perché, tra l'altro:

  • accettare la proposta di passare tutti al sistema contributivo penalizzerebbe ulteriormente i lavoratori che nel 1995 avevano più di 18 anni di contributi e che difficilmente potranno compensare tale riduzione con la previdenza complementare;
  • favorirebbe la strada indicata anche dai referendum radicali di eliminazione delle pensioni di anzianità;
  • toglierebbe credibilità agli accordi sottoscritti dal sindacato (chi crederebbe che questa è la volta buona per ri-stabilizzare il sistema previdenziale ri-decidendo la separazione tra previdenza e assistenza !?).

La stabilità del sistema previdenziale va ottenuta con misure diverse (a partire dalla lotta all'evasione e all'elusione contributiva); affermando nella pratica (non solo nei documenti congressuali) l'autonomia della Cgil; decidendo democraticamente la linea da seguire con una ampia consultazione degli iscritti e dei lavoratori.

 

Alternativa Sindacale Cgil Milano

Milano, 15-10-1999

 

Alcuni dati sulla spesa sociale e previdenziale

 

E’ riconosciuto da tutti, anche se spesso alcuni lo "dimenticano", che la spesa sociale italiana è più bassa della media europea. Può essere utile anche confrontarne la dinamica.

La dinamica della spesa per il Welfare (1993-1995)

 

Germania

Francia

Italia

Danimarca

Paesi bassi

Regno unito

Belgio

Totale 1993

31,0

30,9

25,8

33,2

33,6

27,3

27,6

Totale 1995

29,4

30,6

24,6

34,3

31,6

27,7

29,7

Dunque il problema non è ridurre la spesa previdenziale ma aumentare le altre voci.

Ci viene però detto che la spesa sociale italiana è squilibrata per l’elevata incidenza della spesa previdenziale.

Un articolo di Maurizio Michelini (ricercatore Enea) pubblicato sul n° 30 di Rassegna Sindacale (Rivista della Cgil) ci dice che (grazie alla martellante campagna di disinformazione sui mass media) è ormai "senso comune" che in Italia la spesa pensionistica sia più alta che negli altri Paesi europei, ma che i dati dimostrano il contrario.

Infatti, se si osservano i dati Eurostat e se si tiene conto che:

  • negli altri Paesi europei non esiste il TFR (liquidazione) e che per l’Italia è stato impropriamente contabilizzato nei costi previdenziali,
  • negli altri Paesi europei, diversamente dall’Italia, le pensioni sociali sono conteggiate nelle misure di integrazione al reddito e riportate nella voce "altro",

la spesa pensionistica italiana è nella media europea.

La spesa per il Welfare in Europa (1993)

 

Germania

Francia

Italia

Danimarca

Paesi bassi

Regno unito

Belgio

Pensioni previdenziali

12,1

12,7

12,0*

11,0

11,9

10,8

11,9

Malattia

8,0

7,7

5,4

6,1

7,0

5,1

6,0

Invalidità, infortuni prof.

3,5

2,2

2,2

3,0

7,1

3,1

2,9

Disoccupazione

2,0

2,0

0,5

4,1

2,9

1,6

2,6

Collocamento, formaz.

0,8

0,4

0,0

2,0

0,0

0,3

0,4

Alloggio

0,2

0,9

0,0

0,8

0,3

1,8

0,0

Famiglia

2,2

2,4

0,8

3,3

1,6

2,6

1,9

Maternità

0,2

0,4

0,1

0,5

0,2

0,3

0,2

Altro (integraz. reddito)

0,7

0,4

1,6**

1,5

0,9

0,4

0,4

Amministrazione

1,3

1,7

1,3

0,9

1,5

1,1

1,3

Totale

31,0

30,9

24,0***

33,2

33,6

27,3

27,6

* Rispetto al dato Eurostat (15,4%) si è detratto il TFR (1,8%) e le pensioni sociali INPS (1,6%)

** Rispetto al dato Eurostat (0%) si sono aggiunte le pensioni sociali INPS (1,6%)

*** Rispetto al dato Eurostat (25,8%) si è detratto il TFR (1,8%)

Infine, sull’esistenza e sulla consistenza della cosiddetta "gobba" si è detto di tutto. In realtà qualsiasi proiezione scientifica (non propagandistica) deve necessariamente basarsi sulla previsione di un tasso di sviluppo del PIL, di un andamento dell’occupazione, di una riduzione o meno del lavoro nero, ecc. ecc., cioè deve fare delle ipotesi necessariamente vaghe ed arbitrarie (perché non conosciamo esattamente il futuro) e dipendenti dalle scelte politiche che faranno i Governi.

Accettare un ulteriore taglio delle pensioni su queste basi ci sembra proprio inaccettabile.

Alternativa Sindacale Cgil Milano