ALTERNATIVA SINDACALE

Assemblea Nazionale - Napoli 16-18 Settembre 1999

Documento Conclusivo

L' Assemblea Nazionale di Alternativa Sindacale ha discusso approfonditamente, sulla base della Relazione di G. Patta che assumiamo, dello scenario nazionale ed europeo in cui si colloca l'azione del sindacato e della CGIL nel prossimo periodo.

In questo anno trascorso dalla precedente Assemblea Nazionale di Viareggio domina su tutti gli altri avvenimenti la guerra dei Balcani.

Durante il conflitto Alternativa Sindacale, non accettando e contrastando la posizione della "contingente necessità, ha operato per la costruzione di un movimento unitario per la cessazione immediata dei bombardamenti e contro le pulizie etniche.

La guerra ha sancito e rafforzato l’egemonia degli USA sulla scena internazionale e indebolito l’Unione Europea. Il nuovo quadro internazionale, lungi dal garantire stabilità, è caratterizzato da instabilità, ingiustizie, nuove oppressioni e nuovi rischi di conflitto.

I maggiori governi europei guidati dalla sinistra e dal centro-sinistra hanno subito il consolidarsi dell'egemonia in Europa delle posizioni moderate, orientate in direzione neoliberale, portate avanti da Tony Blair (la cosiddetta Terza Via ) e la sconfitta (espressa simbolicamente nelle dimissioni di Lafontaine) degli orientamenti di ispirazione socialdemocratica e keynesiana.

Diviene dunque più arduo il percorso verso un'Europa Sociale e, di conseguenza, assume maggiore rilevanza il Forum Sociale Europa a cui partecipano esponenti delle aree critiche del sindacalismo europeo.

Alternativa Sindacale valuta positivamente il percorso fatto con il Forum Europa Sociale e assume come parte integrante dei lavori di questa Assemblea la dichiarazione conclusiva della riunione del Forum del 9-10 Luglio a Montecatini in particolare sulla negatività della politica dei Patti Sociali.

Si viene determinando nel nostro paese un salto nelle politiche neoliberali di deregolazione del lavoro e di controriforma dello Stato Sociale; le garanzie sociali e del lavoro ed il sindacato confederale di massa sono indicati come gli ostacoli principali alla cosiddetta "modernizzazione del paese".

L'attacco frontale dei referendum promossi dai radicali alle garanzie contro il licenziamento, alle pensioni di anzianità, alla sanità pubblica, al collocamento, ai patronati ed al meccanismo di raccolta delle quote sindacali non nasce dal nulla ma rappresenta la posizione estrema di una opinione, presente anche nel Governo, che considera il ridimensionamento delle conquiste del movimento dei lavoratori e del sindacato la condizione principale per il rilancio dello sviluppo e dell'occupazione.

Di fronte alla stagnazione dello sviluppo ( in Italia l'obiettivo è raggiungere l'1.5 di incremento del PIL) le ricette neoliberiste oltrechè rivelarsi inefficaci assumono un carattere di perversità sociale accentuando la pressione alla riduzione del costo del lavoro, alla precarietà, alla liberalizzazione selvaggia.

Nel contempo l'aumento del prezzo del petrolio e delle materie prime concorre a determinare un aumento generalizzato delle tariffe e ad una tendenza alla ripresa dell'inflazione che la banca centrale già tenta di contrastare aumentando il costo del denaro e, di conseguenza, riducendo gli investimenti e le possibilità di ripresa dello sviluppo.

Alternativa Sindacale riconferma la propria posizione per un modello alternativo economico e sociale orientato ad un rilancio qualificato dello sviluppo in direzione del rafforzamento e qualità del sistema industriale , da realizzarsi anche attraverso una crescita della domanda interna ottenuta da una redistribuzione della ricchezza dalle rendite e dai profitti in direzione dei salari e dei consumi popolari, da un nuovo ruolo dell'intervento pubblico e programmatorio dello Stato nell'economia principalmente orientato a recuperare il divario economico ed industriale del Sud, da una riforma progressiva dello Stato Sociale che ne conservi i caratteri universalistici e pubblici in particolare nei servizi sociali.

Non è più possibile effettuare forme di finanziamento, diretto o indiretto alle imprese, attraverso le varie modalità fiscali, parafiscali, ecc..che prescinda dagli incrementi occupazionali al Sud e da un nuovo modello di sviluppo delle regioni meridionali che innalzi la qualità della vita e dei servizi.

Si tratta quindi di collegare strettamente una politica industriale, con un nuovo e più diretto intervento pubblico nell’economia, ad una qualità dello sviluppo che determini una reale svolta nelle politiche occupazionali nel Sud. In questo ambito, il problema delle infrastrutture diventa centrale; occorrono piani di intervento con finanziamenti certi e garantiti in tempi ragionevolmente brevi, rifiutando la logica delle grandi opere ( vedi ponte sullo stretto) compatibilmente con l’ambiente. Così come è indispensabile sviluppare l’iniziativa ai vari livelli contro i poteri criminali e l’economia illegale.

La redistribuzione della ricchezza prodotta passa oggi attraverso una rivalutazione del potere di acquisto dei salari tramite la contrattazione e da una modifica delle politiche fiscali.

La concertazione così come definita nell'accordo del 23 Luglio del '93 e poi confermata e peggiorata nel "Patto di Natale del '98 deve essere abbandonata non solo per gli effetti perversi che ha prodotto sulla distribuzione dei redditi ma anche perché sono caduti tutti i presupposti economici e sociali del suo esercizio: la Confindustria ne ha preso atto ed è ora che anche il Sindacato e la CGIL facciano altrettanto.

Alternativa Sindacale propone che, nei rinnovi degli importanti contratti nazionali in scadenza in questo anno, vengano richiesti aumenti salariali superiori al recupero dell'inflazione di quantità collegate alla redistribuzione di quote di produttività e/o, più in generale, connesse all'incremento del PIL.

Per quanto riguarda le politiche fiscali Alternativa Sindacale ritiene che debbano essere ridimensionati in quantità e tipologia gli sgravi fiscali alle imprese collegandoli strettamente a finalità di incremento dell'occupazione mentre va corretta la politica di prelievo che favorisce i redditi medio alti; in particolare non è più tollerabile che gli sgravi sui redditi dei lavoratori non vengano mai resi operativi come quelli sul costo del lavoro, in particolare il recupero del fiscal-drag deve essere ripristinato. Egualmente deve essere abbandonata la politica degli sgravi contributivi.

Per noi non esistono oggi, e neppure sono prevedibili per l'immediato futuro, ragioni economiche e sociali per una ulteriore controriforma delle pensioni. Alternativa Sindacale che si è battuta contro la riforma del 1995, in quanto punitiva in particolare verso i giovani e non in grado di garantire l’equilibrio del sistema è oggi contraria ad un ulteriore peggioramento che elimini il calcolo retributivo col passaggio per tutti al contributivo

Per i lavoratori che già oggi sono in regime contributivo va previsto un livello minimo di contributi e una soglia minima di rendimento che garantisca un miglioramento dei trattamenti.

La richiesta di anticipo della data di verifica del sistema di previdenza pubblica non è accettabile, la data del 2001 deve restare ferma; Alternativa Sindacale ritiene che debba essere per primo verificata l'attuazione dell'ultima riforma in tutte le sue voci comprese quelle riguardanti l'equità (fondi speciali, la separazione tra assistenza e previdenza, lavori usuranti, ecc.), dovrà essere fatto un bilancio delle politiche di decontribuzione a favore delle aziende che, in caso di squilibrio economico, debbono rappresentare la prima voce sulla quale intervenire, si deve soprattutto aumentare la platea contributiva intervenendo contro il lavoro nero ed irregolare, rivedere la normativa sui parasubordinati. Il recupero dell'evasione contributiva deve essere reso operativo ripristinando appieno la pianta organica degli Ispettori del Lavoro.

Il TFR rappresenta quota di salario dei lavoratori. Siamo contrari al suo inserimento in busta paga e, meno che mai, ad un uso obbligatorio del TFR a fini di previdenza integrativa.

Dietro la polemica sull'egoismo degli anziani contro i giovani si nasconde la concezione dello stato sociale minimo che abbandona i diritti sociali universali per fornire prestazioni assistenziali minime ai settori più disagiati.

Per questo la riforma degli ammortizzatori sociali non può essere fatta a costo zero come indicato nella delega al Governo bensì deve vedere un incremento di spesa nella direzione di portare la spesa sociale sul PIL per lo meno ai livelli medi dell'UE; neppure è ammissibile uno scambio tra previdenza e i cosiddetti "ammortizzatori sociali".

Le proposte di Alternativa Sindacale per una riforma progressiva degli ammortizzatori sociali, elaborate dal Coordinamento Nazionale dell'area e consegnate all'Assemblea, fanno parte di queste conclusioni.

Nelle politiche economiche neoliberali dominanti la questione occupazionale diviene un problema di mercato del lavoro nel senso che è la forza lavoro che deve rendersi flessibile al massimo per poter essere più facilmente occupata (occupabilità); noi siamo di opinione opposta e riteniamo che una politica di piena occupazione debba e possa essere rilanciata a partire da una alternativa di modello economico che rilanci i consumi e la domanda interna, che si mettano in campo reali processi di redistribuzione del lavoro tramite la riduzione dell'orario, che si determini un piano pubblico straordinario per l'occupazione; in direzione di questo ultimo obiettivo vanno reperite risorse anche attraverso una imposta finalizzata sui profitti da capitale finanziario.

Per quanto riguarda la riduzione dell'orario va approvato il Disegno di Legge predisposto dalla Commissione lavoro della Camera.

Il mercato del lavoro nel nostro paese è già stato grandemente deregolato ed oggi non si pone il problema di una ulteriore liberalizzazione bensì quello di una sua riregolazione. Vanno respinte le proposte della CISL di ulteriori flessibilità; in particolare le deroghe già esistenti per il Sud (contratti d’area, contratti d’inserimento, ecc) non hanno prodotto risultati; vanno invece pensati nuovi strumenti vincolati a nuova occupazione.

La CGIL non ha firmato il cosiddetto "Patto di Milano" sostenuto dalla CISL; noi condividiamo tale posizione e ci auguriamo che venga mantenuta e considerata un punto fermo per il futuro sia al Nord che al Sud.

Sulla questione delle garanzie contro i licenziamenti e dello Statuto dei lavoratori siamo per il loro mantenimento; le garanzie dello Statuto vanno estese ai nuovi lavori introducendo diritti e garanzie per questi soggetti siamo però contrari a pagare la necessaria estensione ai nuovi lavori con un abbassamento delle garanzie per tutti.

Alternativa Sindacale propone di ridurre le molteplici forme di flessibilità e di avviamento al lavoro sia nella tipologia che nelle forme di incentivazione a poche fattispecie fortemente controllate e connesse, per le agevolazioni, a contenuti occupazionali certi.

Le RSU democraticamente elette, con pieni poteri di contrattazione, riconosciute e garantite da una legge costituiscono un passaggio fondamentale per rafforzare il potere dei lavoratori. Per questo siamo impegnati per una rapida approvazione delle legge.

Alternativa Sindacale esprime la più netta opposizione a qualunque forma di finanziamento diretto od indiretto alle scuole private perché rappresenta un attentato alla Costituzione del nostro paese ed un attacco al diritto universale ad una scuola laica, democratica e plurale.

Abbiamo voluto richiamare i contenuti fondamentali delle nostra proposta sindacale per verificare come, all'oggi, nel concreto, essi costituiscono per la CGIL una proposta alternativa a quella della maggioranza della Confederazione che si propone di modificare profondamente la linea.

Ci pare confermata la necessità dell'esistenza in CGIL, anche nella prospettiva del prossimo congresso, di una area critica e di alternativa, organizzata, autonoma dai partiti, che opera con spirito unitario e non di rottura. Il congresso della CGIL deve tenersi nei tempi indicati dallo Statuto.

In particolare di fronte al prospettarsi di un attacco violento al sindacato confederale di massa, in particolare alla CGIL, sentiamo forte la necessità di rafforzare l'unità e la coesione nella Confederazione, ma riteniamo nel contempo che sul piano dell'efficacia della risposta a tale attacco sia prioritaria una linea offensiva e di efficace resistenza e che in tale direzione siano essenziali le proposte e l'esistenza di Alternativa Sindacale.

Con la precedente Assemblea Nazionale di Viareggio lanciammo la proposta della costituzione immediata di una più ampia area di alternativa ai compagni dell'Area dei Comunisti mentre ad una serie di compagni critici collocati in maggioranza al XIII° Congresso proponemmo un percorso certo e definito per verificare la percorribilità di tale proposta.

Oggi dopo un anno non registriamo significativi passi avanti; la necessità di realizzare il più vasto schieramento di alternativa alle posizioni oggi maggioritarie in CGIL ci porta a rinnovare a tutti questi compagni la proposta di un percorso immediato di unità nella chiarezza di linea sindacale e di collocazione alternativa nella CGIL per procedere all'unificazione in una nuova area secondo le modalità che la recente approvazione delle regole interne della CGIL ha definito.

Per noi ciò deve avvenire non come mero incontro di gruppi dirigenti o di singoli ma come progetto che coinvolge direttamente gli iscritti e le iscritte alla CGIL.

Sulla base di questa concezione dell’unità e dell'esame della situazione e delle linee sindacali confermate ed aggiornate da questa Assemblea, Alternativa Sindacale decide che, per quanto ci riguarda, nella prospettiva del prossimo Congresso della CGIL, è impegnata a mantenere e rafforzare in CGIL la presenza di una area programmatica di alternativa alle politiche della attuale maggioranza della Confederazione.

Nel corso di questo ultimo anno, sulla base di questa impostazione, Alternativa Sindacale si è rafforzata nei territori e nelle categorie aggregando nuove compagne e compagni.

Pertanto abbiamo il compito di cominciare a delineare, a partire dai materiali di questa assemblea, il programma sindacale da confrontare con tutta l’organizzazione e a tracciare, anche per sommi capi, un orientamento per il congresso.

 

Napoli 18 Settembre 1999 Approvato con 9 contrari e 22 astenuti