L’8 e 9 ottobre 1999 si è svolto a Bari il controvertice

Il mondo neoNATO, quale stabilità e ricostruzione nei Balcani?

 

 

La guerra contro la Jugoslavia è finita o sta per cominciare? Dipende da chi risponde.

Secondo i governi occidentali la risposta è chiara: la guerra è finita con l’ultima bomba. 260mila serbi scacciati dal Kosovo, 3 milioni di persone senza stipendio, un territorio inquinato ed invivibile, la creazione di un altro Stato etnicamente puro sono le prime colombe della pace umanitaria.

Per di più ora arriverà il boom della ricostruzione: miliardi in cambio dell’identità di una popolazione. Questa versione viene sponsorizzata a Bari nella Conferenza dell’8-9 ottobre. sulla ricostruzione, anzi, come recita rigorosamente in inglese il cartellone posto all’ingresso, Towards Reconstruction of South-Eastern Europe.

Contemporaneamente però emerge, nel “controvertice” di Bari, un’altra versione: “la guerra è appena cominciata”, la guerra per la spartizione delle spoglie: il braccio di ferro tra le diverse potenze imperialiste oggi si manifesta con chiarezza, al di là di un’ormai malcelata unità di intenti. Lo dimostra lo stesso Vertice di Bari, qualche mese fa annunciato con gran clamore da Massimo D’Alema quale seconda tappa - dopo quella estiva di Sarajevo - dell’incontro dei potenti e dei loro satelliti balcanici, e che, settimana dopo settimana, ha perso pezzi per strada, fino a divenire un semplice incontro tecnico, senza neppure la presenza del “neogovernatore” del protettorato del Kosovo, Kouchner e del capo della “task force” italiana per i Balcani Franco Bernabè. I due hanno preferito partecipare ad un altro incontro, sempre sullo stesso tema (e sempre, guarda caso, lo stesso giorno!) organizzato a Venezia dalla Aspen Institute Italia, di cui è presidente il ministro della Difesa Carlo Scognamiglio che ha ospitato il suo collega tedesco Rudolf Scharping.

Due incontri separati e distinti che indicano palesemente – se ce ne fosse ancora bisogno – a quale grado di conflittualità si è giunti tra i “vincitori”. E’ la contesa intorno ai corridoi energetici, tra il corridoio 8, fortemente voluto dagli Stati Uniti, che collega l’Asia centrale coi porti di Bari e Brindisi, attraverso Kurdistan, Turchia, Bulgaria, Grecia, Macedonia e Albania, e il corridoio 10, che da Salonicco, attraverso la Serbia, dovrebbe giungere a Francoforte . Per il momento, gli USA sembrano esser riusciti nel loro intento di tagliar fuori la Germania (interessata al corridoio 10) dallo sbocco diretto sul mar Adriatico. Dopo di che, spostato il limite dell’ingerenza umanitariamente liberista alle porte dell’ex URSS, si potrà agire economicamente (se occorrerà anche con le armi) per far penetrare il capitale fino a Pechino. Nei prossimi mesi comincerà la colonizzazione da parte delle imprese occidentali, a cui anche l’Italia prenderà parte.

Non si tratterà affatto di ‘ricostruzione’ di un paese bombardato scientificamente dalla NATO – come testimonia puntualmente il voluminoso Libro bianco sui crimini della NATO, cui la dott. Slavica Slatinac, addetto culturale per le relazioni economiche dell’ambasciata della RFJ, ha fatto più volte riferimento nella sua relazione sullo stato attuale dell’economia jugoslava – ma di un’altra costruzione, di una costruzione altra, altra e contrapposta agli interessi delle popolazioni colpite dalle bombe e da un durissimo embargo di USA e Unione Europea: è lo spudorato ricatto neocoloniale volto ad imporre in Serbia un governo neoliberista gradito all’Occidente.

Nei piani e nei progetti dei ‘ricostruttori’, che in collusione e potenziale collisione tra loro, si sono riuniti a Bari e a Venezia, vi sono interventi selettivi per la penetrazione e il consolidamento delle multinazionali, ma non si parla affatto di recupero del territorio o di bonifica di un ambiente inquinato dai proiettili all’uranio impoverito e dalle esplosioni delle fabbriche chimiche, farmaceutiche, petrolchimiche – un disastro ambientale ampiamente e appassionatamente documentato dal fisico Carlo Pona, del Servizio Civile Internazionale, e da Fulvio Grimaldi, che ha presentato, fresco fresco di montaggio, il suo nuovo video Serbi da morire, girato alla fine di agosto in Jugoslavia.

La prima giornata del ‘controvertice’, nella relazione introduttiva di Andrea Catone (comitato promotore del Controvertice), e nelle articolate analisi dell’economista Gianfranco Pala (della rivista marxista La Contraddizione), di Sergio Cararo, (redattore di Contropiano), di Elisabetta Cassano (Centro di documentazione antimperialista di Bari), di Slavica Slatinac, ha inteso denunciare la retorica della “ricostruzione” e smascherarne le reali poste in gioco economiche e geopolitiche.

In questo contesto ha assunto particolare rilievo la relazione di Vincenzo Starace, ordinario di diritto internazionale presso l’Università di Bari, che ha smontato pezzo su pezzo ogni discorso di giustificazione della ‘guerra umanitaria’ della NATO contro la Jugoslavia. La relazione di Starace fornisce strumenti preziosi per la costituzione anche in Italia di un Tribunale Internazionale per i crimini di guerra della NATO, promosso da Ramsey Clark, le cui finalità sono state brevemente esposte nell’intervento di Carlo Pona, tra i promotori dell’iniziativa.

L’ideologia della “guerra umanitaria”, filtrata attraverso le parole di una ‘neolingua’ della NATO, è stata demistificata dalla relazione che Laura Marchetti, coordinatrice del movimento Verdi contro la guerra, ha tenuto sabato pomeriggio. Alla quale si è aggiunto l’intervento di Enzo Modugno sul ‘keynesismo militare’, una massiccia spesa pubblica militare per contrastare la costante tendenza alla crisi del capitalismo americano.

La seconda parte del Controvertice è stata dedicata all’analisi della militarizzazione del territorio e ai nuovi compiti della NATO (con la dettagliata e puntuale analisi di Tonino Camuso, del comitato contro la guerra di Brindisi).

Nel pomeriggio di sabato, dopo la manifestazione per le strade cittadine contro la NATO e la spartizione neocoloniale dei Balcani, si è svolto il dibattito sulla costruzione di un movimento forte, ramificato e di massa contro la guerra imperialista, con interventi di Bobo Aprile del comitato contro la guerra di Brindisi, Vincenzo Miliucci, del coordinamento nazionale COBAS, Carlo Montedoro, di Pax Christi, che ha sostenuto la necessità di un lavoro culturale in profondità, che sradichi il consenso alla guerra, Officina 99 di Napoli.

I partecipanti al Controvertice hanno anche firmato una mozione che chiede l’immediata cessazione dell’embargo contro la Serbia, embargo durissimo ed estremamente restrittivo che la UE ha confermato ai primi di settembre:

 

 

Stop all’embargo contro la Repubblica federale jugoslava

 

Dopo aver bombardato per 78 giorni la Repubblica federale jugoslava, i governi europei oggi si macchiano di un altro crimine, agitando ancora l’ipocrita bandiera della difesa dei “diritti umanitari”: l’embargo.

Si rendono colpevoli di una lenta e intenzionale opera di “eutanasia umanitaria” condannando uomini, donne, bambini ad una dolorosa agonia.

Non è possibile costruire ponti, scuole, case, strade, ospedali, perché il consiglio dell’Unione europea [1999/273/PESC e 1999/318 PESC – regolamento del Consiglio che vieta la vendita, la fornitura e l’esportazione di taluni beni, servizi e tecnologie nella Repubblica federale di Jugoslavia al fine di impedire le riparazioni di determinati danni, riconfermata il 3 settembre 1999 con l’esclusione della provincia del Kosovo e della repubblica del Montenegro] vieta la vendita, fornitura ed esportazione di macchine utensili:

-     Non è possibile riscaldarsi dal freddo perché il Consiglio europeo vieta la vendita, fornitura ed esportazione di caldaie e rubinetti.

-  Non è possibile effettuare analisi fisiche o chimiche, perché il Consiglio Europeo vieta la vendita, fornitura ed esportazione di strumenti ed apparecchi idonei.

-  Per non morire di freddo la popolazione sta tagliando i boschi (con danni all’ecosistema).

-  Non si effettuano dialisi.

-  Non ci sono presìdi ospedalieri.

-  Non si somministrano antibiotici né anestetici.

-  Sono in aumento le malattie infettive, gastrointestinali e polmonari.

-  Cresce il numero dei suicidi per depressione e stress.

 

I sottoscritti cittadini, constatate le inevitabili conseguenze che l’embargo avrà sulla popolazione, condannata, come è già accaduto per l’Iraq, a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane,

chiedono ai parlamentari italiani ed europei di porre immediatamente fine all’embargo.