PATTO PER LO SVILUPPO DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO 
IN LOMBARDIA
Milano, 19 maggio 1998

Premessa 

  1. Finalità e gestione del Patto per lo sviluppo
  2. La riforma del livello di governo regionale
  3. Programmazione regionale, programmazione negoziata e utilizzo dei fondi comunitari
  4. Orientamenti per lo sviluppo del sistema regionale
  5. Sviluppo economico, crescita e competitività dell’economia lombarda
  6. Valorizzazione delle risorse umane – politiche della formazione e politiche del lavoro 
  7. Linee guida per uno sviluppo sostenibile: infrastrutture, ambiente e territorio
PATTO PER LO SVILUPPO DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO 
IN LOMBARDIA
Milano, 19 maggio 1998
Sottoscrivono
 
Regione Lombardia
Unioncamere Lombardia
A.G.C.I.
A.P.I. LOMBARDIA
CASA REGIONALE
CGIL LOMBARDIA
CISL LOMBARDIA
C.N.A. LOMBARDIA
CONFCOMMERCIO
CONFCOOPERATIVE
C.I.A.
CONFESERCENTI REGIONALE
FED. REG. ARTIGIANI
FED.REG. COLTIVATORI DIRETTI
FEDERLOMBARDA
FEDERLOMBARDA AGRICOLTORI
FLAR CONFARTIGIANATO
LEGA COOPERATIVE
U.G.L.
U.I..L. LOMBARDIA
Aderiscono
 
A.B.I.
C.I.D.A.
INTERSIND DEL. LOMB.
A.C.L.I.
ADICONSUM
CARITAS AMBROSIANA
COMITATO DIFESA CONSUMATORI
COMPAGNA DELLE OPERE
FEDERCONSUMATORI
MOVIMENTO CONSUMATORI
Prendono Atto
 
I.C.E.
CESTEC
FEDERFIDI
F.N.M.
FINLOMBARDA
IREF
IRER
LOMBARDIA INFORMATICA
Premesso che:

La Regione Lombardia ha assunto tra le proprie priorità programmatiche l’obiettivo politico ed istituzionale del federalismo, al fine di favorire la partecipazione qualificata delle istituzioni e della società lombarda al più ampio processo di riforma istituzionale in corso nel paese, e per offrire uno sbocco positivo alle istanze di cambiamento presenti in Lombardia.  

Regione e Parti sociali esprimono la comune consapevolezza che imboccare decisamente la strada di avvicinare le risposte al luogo in cui emerge il bisogno, nella prospettiva del federalismo, significa far compiere un salto di qualità positivo all'impostazione e agli strumenti dell'azione regionale facendo evolvere la Regione a soggetto di governo della società lombarda in un rapporto cooperativo e sinergico con il sistema lombardo delle autonomie locali e funzionali. 

Regione e Parti sociali riconoscono che il consolidamento e l'estensione del profilo istituzionale della Regione deve avvenire in un contesto di spiccata valorizzazione del principio di sussidiarieta', sia verticale, con riferimento alla dimensione istituzionale del rapporto organico con il sistema delle Autonomie locali e funzionali, sia orizzontale, con riferimento al concorso decisivo delle parti sociali, del sistema delle imprese e del privato-sociale all'azione politico amministrativa dell’Ente. 

Regione e Parti sociali concordano sugli obiettivi, le linee di azione e gli strumenti di intervento indicati nel seguente 

PATTO PER LO SVILUPPO
DELL'ECONOMIA E DEL LAVORO IN LOMBARDIA
 
 
1. FINALITA’ E GESTIONE DEL PATTO PER LO SVILUPPO

Il Patto per lo Sviluppo costituisce il documento che sintetizza le scelte strategiche, il quadro delle priorità condivise e degli interventi conseguenti su cui il Governo regionale e le Parti sociali convergono e rispetto al quale -nell'autonomia delle rispettive competenze e prerogative- assumono il reciproco impegno ad operare, ciascuno nell’ambito che gli è proprio.  

Il Patto per lo Sviluppo fa riferimento alla riforma del livello di governo regionale e agli strumenti della programmazione regionale e si articola nelle aree dello sviluppo economico, delle risorse umane (formazione - e mercato del lavoro), e delle infrastrutture, ambiente e territorio. 

L'oggetto degli impegni reciproci si sostanzia: 

nella scelta di ricercare sui passaggi significativi dell'azione di Governo il confronto sistematico e il consenso delle parti sociali; 

nella scelta di far convergere sulle priorità e sugli obiettivi concordati nel Patto per lo Sviluppo l’azione del governo regionale espressa con gli strumenti della programmazione regionale.

Regione e Parti sociali concordano che la concretizzazione degli obiettivi indicati nel Patto è affidata a tre distinti livelli di confronto e di responsabilità: 
un livello propriamente politico rappresentato dagli Stati Generali dell’Economia Lombarda. 

un livello di confronto e di approfondimento specifico sulle diverse aree tematiche da attivare a livello di Assessorato competente; in quella sede verrà inoltre individuata la strumentazione legislativa ed amministrativa di settore necessaria. 

un livello, infine, più operativo, rappresentato dal Tavolo di Segreteria del Patto per lo sviluppo, chiamato a supportare adeguatamente sotto il profilo tecnico il compito di validazione attribuito agli Stati Generali e ad assicurare il necessario raccordo con i precitati tavoli settoriali e tematici.

Regione e Parti sociali concordano infine che: 
sarà cura della Regione determinare l’acquisizione dei contenuti e le linee di intervento oggetto di condivisione nei tre livelli organizzativi sopraindicati nell’ambito degli strumenti programmatori regionali (Aggiornamento del PRS, DPEFR, ecc.)  

l’orizzonte temporale entro cui si colloca il Patto per lo Sviluppo è costituito infatti dal biennio conclusivo della presente legislatura, ciò comporta l’accentuazione della dimensione operativa e pone l’attenzione sulle misure e gli interventi effettivamente perseguibili nel periodo indicato; 

a partire dai lavori del Tavolo di Segreteria si procederà all’aggiornamento periodico dei contenuti del Patto per lo Sviluppo - anche su richiesta delle diverse componenti che lo hanno sottoscritto - in funzione dei risultati raggiunti e dell'evoluzione dello scenario programmatico ed amministrativo.

2. LA RIFORMA DEL LIVELLO DI GOVERNO REGIONALE 

2.1 IL FEDERALISMO AMMINISTRATIVO: CONSOLIDAMENTO DELLE COMPETENZE REGIONALI E NUOVO RAPPORTO CON IL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI, FUNZIONALI E SOCIALI 

Regione e Parti sociali prendono atto che la fase aperta dalla L. 59/97 e dai connessi provvedimenti attuativi, nazionali e regionali, rappresenta un obiettivo sforzo di decentramento amministrativo «a Costituzione invariata». 

Regione e Parti sociali ritengono altresì che dalla coerenza con cui il Governo procederà nella determinazione dei contenuti dell’insieme dei provvedimenti attuativi così come dalla modalità con cui a sua volta la Regione adeguerà il proprio quadro normativo attraverso le leggi regionali di recepimento, potrà determinarsi un significativo processo di avvicinamento dell’azione di governo dei diversi livelli istituzionali alle concrete aspettative dei cittadini.  

Regione e Parti sociali assumono pertanto l’obiettivo comune di attuare un trasferimento agli Enti Locali degli aspetti amministrativo/ gestionali lasciando in capo alla Regione la funzione di programmazione e di coordinamento dell'esercizio delle deleghe attivate, qualificando e rafforzando la dimensione programmatoria dell’istituzione regionale, con attenzione alle specificità della Lombardia 

Regione e Parti sociali individuano quale impegno qualificante quello di accompagnare sempre il processo di trasferimento delle competenze con l'eliminazione di funzioni amministrative superflue per soddisfare essenziali esigenze di semplificazione, sburocratizzazione e riordino della normativa regionale vigente. 

Il trasferimento delle competenze dovrà inoltre costituire un’occasione di valorizzazione delle autonomie funzionali, e del sistema camerale in particolare, inteso quale livello istituzionale specificamente destinatario di deleghe e funzioni nelle materie amministrative ed economiche relative al sistema delle imprese. 

2.2 I PROVVEDIMENTI ATTUATIVI DELLA LEGGE 59/97 E LE NUOVE COMPETENZE REGIONALI IN MATERIA ECONOMICA 

Nel contesto del processo di riallocazione istituzionale delle competenze e della connessa opera di riordino e semplificazione, Regione e parti sociali concordano sulla necessità di affrontare in modo organico i temi connessi al sistema economico, delle imprese e del lavoro.  

Le materie oggi riconducibili a tale problematica sono infatti oggetto di una pluralità di provvedimenti, quali la riforma e la regionalizzazione del collocamento, la riforma del commercio, le nuove deleghe in materia di attività produttive contenute nel D.Lgs. 112/98, la standardizzazione dei criteri e delle procedure per gli aiuti alle imprese, la revisione dei procedimenti autorizzativi per gli insediamenti produttivi e il riordino della formazione professionale. 

Regione e Parti sociali concordano sull’opportunità che l’intera problematica qui richiamata, e la successiva traduzione in termini legislativi ed amministrativi in sede regionale, debbano corrispondere ad un’impostazione unitaria coerente con le esigenze condivise del mondo dell’impresa e del lavoro, che sarà assicurata anche attraverso il confronto sistematico nell’ambito delle modalità di confronto individuate nel presente Patto per lo sviluppo. 

Regione e Parti sociali s'impegnano altresì a farsi interpreti presso il legislatore statale: 

delle istanze dei soggetti economici e sociali lombardi nelle materie che non prevedono uno specifico spazio d'iniziativa per la Regione stessa;  

della necessità che il trasferimento delle competenze a favore della Regione e degli Enti locali sia accompagnato da un'adeguata dotazione di risorse umane e finanziarie.

2.3 L’ADEGUAMENTO ORGANIZZATIVO DELL’AMMINISTRAZIONE REGIONALE VERSO LA SEMPLIFICAZIONE E LA TRASPARENZA DELL’ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA. 

Regione e Parti sociali riconoscono la centralità di un intervento fortemente innovativo finalizzato al miglioramento della qualità degli assetti organizzativi e delle risorse umane all’interno dell’amministrazione regionale, quale precondizione per ottenere il necessario incremento di efficacia ed efficienza dell’azione istituzionale e amministrativa. 

A tale riguardo prendono atto positivamente del percorso di riforma avviato dalla Regione relativamente alla dirigenza regionale e all’articolazione delle figure professionali. 

Regione e Parti sociali concordano a tal fine: 

sulla necessità che - verificate le ricadute del processo fin qui attivato - l’applicazione del nuovo modello organizzativo sia esteso all’insieme delle strutture regionali e agli Enti partecipati, nel quadro di un adeguamento dello stesso ai nuovi scenari politico-istituzionali aperti dalle L. 59/97 e 127/97 (Leggi Bassanini) 

sull’opportunità di prevedere, in relazione ai processi di mobilità del personale innescati da tali provvedimenti, le adeguate sedi di confronto contrattuale.

Regione e Parti sociali convengono inoltre sull’esigenza di istituire una Scuola Superiore per la Dirigenza della Pubblica Amministrazione locale in Lombardia, quale fattore di supporto all’adeguamento culturale ed organizzativo delle risorse umane in essa operanti. 
La Regione si assume inoltre l’impegno di accelerare il processo di semplificazione e sburocratizzazione anche attraverso l’adeguamento della propria prassi amministrativa ai principi e al disposto della Legge 241/90, con l’adozione e l’applicazione di opportuni provvedimenti.
3. PROGRAMMAZIONE REGIONALE, PROGRAMMAZIONE NEGOZIATA E UTILIZZO DEI FONDI COMUNITARI

Le Parti sociali danno atto che la Regione Lombardia, superando la concezione della pianificazione centralistica, si è dotata in questi due anni di un complesso innovativo e originale di strumenti di programmazione strategica regionale , attraverso l’adozione: 

del Programma Regionale di Sviluppo (DCR n. VI/397 del 22.10.1996) e dei suoi successivi aggiornamenti, redatti secondo la logica della Programmazione Strategica per Progetti; 

del Documento di Programmazione Economico Finanziaria Regionale e della Legge Finanziaria Regionale (L.R. 19/97) quali strumenti di gestione unitaria ed integrata delle risorse economiche in funzione degli obiettivi programmatici; 

della L.R. 16/96, centrata sull’autonomia gestionale ed organizzativa della dirigenza e sulla valutazione sistematica dei risultati; 

di appositi strumenti di finanziamento delle priorità definite in sede di programmazione (es. L.R. 31/96 - fondo per la realizzazione di progetti infrastrutturali di rilevanza regionale).

Regione e Parti sociali concordano che nella seconda parte della legislatura si dovrà accentuare la concretizzazione della programmazione regionale così configurata, anche attraverso il coinvolgimento operativo degli interlocutori sociali e istituzionali. 

Conseguentemente la Regione e le Parti sociali concordano le seguenti modalità:  

confronto preventivo sui contenuti del Documento di programmazione economico - finanziaria regionale, prima dell’adozione del provvedimento da parte della Giunta regionale; 

verifica preventiva sulla traduzione delle scelte contenute nel DPEFR in sede di approvazione della Legge Finanziaria Regionale.

Regione e Parti sociali, nel rispetto dei reciproci ruoli, concordano sull’utilizzo della programmazione negoziata (Intesa Istituzionale di Programma, Accordi di Programma Quadro, Patti territoriali, Contratti d’area, Accordi di programma), di cui le Parti sociali rappresentano uno degli attori fondamentali, intesa quale strategia per concentrare efficientemente le risorse su obiettivi condivisi e temporalmente definiti.  

Regione e Parti sociali si impegnano a diffondere l’utilizzo degli strumenti della programmazione negoziata a livello territoriale. 

Regione e Parti sociali si impegnano ad approfondire il confronto sui contenuti dell’Intesa Istituzionale di Programma; sulla base delle priorità condivise Regione e Parti sociali solleciteranno il Governo a una rapida sottoscrizione. 

Le Parti sociali, si impegnano a farsi parte attiva a livello territoriale, in accordo con le autonomie locali e funzionali, rispetto allo sviluppo delle azioni progettuali che sostanzieranno la programmazione negoziata. 

Regione e Parti sociali assumono infine quale impegno comune e condiviso un sostanziale incremento nell’efficienza e nell’efficacia dell’utilizzo delle iniziative, dei programmi e dei fondi comunitari, in riferimento in particolare all’attuale periodo di vigenza dei regolamenti (1994-99), riconoscendo che vanno in questa direzione talune iniziative già assunte dalla Regione, quali il monitoraggio unificato degli interventi e l’elaborazione di previsioni trimestrali per l’andamento degli impegni e dei pagamenti. 

Regione e Parti sociali concordano inoltre sull’opportunità di adottare ulteriori provvedimenti, quali:  

la riprogrammazione dei fondi a favore delle misure che presentano una maggiore efficienza della spesa 

l’utilizzo di risorse regionali per anticipare il finanziamento di progetti rientranti in programmi comunitari 

l’individuazione di meccanismi più stringenti ed efficaci per la semplificazione delle procedure di spesa e l’accelerazione dell’attuazione dei programmi, e per il rispetto dei tempi da parte dei soggetti attuatori 

Il potenziamento del coordinamento delle diverse Direzioni Generali preposte e degli altri soggetti interessati (cabina di regia regionale) 

4. ORIENTAMENTI PER LO SVILUPPO DEL SISTEMA REGIONALE

Il sistema lombardo è sempre più coinvolto in processi di cambiamento che hanno ormai carattere irreversibile e innescano sfide che è necessario affrontare a diversi livelli:  

  • dal punto di vista economico la globalizzazione dei mercati e l’internazionalizzazione del sistema delle imprese pongono il problema della collocazione strategica del sistema economico lombardo in un contesto sempre più aperto e competitivo;
  • dal punto di vista occupazionale la sempre maggiore circolazione dei lavoratori e delle merci, le prospettive di flessibilizzazione dell’organizzazione del lavoro e l’aumento del lavoro parasubordinato e indipendente si accompagnano alla nascita di fasce di lavoro non tutelate;
  • dal punto di vista sociale la complessiva evoluzione della società lombarda e la crescita delle attese della popolazione rispetto alla qualità dei servizi si confrontano con l’impatto dei fenomeni migratori e con la presenza di nuove forme di debolezza sociale;
  • dal punto di vista demografico l’invecchiamento progressivo della popolazione e la contemporanea diminuzione delle nascite incidono sulla struttura del mercato del lavoro e sulle caratteristiche dei servizi da erogare;
  • dal punto di vista ambientale alla maturazione delle tematiche ecologiche come possibile fattore di sviluppo corrisponde l’emergere di contraddizioni tra crescita economica e conservazione dell’ambiente;
  • dal punto di vista politico l’Unione Economica e Monetaria e in prospettiva la Federazione Europea pongono nuove sfide all’economia regionale nel contesto comunitario;
  • dal punto di vista dello sviluppo nazionale il ruolo della Lombardia nei confronti delle altre regioni del paese, e in particolare del Mezzogiorno, assume carattere di indispensabile rilievo.
Dalla capacità di governo coordinato dei cambiamenti dipendono, oggi più di ieri, le possibilità di sviluppo della Lombardia nella direzione dell’acquisizione di più elevati livelli produttivi ma anche di una migliore qualità della vita e di una più compiuta integrazione con gli standard socioculturali europei. Per ottenere questo risultato le politiche regionali devono essere orientate secondo alcuni parametri generali: 
  • la crescita economica, anche nei suoi riflessi qualitativi, deve poter perdurare nel tempo, mantenendo stabili i livelli di eccellenza e di primato che caratterizzano la Lombardia nello scenario europeo, anche attraverso un’adeguata programmazione degli investimenti pubblici e del sostegno a quelli privati;
  • il mantenimento della competitività deve accompagnare la crescita dell’occupazione;
  • lo sviluppo si deve fondare su una società civile attiva e partecipata, sulla valorizzazione dei corpi intermedi e del privato sociale, sull’incremento della capacità delle comunità locali di accrescere le proprie risorse, su una riqualificazione delle strutture pubbliche e una maggiore efficienza dell’amministrazione regionale.
Per rispondere alle sfide prima richiamate Regione e Parti sociali, consapevoli dell’importanza del contributo loro richiesto allo sviluppo duraturo e sostenibile della Lombardia e al complessivo miglioramento della qualità della vita nella regione, si impegnano a perseguire gli obiettivi e le priorità in seguito specificati per quanto riguarda le seguenti aree di intervento:  
  • il sostegno allo sviluppo economico nei diversi settori;
  • la valorizzazione delle risorse umane;
  • il potenziamento delle infrastrutture funzionali allo sviluppo.
5. SVILUPPO ECONOMICO, CRESCITA E COMPETITIVITA’ DELL'ECONOMIA LOMBARDA 

Regione e Parti sociali concordano innanzitutto sull’importanza di sostenere l’originalità del modello di sviluppo economico lombardo, che si caratterizza per l’articolazione produttiva derivante dall’ampio ventaglio di tipologie aziendali e dalla diversificazione territoriale degli insediamenti, per una elevata flessibilità produttiva e per una forte capacità di relazione tra le imprese, sia a livello delle economie locali sia a livello regionale. 

Regione e Parti sociali ritengono altresì importante definire obiettivi comuni per dare nuovo respiro e ulteriore continuità allo sviluppo economico della regione e per incrementare la competitività delle imprese lombarde, in particolare nei settori e nelle fasi di rilievo strategico, promuovendo il ruolo dell’economia regionale come motore dello sviluppo del Paese.  

Regione e Parti sociali convengono infine sulla necessità di potenziare gli strumenti e di ampliare i campi di intervento delle politiche regionali rivolte alle imprese, individuando i seguenti obiettivi generali e le relative linee d’azione. 

1, Definizione di strumenti di governo coordinato dello sviluppo economico regionale: 

Semplificazione e sburocratizzazione di tutte le procedure connesse al sostegno e all’incentivazione delle imprese; riordino del sistema legislativo regionale di settore a partire dal Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 con un approccio unitario alle diverse deleghe previste dai Decreti e dalle Leggi in materia di sviluppo economico. 

2. Facilitazioni alla creazione di imprese e all’associazionismo tra le imprese: 

Incentivazione alla creazione di nuove imprese caratterizzate da attività di progettazione e produzione di prodotti/servizi innovativi; promozione e assistenza alla formazione di consorzi tra le PMI per la gestione comune di servizi; sostegno al potenziamento e all’estensione dell’associazionismo di categoria. 

3. Valorizzazione dei sistemi distrettuali e delle reti di economie locali, contenimento dei processi di deindustrializzazione 

Promozione di modelli di coalizione tra gli attori dei sistemi locali che integrino misure per il sostegno dei distretti, iniziative per il loro miglioramento, strumenti di valutazione dei risultati raggiunti anche mediante lo sviluppo di strutture intermedie (agenzie di sviluppo locale, poli distrettuali, centri tecnologici…). Realizzazione di progetti mirati di sviluppo locale finalizzati al rafforzamento dei singoli distretti e all’acquisizione di tecnologie dall’esterno. Risanamento, ripristino e utilizzo dei siti industriali dismessi per la creazione di strutture da destinare ad attività industriali, artigianali e di servizi. 

4. Promozione dell’innovazione tecnologica, della ricerca e sviluppo e della diffusione della qualità nelle imprese 

Provvedimenti per la promozione dell’innovazione tecnologica di processo e di prodotto; sostegno alle strutture per lo sviluppo e la certificazione di qualità dei prodotti e dei servizi, per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie e per la formazione del personale tecnico coinvolto; promozione dell’incontro tra ricerca, università e imprese e diffusione dei poli scientifico tecnologici; diffusione della certificazione di qualità.  
Promozione di interventi per la sicurezza sul lavoro che diano attuazione al D.Lgs. 626/94, finanziando strutture associative e consortili concertate con le Parti sociali per la consulenza e l’assistenza tecnica in materia. 

5. Potenziamento della internazionalizzazione delle imprese lombarde 

Facilitazione dell’accesso all’informazione comunitaria e alla cooperazione internazionale; incremento della presenza delle PMI sui mercati esteri, anche mediante accordi di cooperazione produttiva, commerciale e tecnologica; misure per l’attrazione di investimenti stranieri in Lombardia. 

6.Sostegno alla evoluzione dei modelli gestionali e finanziari delle imprese minori  

Sostegno e diffusione di modelli efficaci di gestione aziendale anche attraverso la promozione di piani di fattibilità aziendali per l’adeguamento organizzativo e la valorizzazione dell’utilizzo delle risorse umane; facilitazione dell’accesso delle imprese alla quotazione in Borsa e misure per la capitalizzazione delle PMI; creazione di migliori condizioni di accesso al credito e sostegno alla operatività di Consorzi e Cooperative Fidi. 

5.1 OBIETTIVI PER LO SVILUPPO DELL'ARTIGIANATO LOMBARDO 

Le imprese artigiane costituiscono la maggior parte del tessuto produttivo lombardo e, pur essendo collocate nei mercati locali, si proiettano sul mercato nazionale e su quelli internazionali: per restare competitive a fronte dell’accentuarsi dei processi di globalizzazione e all’introduzione del Mercato Unico Europeo devono sviluppare nuove tecnologie o potervi accedere. 

Regione e Parti sociali concordano perciò sul fatto che gli interventi rivolti allo sviluppo del settore dell’artigianato debbano stimolare e sostenere le imprese ad adeguarsi ai nuovi bisogni connessi ai processi di innovazione tecnologica e ai processi di certificazione di qualità, promuovere iniziative per la commercializzazione internazionale dei prodotti e creare sinergie tra i soggetti istituzionali ed associativi interessati.  

Convengono inoltre sulla necessità di pensare politiche e servizi capaci di valorizzare la specificità delle imprese artigiane, che non siano derivati in modo meccanico da quelli di altre tipologie produttive ma tengano conto del fatto che il settore presenta una propria originalità di prerogative e problematiche rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. 

Regione e Parti sociali rilevano altresì che per un settore che basa il proprio sviluppo sui rapporti con tutti i comparti economici regionali assume particolare importanza la promozione di iniziative "orizzontali" e di tavoli specifici, tesi a dare risposte coordinate alla pluralità delle esigenze espresse e a favorire le interrelazioni tra il mondo artigiano e i diversi assessorati e settori interessati. 

In questa direzione si individuano i seguenti punti prioritari di impegno comune tra Regione e Parti Sociali.  

1. Impulso, anche attraverso l’implementazione degli Enti bilaterali regionali, alle politiche della formazione, della tutela dell'ambiente e della salute: 

  • Rivalorizzazione del ruolo dell’apprendistato e dell’alternanza nei sistemi di istruzione e di formazione professionale;
  • Sviluppo delle risorse umane, con attenzione sia ai processi di crescita professionale sia all’evoluzione e all’adeguamento delle capacità gestionali, organizzative e commerciali dell’impresa;
  • Miglioramento attraverso il sistema dell'Ente bilaterale, delle condizioni sanitarie e di sicurezza nelle imprese artigiane
2. Potenziamento della filiera produttiva del comparto artigiano: 
  • Promozione dell’assistenza e dei servizi alle imprese, nel rispetto del principio di sussidiarietà, a fronte di un bilancio dell’attività svolta sino ad oggi dai Centri servizi alle imprese;
  • Diffusione dei processi di certificazione della qualità e intensificazione dei rapporti con le Università e i Centri di ricerca per l’individuazione di criteri e metodologie di qualità adatti alle imprese minori;
  • Individuazione di strumenti per facilitare, attraverso adeguate modalità formative, la trasmissione delle imprese da una generazione all’altra come strumento per contenere la mortalità produttiva, con riferimento anche ai settori dell’artigianato tradizionale ed artistico;
  • Promozione della creazione di nuove imprese, anche con l’apprestamento di aree a destinazione produttiva.
3. Promozione della crescita economica delle imprese artigiane attraverso misure che creino un contesto favorevole al loro sviluppo: 
  • Individuazione di strumenti creditizi, con particolare riferimento ai Confidi e ai Consorzi cooperativi di garanzia, che consentano la disponibilità di finanziamenti agevolati per le imprese artigiane, in attuazione della Legge Regionale sul credito 34/96;
  • Utilizzo dei Fondi comunitari per la promozione di iniziative mirate;
  • Adozione di misure per la promozione delle sinergie tra Enti locali e rappresentanze delle imprese per realizzare, ove mancanti, sportelli di assistenza, per rendere più efficienti quelli esistenti, per produrre un vero e proprio servizio alle imprese che utilizzi lo strumento delle convenzioni, dei protocolli d’intesa e, se necessario, degli accordi di programma;
  • Promozione commerciale e del marketing, organizzata attraverso momenti integrati di valorizzazione della produzione artigianale, incontri d’affari tra le imprese e presentazioni fieristiche di grande rilievo.
  • Accrescimento della capacità competitiva e dell’innovazione organizzativa e tecnologica
  • Identificazione delle pratiche migliori in materia di gestione delle imprese a forte crescita e promozione dello scambio di informazioni;
  • Sostegno alla Ricerca e Sviluppo; facilitazione dell’accesso alle nuove tecnologie e ai programmi comunitari in proposito;
  • Interventi coordinati a sostegno dell’innovazione di processo e di prodotto che interessa sempre più anche le imprese di piccola dimensione;
  • Promozione dell’impiego di tecniche gestionali moderne, delle metodologie di autovalutazione e benchmarking.
4. Semplificazione e razionalizzazione del quadro normativo e amministrativo di riferimento: 

Attuazione dei provvedimenti previsti dalle leggi regionali 34 e 35/1996, revisione delle leggi 17/90 e 73/89 e assunzione di provvedimenti per la determinazione dei criteri di composizione delle CPA e della CRA, nel contesto del più ampio riordino normativo derivante dal recepimento dei recenti decreti legislativi in materia di sviluppo economico.  

5.2 COMMERCIO, TURISMO E SERVIZI 

Regione e Parti sociali convengono sulla crescente importanza del terziario e dei servizi alla persona e alle imprese nel sistema produttivo lombardo, e sulla necessità di sostenerne lo sviluppo e la razionalizzazione come strumento di rilievo per la qualificazione del tessuto socioeconomico regionale. 

Regione e Parti sociali si impegnano ad affrontare i cambiamenti in atto nel settore del commercio adottando linee guida condivise, in base alle quali si possa giungere a provvedimenti di integrazione e razionalizzazione dell’intervento pubblico in materia, ad un rapido ed efficace recepimento della normativa statale e, attraverso di essi, ad una razionalizzazione programmata della rete distributiva fondata sulla valorizzazione della piccola e media impresa e delle sue forme associative che consenta il governo dei processi di crescente affermazione della distribuzione organizzata. 

Per quanto riguarda il turismo, Regione e Parti sociali rilevano le notevoli potenzialità di sviluppo che il settore può esprimere anche per la crescita occupazionale ed economica della regione. Concordano altresì sulla necessità di interventi strutturali e infrastrutturali che, attraverso il coinvolgimento delle associazioni degli operatori del settore, consentano di rendere effettive tali potenzialità. Ciò può avvenire con la promozione, la diversificazione e la programmazione dell’offerta turistica e la realizzazione di opportune sinergie tra offerta turistica e i settori collaterali, dai beni culturali all’agricoltura. 

Regione e Parti sociali concordano infine sul valore strategico assunto in Lombardia dal settore dei servizi, interessato da una forte espansione negli ultimi anni, e convengono sull’importanza di rafforzare il ruolo di questo settore come fattore di competitività dell’economia lombarda nel contesto internazionale.  

Regione e Parti Sociali si impegnano ad affrontare i seguenti punti prioritari: 

In relazione al commercio: 

1. Individuazione di misure per favorire l’efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva e più in generale l’evoluzione tecnologica dell’offerta: 

  • facilitazioni allo sviluppo di innovazioni e all’introduzione di nuove tecnologie per la gestione di acquisti e vendite;
  • sostegno all’introduzione della certificazione di qualità;
  • diffusione delle iniziative di formazione e aggiornamento professionale
  • misure a tutela del consumatore
2. Riconoscimento e valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese, con l’adozione di una programmazione degli insediamenti commerciali che garantisca il pluralismo e l’equilibrio tra le diverse tipologie di struttura produttiva e le diverse forme di vendita: 
  • promozione dello sviluppo di appropriate forme associative tra i piccoli operatori;
  • regolazione delle autorizzazioni per le grandi e medie superfici di vendita;
  • sviluppo dei servizi di consulenza e assistenza tecnica;
  • incremento dei fondi di garanzia e dei consorzi fidi commerciali
  • istituzione di un Osservatorio sul Commercio in attuazione della LR 49/97 per il monitoraggio della rete di vendita e la valutazione/anticipazione dell’impatto ambientale, urbanistico e occupazionale dei nuovi insediamenti della grande distribuzione.
3. Salvaguardia e valorizzazione del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane: 
  • promozione della riqualificazione commerciale dei centri storici;
  • infrastrutturazione e dotazione di servizi nelle aree di svolgimento dei mercati, ivi compresi i mercati all’ingrosso;
  • sviluppo delle strutture commerciali nelle aree deboli;
  • sperimentazione della possibilità per le imprese commerciali di svolgere servizi di particolare interesse per la collettività nei piccoli centri, con riferimento anche al ruolo delle piccole cooperative di consumo come strumento per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile (L.266/97).
4. Sviluppo dei mercati all’ingrosso 

Regione e Parti sociali si impegnano ad avviare un confronto su questo settore, riconoscendone l’importanza e il valore strategico. 

In relazione al turismo: 

1. Riordino normativo e amministrativo 

  • Revisione delle leggi regionali di settore, con adeguate forme di consultazione delle parti interessate, per la formulazione di una legge organica sul turismo;
  • Avvio di un processo di ridefinizione delle funzioni e delle compartecipazioni al governo delle attività di informazione, assistenza e accoglienza sul territorio regionale;
  • Individuazione delle forme più adeguate di collaborazione con il sistema camerale.
2. Interventi di promozione e modernizzazione 
  • Azioni finalizzate a creare una immagine positiva delle opportunità turistiche offerte dalla regione, con la promozione dello sviluppo del marketing di settore;
  • Sviluppo delle misure per la valorizzazione di specifiche aree territoriali mediante progetti integrati pluriennali, anche al fine di una concentrazione degli investimenti e delle risorse pubbliche e private;
  • Promozione e potenziamento delle forme innovative di turismo (ad es. turismo d’affari, religioso, culturale/città d’arte, rurale);
  • Promozione di iniziative formative e di aggiornamento rivolte agli operatori del settore, dirette a incidere sul miglioramento della qualità dei servizi offerti.
3. Rafforzamento del sistema turistico lombardo 
  • Sostegno alle forme di aggregazione tra operatori turistici ;
  • Incentivi finanziari per favorire l’innovazione e la competitività del settore; 
  • Azioni rivolte a qualificare l’attuale rete dei servizi anche mediante il sostegno alla realizzazione di infrastrutture.
In relazione ai servizi: 
  • Elaborazione di una legge regionale che introduca principi di normazione del settore;
  • Adozione di strumenti per il monitoraggio delle imprese e per l’individuazione delle tendenze della domanda/offerta di attività professionali;
  • Misure di incentivazione allo sviluppo delle imprese di servizi;
  • Promozione dell’interscambio tra imprese di servizi lombarde e straniere;
  • Individuazione di politiche per la diffusione dei sistemi multimediali e delle nuove tecnologie dell’informazione
5.3 OBIETTIVI GENERALI DELLA POLITICA AGRICOLA REGIONALE 

Gli obiettivi generali dell’azione regionale in agricoltura trovano riferimento fondativo nella complessiva riforma in atto delle competenze assolte in agricoltura e foreste dalla Regione. 

Da un lato l’attuazione del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nell’interpretazione estensiva datane dal Settore, dall’altro la completa rivisitazione in atto del corpus legislativo regionale, relativo agli interventi per il mondo agricolo, in grado di consentire che sia data risposta alle istanze complessive del settore, nonché alle emergenze contingenti, definiscono lo scenario entro il quale si muove l’azione istituzionale, che in tali direzioni propone i passi fondamentali della propria programmazione. 

Regione e Parti sociali convengono in particolare sulla necessità di perseguire i seguenti obiettivi. 

1. Sostegno alle attività agricole e loro sviluppo attraverso la ristrutturazione delle politiche orientate al settore 

  • Attivazione di nuovi strumenti di sostegno creditizio alle imprese, in grado di sostenere lo sviluppo e la competitività
  • Interventi mirati al supporto dei comparti produttivi in difficoltà, derivino queste da fattori di mercato o incidenti sui sistemi produttivi
  • Supporto mirato alle attività agricole di montagna, finalizzato anche al mantenimento dell’occupazione agricola e forestale nelle aree montane
  • Incentivo e supporto alla diversificazione dell’offerta agricola ed all’agriturismo
  • Strutturazione ed offerta di iniziative innovative pr la formazione degli imprenditori agricoli, orientate alle dinamiche di mercato e alla gestione aziendale
  • Sostegno al sistema agroindustriale
  • Supporto allo sviluppo dell’innovazione tecnologica e della qualità di processo
  • Sostegno allo sviluppo della rete cooperativistica, alla concentrazione e all’estensione produttiva
2. Sostegno alla qualità di prodotto e di processo 
  • Incentivazione allo sviluppo della qualità, anche attraverso l’introduzione di meccanismi di certificazione
  • Sviluppo e controllo del sistema dei marchi di qualità delle produzioni
3. Riforma dei servizi di sviluppo agricolo 

Ridefinizione del modello dei servizi di assistenza tecnica di base e specializzata, e della ricerca applicata ai comparti produttivi 

4. Efficacia di un programma di promozione per il settore 

  • Definizione di un programma generale di interventi per la promozione ed il supporto alla commercializzazione, in Italia ed all’estero, dei prodotti agroalimentari lombardi
  • Attuazione del programma generale attraverso piani stralcio annuali che definiscano priorità, target e modalità per l’attuazione degli interventi programmati e definiscano le risorse da applicarsi alle specifiche strategie ed iniziative
5. Piena attuazione del processo di delega 
  • Applicazione del modello di programmazione partecipata in agricoltura
  • Sostegno all’attuazione coordinata delle funzioni conferite da parte degli Enti Locali
  • Attivazione e sviluppo del sistema informativo agricolo regionale, inteso quale rete delle relazioni informative tra la Regione e gli Enti Locali
6. Definizione di un nuovo modello istituzionale 
  • Valorizzazione del Tavolo Agricolo Lombardo, quale sede di confronto con i sistemi di riferimento del mondo associativo, professionale, sindacale
  • Approvazione del Progetto di legge regionale attuativo del D.Lgs. 143/97 e conseguente attuazione dei previsti conferimenti di funzioni e competenze agli Enti locali 
  • Più stretti ed operativi rapporti con le sedi comunitarie, mirati a partecipare al governo delle scelte comunitarie di programmazione ed al perseguimento di un più ampio accesso alle risorse comunitarie
  • Progresso della semplificazione e della sburocratizzazione del sistema amministrativo, da condursi mediante:
a) limitazione dell’azione legislativa al solo livello programmatorio e di inquadramento degli interventi, con estensione applicativa della più rapida, snella ed operativa azione amministrativa; 

b) ristrutturazione organizzativa della Direzione Agricoltura a seguito della riforma delle competenze.

5.4 OBIETTIVI PER LO SVILUPPO DELLA COOPERAZIONE E DEL SETTORE NO-PROFIT 

La cooperazione riveste importanza nel sistema economico lombardo per una pluralità di aspetti: 

  • la diffusione nei diversi settori economici e sociali (produzione, distribuzione, consumo, servizi, abitazione, inserimento e assistenza sociale, agroalimentare, tempo libero, cultura e mutualità). 
  • la funzione svolta nel coniugare dinamizzazione del mercato del lavoro e miglioramento della qualità di vita nella regione, con riferimento anche ai nuovi bacini per l'impiego,
  • il ruolo che può svolgere nella crescita delle capacità imprenditive, con particolare riferimento all’imprenditorialità giovanile.
Regione e Parti sociali concordano sulla funzione sociale della cooperazione e del settore No-profit e sulla necessità di promuoverne la diffusione e l'innovazione. 
Concordano inoltre sulla necessità di riconoscere il settore No-profit e il sistema delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale come una componente di rilievo del sistema economico lombardo e come una risorsa a disposizione della società regionale, in quanto portatori di istanze di solidarietà, composti da soggetti espressione della partecipazione dei cittadini e dell'autogoverno delle comunità. 

Tale riconoscimento deve essere sostanziato da una politica di sostegno alla crescita e alla qualificazione del settore No-profit capace di agevolare l'autoorganizzazione dei cittadini. 

Gli obiettivi prioritari da perseguire all’interno del Patto per lo Sviluppo per il sostegno e lo sviluppo della cooperazione sono individuati come segue: 

1. Promozione, sostegno e monitoraggio 

  • Promuovere la cooperazione nei suoi vari comparti riconoscendone il ruolo sociale ed economico;
  • Sostenere lo sviluppo delle cooperative attraverso l’attivazione di interventi di promozione di nuova imprenditorialità cooperativa, di facilitazione dell’accesso al credito attraverso la costituzione di un fondo di garanzia operante in convenzione con i confidi cooperativi e di un fondo per l’abbattimento tassi, nonchè con la revisione del Fondo di rotazione in essere per le cooperative sociali;
  • Monitorare il fenomeno cooperativo attraverso la costituzione di un osservatorio regionale delle cooperative da realizzarsi con Unioncamere e le associazioni riconosciute di rappresentanza cooperativa.
2. Coordinamento e semplificazione 
  • Verificare le applicazioni delle norme di legge e contrattuali nell’ambito del settore;
  • Valutare e definire le funzioni di coordinamento regionale in materia cooperativa con la razionalizzazione e semplificazione di procedure per la gestione degli albi.
3. Sviluppo del sistema cooperativo regionale 
  • Individuare percorsi per la crescita della qualità cooperativa, incentivando la realizzazione di servizi per l’ottimizzazione della qualità dei prodotti e dei servizi cooperativi e sostenendo l’introduzione della certificazione di qualità;
  • Favorire lo sviluppo di servizi innovativi per rispondere alle trasformazioni tecnologiche e di mercato;
  • Sostenere progetti sperimentali di sviluppo cooperativo in particolari aree o settori produttivi sia di mercato sia della pubblica amministrazione nell’ambito della terziarizzazione dei servizi, nei quali la formula cooperativa possa rappresentare uno strumento efficace;
  • Promuovere, in sinergia con le associazioni di rappresentanza cooperativa, iniziative di potenziamento dei centri servizi per le imprese cooperative, anche per lo sviluppo di azioni per il trasferimento e l’organizzazione di nuove tecnologie e la trasmissione delle informazioni
  • Sostenere programmi di sviluppo delle risorse umane attraverso processi di formazione professionale e manageriale per le imprese cooperative
Gli obiettivi prioritari da perseguire all’interno del Patto per lo Sviluppo per il sostegno e lo sviluppo del settore No-Profit sono individuati come segue: 

1. Promozione della valenza strategica del settore No Profit  

Regione e Parti Sociali concordano sull’importanza di accogliere, promuovere e sostenere le iniziative senza scopo di lucro che, integrando imprenditorialità e solidarietà, perseguono interessi generali della comunità regionale o di specifici settori di cittadinanza, favorendone lo sviluppo con adeguati provvedimenti. 

2. Individuazione di forme di confronto specifico 

Regione e Parti sociali convengono sulla necessità di attivare un Tavolo di confronto tra le associazioni del settore, le Parti sociali e gli Assessorati regionali di riferimento, per la individuazione delle specificità da riconoscere e delle tendenze di sviluppo da prevedere, anche in relazione alla programmazione strategica regionale. 

3. Attuazione di interventi mirati, anche di tipo normativo, che riconoscano la specificità del settore 

Regione e Parti sociali concordano sull’importanza di pervenire a un monitoraggio sulle caratteristiche tipologiche e dimensionali del sistema No Profit in Lombardia, e di attivare forme di sostegno alla qualificazione e all’incremento dell’efficienza imprenditoriale del settore. 

La Regione si impegna inoltre ad avviare un processo di consultazione per la definizione di opportuni strumenti normativi, finalizzati a consolidare e diffondere il settore No Profit nel tessuto sociale lombardo, anche prevedendo iniziative e ambiti di specifica valorizzazione.

6. VALORIZZAZIONE DELLE RISORSE UMANE - POLITICHE DELLA FORMAZIONE E DEL LAVORO 

La qualità delle risorse umane costituisce il fattore strategico per la competitività dei sistemi produttivi e ha costituito sino ad oggi una ricchezza della regione; obiettivo primario del Patto per lo sviluppo deve essere perciò la valorizzazione delle risorse di "capitale immateriale" esistenti in Lombardia e la creazione di nuove risorse, adeguate agli standard europei. 

Regione e Parti sociali concordano che per ottenere questi risultati, il cui raggiungimento permette di coniugare sviluppo e occupazione, sono necessari crescenti investimenti nella direzione del miglioramento dei livelli di formazione della popolazione, della ulteriore qualificazione dei sistemi di istruzione e formazione, ed è necessario raccordare e coordinare tra loro imprese, scuola, formazione, università e mercato del lavoro. 

Regione e Parti sociali valuteranno, se ritenuto opportuno, la costituzione di tavoli specifici di confronto sui punti sotto indicati. 

6.1 SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO 

Regione e Parti sociali convengono sulla necessità di pervenire in tempi brevi a una maggiore integrazione del sistema formativo lombardo, nelle sue diverse componenti: orientamento, sistema di istruzione scolastica, sistema della formazione professionale, formazione superiore e università, formazione continua. 

L'integrazione che si intende promuovere fa riferimento ai seguenti criteri: 

  • La programmazione e il coordinamento - in una logica unitaria - degli investimenti relativi ai diversi sistemi formativi, come previsto dal Decreto Bassanini quater;
  • La crescita della comunicazione tra i sistemi, basata sull'apertura e sulla trasparenza dei percorsi formativi, il riconoscimento reciproco dei titoli e dei certificati, sul principio di cooperazione e continuità, sul miglioramento continuo;
  • L'opzione per un accesso alla formazione fondato su un sistema realmente duale, che consenta a tutti i cittadini, dopo l'assolvimento dell'obbligo scolastico, di esercitare allo stesso titolo il diritto di istruzione e diritto di formazione;
  • La costruzione di un sistema di formazione continua che offra opportunità di crescita culturale e professionale lungo tutto l'arco della vita, consentendo di percorrere diversi livelli e segmenti formativi in modo coordinato, sulla base del sistema delle unità capitalizzabili;
  • La valorizzazione e il coordinamento dei momenti di orientamento attivi a diverso titolo nel territorio regionale, con riferimento alla necessità di costruire un sistema a rete basato su procedure di intervento standardizzate, differenziato per livelli e funzioni.
La Regione individua come obiettivo di sistema la formulazione di un Programma Regionale che individui Linee Guida relative ai punti citati, nella prospettiva: 
  • del recepimento dei diversi provvedimenti statali in materia;
  • della costruzione di forme stabili di governo e regolazione del sistema scolastico e formativo regionale nelle sue articolazioni provinciali
6.2 POLITICHE ATTIVE PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE 

Regione e Parti sociali ritengono necessario l’adeguamento del sistema regionale di formazione professionale ai processi di cambiamento che interessano il settore a tre livelli di programmazione: tecnico (caratteristiche delle attività e dei prodotti della formazione), organizzativo e amministrativo (i processi di erogazione dei prodotti nei rapporti tra la Regione, gli altri Enti locali e gli organismi erogatori della formazione), normativo (il quadro generale delle regole di funzionamento del sistema), secondo i punti di seguito indicati. 

Riorientamento del sistema tecnico 

  • Riorientamento delle attività nella direzione di un maggiore raccordo con la domanda economica e sociale di formazione.
  • Va prevista l’implementazione e l’integrazione a livello subregionale dei due principali strumenti per la rilevazione dei fabbisogni formativi e soprattutto il raccordo tra le attività di rilevazione e i momenti periodici di programmazione regionale
  • Riposizionamento del sistema della formazione professionale rispetto al sistema scolastico e all'università
  • La Formazione regionale si deve distinguere non solo per la capacità di professionalizzazione e per il rapporto organico con il mercato del lavoro, ma soprattutto per la capacità di intervenire in modo flessibile e tempestivo sui bisogni di breve e medio periodo e di agire per progetti personalizzati rispetto a fabbisogni locali o temporalmente limitati, con la possibilità di apportare modifiche ai servizi offerti anche di anno in anno.
  • Particolare attenzione va dedicata alla creazione di un ambito di formazione superiore distinto dall'università e in discontinuità con la scuola secondaria che possa permettere l'acquisizione di competenze specifiche che vadano ad arricchire i ruoli e le figure che operano in un contesto di alta professionalizzazione, e alla programmazione di moduli professionalizzanti integrati con i percorsi di diploma universitario, di laurea e di dottorato. 
  • Finalizzazione delle attività all’occupazione dei formati e raccordo con le politiche per l’impiego.
  • Va capovolta l’ottica di tipo scolastico ancora presente in parte della formazione iniziale; la programmazione delle attività formative si deve indirizzare verso i ruoli maggiormente richiesti dal mercato del lavoro e devono essere ridimensionate le attività formative nei settori a minor tasso di occupazione
  • Diversificazione delle attività con la presenza nei settori attualmente carenti o scoperti.
  • E’ necessario individuare nuove modalità formative in grado di rispondere a diversi livelli di fabbisogno, con l’avvio di interventi d’intesa con le parti sociali nel campo dei contratti a causa mista (apprendistato e Cfl) e della formazione tecnico superiore.
  • Nella prospettiva del riordino dei cicli scolastici (DDL Berlinguer) va prevista una riprogettazione degli interventi di formazione iniziale, mentre, in relazione a quanto previsto dall’art. 17 della L 196/97 e in coerenza con la programmazione nazionale e comunitaria va disegnato un sistema di formazione continua in grado di rispondere e anticipare le esigenze formative delle aziende e dei lavoratori 
  • Facilitazione degli accessi e della frequenza alla formazione
  • Va prevista l'introduzione di un sistema di unità formative capitalizzabili, di riconoscimento dei crediti formativi e di certificazione delle acquisizioni formative raggiunte che faciliti entrate, uscite e rientri nella formazione, permettendo anche percorsi discontinui e frequenza di percorsi alternati tra istruzione e formazione
  • Integrazione delle attività a finanziamento diretto con le attività cofinanziate.
  • I finanziamenti comunitari devono svolgere una funzione di volano per il miglioramento dell’intero sistema formativo regionale.
Razionalizzazione e decentramento del sistema amministrativo 
  • Individuazione di un ruolo regionale riguardante da un lato l’indirizzo, la programmazione e la valutazione delle attività, dall’altro la riqualificazione e il potenziamento delle azioni di sistema 
  • Definizione di Indirizzi programmatici per il coordinamento del sistema formativo regionale e di un Piano attuativo biennale. 
  • Assegnazione alle Province delle funzioni di programmazione territoriale e di gestione dei finanziamenti assegnati dalla Regione per la realizzazione delle azioni formative più idonee alle esigenze dei propri sistemi socioeconomici.
  • Attribuzione di competenze agli Enti Locali, attraverso la assegnazione delle complessive responsabilità di gestione delle strutture e delle attività attualmente dipendenti dalla Regione in forma diretta o delegata e la adozione delle modalità organizzative previste dalla L 142/90.
  • Ridefinizione dei rapporti con i soggetti erogatori di formazione pubblici e privati, mediante forme di accreditamento limitate nel tempo delle strutture e delle attività svolte, e l’adozione di procedure trasparenti, diversificate per tipologie di prodotti e servizi formativi, per l’assegnazione delle risorse agli organismi accreditati
  • Promozione della trasformazione dei CFP in Agenzie Formative, capaci di erogare un'offerta formativa differenziata e flessibile e di sviluppare progetti specifici per committenze pubbliche e private;
  • Accelerazione e standardizzazione delle procedure contabili e di rendicontazione.
Ridisegno e semplificazione della normativa regionale  

La revisione delle leggi regionali in materia di formazione professionale, nell'ambito dei principi sopra enunciati, dovrà recepire la L 142/90, la L 59/97 e in particolare il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, gli articoli sulla formazione professionale della L 196/97, in particolare gli artt. 17 e 18 e tener conto dei nuovi Regolamenti dei Fondi Strutturali a seguito di Agenda 2000.  

Il processo di realizzazione di una normativa - quadro regionale in materia di regolazione della formazione professionale e dei rapporti tra questa e i sistemi contigui (lavoro, istruzione, università) deve essere basato sui principi di sussidiarietà efficace per quanto riguarda i rapporti istituzionali e di pluralismo qualificato per quanto riguarda i soggetti attuatori, e dovrà prevedere: 

il coinvolgimento delle autonomie locali e delle parti sociali; 

la sperimentazione guidata di elementi cruciali del disegno di riforma. 

Ciò a partire dalle seguenti priorità: 

  • Formazione continua
  • Nuove modalità di formazione per l'inserimento lavorativo: apprendistato e formazione in alternanza
  • Formazione superiore
Mediante i seguenti meccanismi operativi: 
  • Semplificazione amministrativa
  • Istituzione di "buoni formativi"
  • Accreditamento e certificazione delle strutture formative
  • Implementazione di un sistema di riconoscimento dei crediti e di certificazione delle acquisizioni formative
  • Formazione e certificazione dei formatori
  • Promozione di congedi di formazione
  • Costituzione di un ambito di confronto, ricerca, sperimentazione e diffusione di "buone prassi" che possa essere il punto di sintesi dei casi di eccellenza nel sistema formativo regionale e il luogo di promozione del miglioramento formativo e organizzativo 
6.3 POLITICHE DEL LAVORO 

La diffusa consapevolezza che per ridurre la disoccupazione non è più sufficiente una politica economica espansiva, ha focalizzato da tempo l’attenzione su misure e strumenti di intervento sul mercato del lavoro tali da influire sia sulla struttura sia sui comportamenti dell’offerta di lavoro che sulle modalità di impiego e sullo stesso processo di inserimento lavorativo. 

Il D.Lgs. n. 469/97 e la sua traduzione in legge regionale consente ora di pensare a politiche del lavoro calibrate sulla specifica realtà lombarda, prefigurando inoltre un orizzonte di integrazione con gli strumenti già attivati negli anni dalla Regione, con le consolidate competenze in materia di formazione professionale e con le altre linee di intervento economico di prossima regionalizzazione. 

Si concorda che l’impostazione di una adeguata politica pubblica di intervento nel mercato del lavoro in sede regionale debba far riferimento ai caratteri consolidati che questa ha assunto in ambito europeo:  

  • approccio promozionale nella fornitura di servizi ai lavoratori e alle imprese
  • organizzazione flessibile e dotata di elevate competenze professionali
  • coinvolgimento delle parti sociali
  • forte decentramento territoriale
  • competizione con iniziative private di intermediazione di forza lavoro
L’impegno della Regione e delle Parti sociali è quello di individuare e praticare, sia nella fase di elaborazione degli strumenti legislativi ed amministrativi che in quella della traduzione operativa, un approccio originale ed attento alle specificità del lavoro e dell’impresa lombardi. 

Si assume preliminarmente che tra le politiche del lavoro si annoverano: 

dei compiti amministrativi, per i quali sono da prevedere drastici interventi di semplificazione delle procedure e di gestione informatizzata dei dati; 

  • i servizi per l’impiego, vale a dire attività e servizi volti a diminuire i tempi di disoccupazione e di copertura dei posti vacanti favorendo l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, diffondendo informazioni e avvicinando aspettative ed orientamenti delle imprese e delle persone in cerca di lavoro; 
  • le politiche attive del lavoro, azioni che mirano ad incidere sul funzionamento del mercato del lavoro, cercando di adeguare le caratteristiche professionali dell’offerta (formazione in ingresso e continua), incentivando le assunzioni, creando particolari occasioni di lavoro e per aree socialmente marginali, promuovendo l’avvio di nuove attività economiche e per realizzare pari opportunità fra donne e uomini;
  • le politiche formative che devono prevedere il varo in tempi rapidi della legge di riordino e di riforma regionale funzionale ad aumentare saperi ed opportunità per i lavoratori ed a rispondere ai fabbisogni delle imprese di cui al punto precedente, prevedendo il coinvolgimento dei soggetti interessati.
Regione e Parti sociali concordano sull'importanza di un approccio coordinato alle politiche sopra identificate, con la creazione di un sistema di servizi fondato sull'integrazione tra politiche orientative, servizi per l'impiego, politiche del lavoro e politiche formative, e sulla cooperazione, Centri per l'impiego e strutture dell'orientamento e della formazione professionale, con l'obiettivo di offrire maggiori opportunità occupazionali per i giovani, le donne, le fasce di popolazione più deboli sul mercato del lavoro, di creare nuova imprenditorialità, di qualificare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. 

In particolare Regione e Parti sociali confermano i seguenti principi che devono accompagnare sia la trasformazione in legge del pdl di attuazione del D.Lgs. n. 469/97, che il successivo impegno attuativo regionale: 

  • integrazione tra i servizi per l’impiego e le politiche attive del lavoro
  • piena integrazione delle politiche formative regionali e locali nelle politiche attive del lavoro
  • affidamento al livello regionale delle funzioni di coordinamento, indirizzo e programmazione delle politiche per il lavoro, attraverso l’individuazione delle priorità e degli obiettivi di carattere generale e strategico e le adeguate risorse finanziarie, tenendo conto delle esigenze determinate dalla programmazione dei fabbisogni territoriali
  • integrazione dei compiti di programmazione e gestione ed erogazione dei servizi e delle politiche attive di livello territoriale in capo al livello istituzionale provinciale con il coinvolgimento dei comuni.
  • pieno coinvolgimento delle parti sociali nelle fasi di indirizzo, programmazione, progettazione e verifica dell’intervento delle istituzioni sia a livello regionaleche provinciale.
7. LINEE-GUIDA PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE: INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E TERRITORIO 

Regione e Parti sociali convengono che lo sviluppo economico dipende sempre più anche da fattori esterni alle imprese. La valorizzazione dell’ambiente e del territorio e le dotazioni infrastrutturali costituiscono condizione fondamentale per uno sviluppo economico sostenibile e diffuso. 

In questa prospettiva: 

  • una corretta gestione e tutela del territorio rappresenta un elemento qualificante per uno sviluppo sostenibile;
  • ambiente e territorio assumono il valore di risorse da preservare, di fattore economico, di elemento sinergico per l’ottimizzazione dei vantaggi competitivi, nonché di generatore d’occupazione, di tecnologie innovative e di attività qualificate;
  • le infrastrutture sono il tessuto connettivo che abbatte le distanze, permettendo la circolazione di merci e persone ma anche di informazioni e idee, creando le condizioni per l’elevazione della qualità della vita, del lavoro e dei processi produttivi.
Regione e Parti sociali concordano sull’importanza di un approccio coordinato alle tematiche sopra indicate e individuano i seguenti obiettivi da perseguire nelle aree delle infrastrutture, dell’ambiente e del territorio. 

7.1 OBIETTIVI PER UNA POLITICA REGIONALE DELLE INFRASTRUTTURE 

Lo sviluppo della Lombardia è fortemente penalizzato dal sottodimensionamento dell’offerta di infrastrutture per la mobilità, che porta al congestionamento delle reti stradali e ferroviarie e a una qualità insufficiente dei servizi di trasporto di persone e merci: si può a questo proposito parlare a pieno titolo di emergenza mobilità, come fattore di criticità che se non governato porterà a conseguenze sempre più gravi. 

Regione e Parti sociali convengono innanzitutto circa l’importanza di affrontare questa emergenza con appositi interventi che riguardino: 

  • Il sistema aeroportuale lombardo
  • Le opere di viabilità e comunicazione
  • Il sistema ferroviario regionale
  • L’intermodalità
  • Le infrastrutture per la competitività
Il sistema aeroportuale lombardo 
  • Per quanto riguarda il Sistema aeroportuale lombardo, Regione e Parti sociali concordano sulla priorità dell’avvio di Malpensa 2000 nei tempi stabiliti dagli impegni con l’Unione Europea, nonché di quegli interventi che permettano un corretto inserimento territoriale di Malpensa 2000 relativamente agli accessi e all'impatto ambientale, all'ottimizzazione della fruibilità dell'aerostazione per il traffico passeggeri e il traffico merci e alla valorizzazione delle opportunità di ricaduta economica e occupazionale.
  • A tale proposito Regione e Parti sociali verificheranno la possibilità di sottoscrivere un apposito Patto territoriale secondo i metodi e gli strumenti della programmazione negoziata.
  • Concordano inoltre sull’opportunità di prevedere interventi per lo sviluppo complessivo del sistema aeroportuale lombardo. 
Le opere di viabilità e comunicazione 
  • Analogamente Regione e Parti sociali concordano sulla necessità di interventi di potenziamento dell’asse ferroviario e stradale est ovest, anche verificando la fattibilità di progetti già enunciati dalla Regione.
  • Concordano inoltre sulla necessità di potenziare i collegamenti tra i capoluoghi di provincia, il capoluogo regionale e i principali poli lombardi, anche realizzando adeguati sistemi tangenziali per i capoluoghi di provincia.
Il sistema ferroviario regionale  
  • Regione e Parti sociali convengono sulla necessità di riorganizzare il sistema ferroviario regionale, potenziandone l’offerta per diminuire l’utilizzo del mezzo su gomma sia per le persone che per le merci.
  • Regione e Parti sociali ritengono pertanto importante sviluppare il servizio ferroviario regionale secondo le intese già sottoscritte al Tavolo della mobilità, nella prospettiva dell'integrazione tariffaria e gestionale nonchè del miglioramento della qualità e della sicurezza del servizio.
  • Convengono inoltre sulla necessità del potenziamento degli assi ferroviari est ovest (Torino Venezia) e nord sud (Milano Bologna), attraverso la realizzazione di linee ad alta capacità.
L’intermodalità 
  • Regione e Parti sociali concordano sulla necessità di costruire una rete di interporti, centri intermodali e poli logistici integrati per l’interscambio strada ferrovia finalizzati all’incremento della quota di traffico merci su ferro, attraverso l’individuazione concordata con gli enti locali di poli di prima e seconda corona da inserire nel Piano regionale della intermodalità e della logistica, nonché attraverso la messa in esercizio delle opere già realizzate o finanziate.
Le infrastrutture per la competitività 
  • Regione e Parti sociali concordano sulla necessità di una verifica delle modalità di potenziamento del polo fieristico milanese anche attraverso il miglioramento dell’accessibilità e lo sviluppo della rete dei poli fieristici minori. Convengono inoltre sulla necessità della realizzazione di adeguate strutture congressuali in Lombardia.
  • Nel quadro degli obiettivi individuati, Regione e Parti sociali definiranno congiuntamente gli interventi puntuali e le specifiche priorità delle opere infrastrutturali in sede di Tavolo della mobilità, nonché nel più ampio confronto sull’Intesa Istituzionale di Programma.
7.2 COMUNICAZIONE E INFRASTRUTTURE IMMATERIALI DI SUPPORTO ALLA MODERNIZZAZIONE DEI SERVIZI 

Obiettivo di fondo dell’azione della Regione in questo ambito è migliorare la conoscenza dell’Ente Regione e delle sue modalità di funzionamento da parte dei cittadini, delle imprese e dei corpi intermedi secondo una logica di comunicazione, trasparenza e servizio alla cittadinanza. 

Un’attenzione particolare va dedicata alle infrastrutture e alle applicazioni delle nuove reti di telecomunicazione che stanno concretizzandosi, offrendo crescenti prospettive di innovazione e sviluppo per l’economia e il lavoro. 

In questa direzione deve essere potenziato lo sviluppo e l’integrazione delle differenti forme di "cittadinanza digitale" che semplificano e rendono più veloci i rapporti tra i singoli soggetti e la pubblica amministrazione. 

Al fine di verificare l’evoluzione dei processi di integrazione dei sistemi multimediali pubblici e privati, la Regione e le parti sociali convengono di costituire un Osservatorio permanente che svolga anche un’azione di monitoraggio delle iniziative in corso. 

7.3 LINEE GUIDA PER UNA POLITICA REGIONALE DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO 

  1. Regione e Parti sociali concordano sull'importanza del riordino complessivo della normativa riferita ai temi dell'ambiente e del territorio, individuando come obiettivi prioritari: l'istituzione dell'ARPA, l'organizzazione del servizio idrico integrato, l'individuazione degli ambiti territoriali ottimali in realizzazione della L. 36/94, la realizzazione del piano generale delle aree protette e dei parchi regionali, la adozione di norme per la prevenzione dell'inquinamento acustico, l'adeguamento della legislazione regionale (LR 21/93) al decreto Ronchi in materia di rifiuti, nonché l’emanazione della legge per l'approvazione dei Piani territoriali provinciali.
  2. Per quanto riguarda i progetti specifici di intervento, Regione e Parti sociali convengono sull'importanza del completamento degli interventi contro l'inquinamento atmosferico all'interno dell'attuazione del Piano di risanamento dell'aria, del potenziamento degli interventi per il riciclaggio dei rifiuti, dell'avvio delle procedure di bonifica delle aree inquinate del territorio regionale. Concordano inoltre sull'urgenza di interventi per le aree a grande rischio, sulla necessità dell'applicazione del DPR 175/88 (Legge "Seveso"), nonché sulla piena attuazione dei servizi per la prevenzione e la tutela della salute nei luoghi di lavoro previsti dall’apposito Progetto Obiettivo approvato dal Consiglio regionale.