Richiamiamo molto sinteticamente gli argomenti del dibattito sviluppatosi tra i lavoratori e nel sindacato all'epoca della "riforma Dini" del 1995.
Come è noto venne accolta, sia pure di misura, la prima posizione. Veniamo all'oggi. Fino a Luglio 1999 la Cgil ha dichiarato la propria indisponibilità ad affrontare, prima della scadenza prevista per il 2001, una discussione che prefigurasse l'introduzione di modifiche strutturali al sistema previdenziale. Ciò ha scatenato una fortissima campagna sui mass media, con dichiarazioni del Fondo Monetario Internazionale, di esponenti del Governo e di Confindustria, con i referendum radicali, ecc. Ciò non ostante la Cgil ha "tenuto", affermando la propria autonomia, dichiarando che era sbagliato accentuare la sensazione di insicurezza dei lavoratori sulla validità degli accordi sindacali e sui propri diritti, ecc. Anzi, ha correttamente criticato la Cisl e la Uil per la loro sottoscrizione di un "Patto per Milano" che avrebbe aumentato il precariato e aggirato diritti e norme contrattuali. Poi, in una intervista, Sergio Cofferati ha dichiarato di accettare la proposta di passare tutti al sistema contributivo, e il Direttivo nazionale della Cgil ha deciso (a maggioranza) di sostenere tale orientamento. Alternativa Sindacale si batterà negli organismi dirigenti e nel dibattito tra gli iscritti ed i lavoratori contro tale orientamento, perché, tra l'altro:
La stabilità del sistema previdenziale va ottenuta con misure diverse (a partire dalla lotta all'evasione e all'elusione contributiva); affermando nella pratica (non solo nei documenti congressuali) l'autonomia della Cgil; decidendo democraticamente la linea da seguire con una ampia consultazione degli iscritti e dei lavoratori.
Alternativa Sindacale Cgil Milano Milano, 15-10-1999
E riconosciuto da tutti, anche se spesso alcuni lo "dimenticano", che la spesa sociale italiana è più bassa della media europea. Può essere utile anche confrontarne la dinamica. La dinamica della spesa per il Welfare (1993-1995)
Dunque il problema non è ridurre la spesa previdenziale ma aumentare le altre voci. Ci viene però detto che la spesa sociale italiana è squilibrata per lelevata incidenza della spesa previdenziale. Un articolo di Maurizio Michelini (ricercatore Enea) pubblicato sul n° 30 di Rassegna Sindacale (Rivista della Cgil) ci dice che (grazie alla martellante campagna di disinformazione sui mass media) è ormai "senso comune" che in Italia la spesa pensionistica sia più alta che negli altri Paesi europei, ma che i dati dimostrano il contrario. Infatti, se si osservano i dati Eurostat e se si tiene conto che:
la spesa pensionistica italiana è nella media europea. La spesa per il Welfare in Europa (1993)
* Rispetto al dato Eurostat (15,4%) si è detratto il TFR (1,8%) e le pensioni sociali INPS (1,6%) ** Rispetto al dato Eurostat (0%) si sono aggiunte le pensioni sociali INPS (1,6%) *** Rispetto al dato Eurostat (25,8%) si è detratto il TFR (1,8%) Infine, sullesistenza e sulla consistenza della cosiddetta "gobba" si è detto di tutto. In realtà qualsiasi proiezione scientifica (non propagandistica) deve necessariamente basarsi sulla previsione di un tasso di sviluppo del PIL, di un andamento delloccupazione, di una riduzione o meno del lavoro nero, ecc. ecc., cioè deve fare delle ipotesi necessariamente vaghe ed arbitrarie (perché non conosciamo esattamente il futuro) e dipendenti dalle scelte politiche che faranno i Governi. Accettare un ulteriore taglio delle pensioni su queste basi ci sembra proprio inaccettabile. Alternativa Sindacale Cgil Milano |