La Regione Lombardia ha assunto tra le proprie priorità programmatiche l’obiettivo politico ed istituzionale del federalismo, al fine di favorire la partecipazione qualificata delle istituzioni e della società lombarda al più ampio processo di riforma istituzionale in corso nel paese, e per offrire uno sbocco positivo alle istanze di cambiamento presenti in Lombardia. Regione e Parti sociali esprimono la comune consapevolezza che imboccare decisamente la strada di avvicinare le risposte al luogo in cui emerge il bisogno, nella prospettiva del federalismo, significa far compiere un salto di qualità positivo all'impostazione e agli strumenti dell'azione regionale facendo evolvere la Regione a soggetto di governo della società lombarda in un rapporto cooperativo e sinergico con il sistema lombardo delle autonomie locali e funzionali. Regione e Parti sociali riconoscono che il consolidamento e l'estensione del profilo istituzionale della Regione deve avvenire in un contesto di spiccata valorizzazione del principio di sussidiarieta', sia verticale, con riferimento alla dimensione istituzionale del rapporto organico con il sistema delle Autonomie locali e funzionali, sia orizzontale, con riferimento al concorso decisivo delle parti sociali, del sistema delle imprese e del privato-sociale all'azione politico amministrativa dell’Ente. Regione e Parti sociali concordano sugli obiettivi, le linee di azione e gli strumenti di intervento indicati nel seguente |
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Il Patto per lo Sviluppo costituisce il documento che sintetizza le scelte strategiche, il quadro delle priorità condivise e degli interventi conseguenti su cui il Governo regionale e le Parti sociali convergono e rispetto al quale -nell'autonomia delle rispettive competenze e prerogative- assumono il reciproco impegno ad operare, ciascuno nell’ambito che gli è proprio. Il Patto per lo Sviluppo fa riferimento alla riforma del livello di governo regionale e agli strumenti della programmazione regionale e si articola nelle aree dello sviluppo economico, delle risorse umane (formazione - e mercato del lavoro), e delle infrastrutture, ambiente e territorio. L'oggetto degli impegni reciproci si sostanzia: nella scelta di ricercare sui passaggi significativi dell'azione di Governo il confronto sistematico e il consenso delle parti sociali;Regione e Parti sociali concordano che la concretizzazione degli obiettivi indicati nel Patto è affidata a tre distinti livelli di confronto e di responsabilità: un livello propriamente politico rappresentato dagli Stati Generali dell’Economia Lombarda.Regione e Parti sociali concordano infine che: sarà cura della Regione determinare l’acquisizione dei contenuti e le linee di intervento oggetto di condivisione nei tre livelli organizzativi sopraindicati nell’ambito degli strumenti programmatori regionali (Aggiornamento del PRS, DPEFR, ecc.) |
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2.1 IL FEDERALISMO AMMINISTRATIVO: CONSOLIDAMENTO DELLE COMPETENZE REGIONALI E NUOVO RAPPORTO CON IL SISTEMA DELLE AUTONOMIE LOCALI, FUNZIONALI E SOCIALI Regione e Parti sociali prendono atto che la fase aperta dalla L. 59/97 e dai connessi provvedimenti attuativi, nazionali e regionali, rappresenta un obiettivo sforzo di decentramento amministrativo «a Costituzione invariata». Regione e Parti sociali ritengono altresì che dalla coerenza con cui il Governo procederà nella determinazione dei contenuti dell’insieme dei provvedimenti attuativi così come dalla modalità con cui a sua volta la Regione adeguerà il proprio quadro normativo attraverso le leggi regionali di recepimento, potrà determinarsi un significativo processo di avvicinamento dell’azione di governo dei diversi livelli istituzionali alle concrete aspettative dei cittadini. Regione e Parti sociali assumono pertanto l’obiettivo comune di attuare un trasferimento agli Enti Locali degli aspetti amministrativo/ gestionali lasciando in capo alla Regione la funzione di programmazione e di coordinamento dell'esercizio delle deleghe attivate, qualificando e rafforzando la dimensione programmatoria dell’istituzione regionale, con attenzione alle specificità della Lombardia Regione e Parti sociali individuano quale impegno qualificante quello di accompagnare sempre il processo di trasferimento delle competenze con l'eliminazione di funzioni amministrative superflue per soddisfare essenziali esigenze di semplificazione, sburocratizzazione e riordino della normativa regionale vigente. Il trasferimento delle competenze dovrà inoltre costituire un’occasione di valorizzazione delle autonomie funzionali, e del sistema camerale in particolare, inteso quale livello istituzionale specificamente destinatario di deleghe e funzioni nelle materie amministrative ed economiche relative al sistema delle imprese. 2.2 I PROVVEDIMENTI ATTUATIVI DELLA LEGGE 59/97 E LE NUOVE COMPETENZE REGIONALI IN MATERIA ECONOMICA Nel contesto del processo di riallocazione istituzionale delle competenze e della connessa opera di riordino e semplificazione, Regione e parti sociali concordano sulla necessità di affrontare in modo organico i temi connessi al sistema economico, delle imprese e del lavoro. Le materie oggi riconducibili a tale problematica sono infatti oggetto di una pluralità di provvedimenti, quali la riforma e la regionalizzazione del collocamento, la riforma del commercio, le nuove deleghe in materia di attività produttive contenute nel D.Lgs. 112/98, la standardizzazione dei criteri e delle procedure per gli aiuti alle imprese, la revisione dei procedimenti autorizzativi per gli insediamenti produttivi e il riordino della formazione professionale. Regione e Parti sociali concordano sull’opportunità che l’intera problematica qui richiamata, e la successiva traduzione in termini legislativi ed amministrativi in sede regionale, debbano corrispondere ad un’impostazione unitaria coerente con le esigenze condivise del mondo dell’impresa e del lavoro, che sarà assicurata anche attraverso il confronto sistematico nell’ambito delle modalità di confronto individuate nel presente Patto per lo sviluppo. Regione e Parti sociali s'impegnano altresì a farsi interpreti presso il legislatore statale: delle istanze dei soggetti economici e sociali lombardi nelle materie che non prevedono uno specifico spazio d'iniziativa per la Regione stessa;2.3 L’ADEGUAMENTO ORGANIZZATIVO DELL’AMMINISTRAZIONE REGIONALE VERSO LA SEMPLIFICAZIONE E LA TRASPARENZA DELL’ATTIVITÀ AMMINISTRATIVA. Regione e Parti sociali riconoscono la centralità di un intervento fortemente innovativo finalizzato al miglioramento della qualità degli assetti organizzativi e delle risorse umane all’interno dell’amministrazione regionale, quale precondizione per ottenere il necessario incremento di efficacia ed efficienza dell’azione istituzionale e amministrativa. A tale riguardo prendono atto positivamente del percorso di riforma avviato dalla Regione relativamente alla dirigenza regionale e all’articolazione delle figure professionali. Regione e Parti sociali concordano a tal fine: sulla necessità che - verificate le ricadute del processo fin qui attivato - l’applicazione del nuovo modello organizzativo sia esteso all’insieme delle strutture regionali e agli Enti partecipati, nel quadro di un adeguamento dello stesso ai nuovi scenari politico-istituzionali aperti dalle L. 59/97 e 127/97 (Leggi Bassanini)Regione e Parti sociali convengono inoltre sull’esigenza di istituire una Scuola Superiore per la Dirigenza della Pubblica Amministrazione locale in Lombardia, quale fattore di supporto all’adeguamento culturale ed organizzativo delle risorse umane in essa operanti. |
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Le Parti sociali danno atto che la Regione Lombardia, superando la concezione della pianificazione centralistica, si è dotata in questi due anni di un complesso innovativo e originale di strumenti di programmazione strategica regionale , attraverso l’adozione: del Programma Regionale di Sviluppo (DCR n. VI/397 del 22.10.1996) e dei suoi successivi aggiornamenti, redatti secondo la logica della Programmazione Strategica per Progetti;Regione e Parti sociali concordano che nella seconda parte della legislatura si dovrà accentuare la concretizzazione della programmazione regionale così configurata, anche attraverso il coinvolgimento operativo degli interlocutori sociali e istituzionali. Conseguentemente la Regione e le Parti sociali concordano le seguenti modalità: confronto preventivo sui contenuti del Documento di programmazione economico - finanziaria regionale, prima dell’adozione del provvedimento da parte della Giunta regionale;Regione e Parti sociali, nel rispetto dei reciproci ruoli, concordano sull’utilizzo della programmazione negoziata (Intesa Istituzionale di Programma, Accordi di Programma Quadro, Patti territoriali, Contratti d’area, Accordi di programma), di cui le Parti sociali rappresentano uno degli attori fondamentali, intesa quale strategia per concentrare efficientemente le risorse su obiettivi condivisi e temporalmente definiti. Regione e Parti sociali si impegnano a diffondere l’utilizzo degli strumenti della programmazione negoziata a livello territoriale. Regione e Parti sociali si impegnano ad approfondire il confronto sui contenuti dell’Intesa Istituzionale di Programma; sulla base delle priorità condivise Regione e Parti sociali solleciteranno il Governo a una rapida sottoscrizione. Le Parti sociali, si impegnano a farsi parte attiva a livello territoriale, in accordo con le autonomie locali e funzionali, rispetto allo sviluppo delle azioni progettuali che sostanzieranno la programmazione negoziata. Regione e Parti sociali assumono infine quale impegno comune e condiviso un sostanziale incremento nell’efficienza e nell’efficacia dell’utilizzo delle iniziative, dei programmi e dei fondi comunitari, in riferimento in particolare all’attuale periodo di vigenza dei regolamenti (1994-99), riconoscendo che vanno in questa direzione talune iniziative già assunte dalla Regione, quali il monitoraggio unificato degli interventi e l’elaborazione di previsioni trimestrali per l’andamento degli impegni e dei pagamenti. Regione e Parti sociali concordano inoltre sull’opportunità di adottare ulteriori provvedimenti, quali: la riprogrammazione dei fondi a favore delle misure che presentano una maggiore efficienza della spesa |
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Il sistema lombardo è sempre più coinvolto in processi di cambiamento che hanno ormai carattere irreversibile e innescano sfide che è necessario affrontare a diversi livelli:
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| 5. SVILUPPO
ECONOMICO, CRESCITA E COMPETITIVITA’ DELL'ECONOMIA LOMBARDA
Regione e Parti sociali concordano innanzitutto sull’importanza di sostenere l’originalità del modello di sviluppo economico lombardo, che si caratterizza per l’articolazione produttiva derivante dall’ampio ventaglio di tipologie aziendali e dalla diversificazione territoriale degli insediamenti, per una elevata flessibilità produttiva e per una forte capacità di relazione tra le imprese, sia a livello delle economie locali sia a livello regionale. Regione e Parti sociali ritengono altresì importante definire obiettivi comuni per dare nuovo respiro e ulteriore continuità allo sviluppo economico della regione e per incrementare la competitività delle imprese lombarde, in particolare nei settori e nelle fasi di rilievo strategico, promuovendo il ruolo dell’economia regionale come motore dello sviluppo del Paese. Regione e Parti sociali convengono infine sulla necessità di potenziare gli strumenti e di ampliare i campi di intervento delle politiche regionali rivolte alle imprese, individuando i seguenti obiettivi generali e le relative linee d’azione. 1, Definizione di strumenti di governo coordinato dello sviluppo economico regionale: Semplificazione e sburocratizzazione di tutte le procedure connesse al sostegno e all’incentivazione delle imprese; riordino del sistema legislativo regionale di settore a partire dal Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 con un approccio unitario alle diverse deleghe previste dai Decreti e dalle Leggi in materia di sviluppo economico. 2. Facilitazioni alla creazione di imprese e all’associazionismo tra le imprese: Incentivazione alla creazione di nuove imprese caratterizzate da attività di progettazione e produzione di prodotti/servizi innovativi; promozione e assistenza alla formazione di consorzi tra le PMI per la gestione comune di servizi; sostegno al potenziamento e all’estensione dell’associazionismo di categoria. 3. Valorizzazione dei sistemi distrettuali e delle reti di economie locali, contenimento dei processi di deindustrializzazione Promozione di modelli di coalizione tra gli attori dei sistemi locali che integrino misure per il sostegno dei distretti, iniziative per il loro miglioramento, strumenti di valutazione dei risultati raggiunti anche mediante lo sviluppo di strutture intermedie (agenzie di sviluppo locale, poli distrettuali, centri tecnologici…). Realizzazione di progetti mirati di sviluppo locale finalizzati al rafforzamento dei singoli distretti e all’acquisizione di tecnologie dall’esterno. Risanamento, ripristino e utilizzo dei siti industriali dismessi per la creazione di strutture da destinare ad attività industriali, artigianali e di servizi. 4. Promozione dell’innovazione tecnologica, della ricerca e sviluppo e della diffusione della qualità nelle imprese Provvedimenti per la promozione dell’innovazione
tecnologica di processo e di prodotto; sostegno alle strutture per lo sviluppo
e la certificazione di qualità dei prodotti e dei servizi, per la
ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie e per la formazione del personale
tecnico coinvolto; promozione dell’incontro tra ricerca, università
e imprese e diffusione dei poli scientifico tecnologici; diffusione della
certificazione di qualità.
5. Potenziamento della internazionalizzazione delle imprese lombarde Facilitazione dell’accesso all’informazione comunitaria e alla cooperazione internazionale; incremento della presenza delle PMI sui mercati esteri, anche mediante accordi di cooperazione produttiva, commerciale e tecnologica; misure per l’attrazione di investimenti stranieri in Lombardia. 6.Sostegno alla evoluzione dei modelli gestionali e finanziari delle imprese minori Sostegno e diffusione di modelli efficaci di gestione aziendale anche attraverso la promozione di piani di fattibilità aziendali per l’adeguamento organizzativo e la valorizzazione dell’utilizzo delle risorse umane; facilitazione dell’accesso delle imprese alla quotazione in Borsa e misure per la capitalizzazione delle PMI; creazione di migliori condizioni di accesso al credito e sostegno alla operatività di Consorzi e Cooperative Fidi. 5.1 OBIETTIVI PER LO SVILUPPO DELL'ARTIGIANATO LOMBARDO Le imprese artigiane costituiscono la maggior parte del tessuto produttivo lombardo e, pur essendo collocate nei mercati locali, si proiettano sul mercato nazionale e su quelli internazionali: per restare competitive a fronte dell’accentuarsi dei processi di globalizzazione e all’introduzione del Mercato Unico Europeo devono sviluppare nuove tecnologie o potervi accedere. Regione e Parti sociali concordano perciò sul fatto che gli interventi rivolti allo sviluppo del settore dell’artigianato debbano stimolare e sostenere le imprese ad adeguarsi ai nuovi bisogni connessi ai processi di innovazione tecnologica e ai processi di certificazione di qualità, promuovere iniziative per la commercializzazione internazionale dei prodotti e creare sinergie tra i soggetti istituzionali ed associativi interessati. Convengono inoltre sulla necessità di pensare politiche e servizi capaci di valorizzare la specificità delle imprese artigiane, che non siano derivati in modo meccanico da quelli di altre tipologie produttive ma tengano conto del fatto che il settore presenta una propria originalità di prerogative e problematiche rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. Regione e Parti sociali rilevano altresì che per un settore che basa il proprio sviluppo sui rapporti con tutti i comparti economici regionali assume particolare importanza la promozione di iniziative "orizzontali" e di tavoli specifici, tesi a dare risposte coordinate alla pluralità delle esigenze espresse e a favorire le interrelazioni tra il mondo artigiano e i diversi assessorati e settori interessati. In questa direzione si individuano i seguenti punti prioritari di impegno comune tra Regione e Parti Sociali. 1. Impulso, anche attraverso l’implementazione degli Enti bilaterali regionali, alle politiche della formazione, della tutela dell'ambiente e della salute:
Attuazione dei provvedimenti previsti dalle leggi regionali 34 e 35/1996, revisione delle leggi 17/90 e 73/89 e assunzione di provvedimenti per la determinazione dei criteri di composizione delle CPA e della CRA, nel contesto del più ampio riordino normativo derivante dal recepimento dei recenti decreti legislativi in materia di sviluppo economico. 5.2 COMMERCIO, TURISMO E SERVIZI Regione e Parti sociali convengono sulla crescente importanza del terziario e dei servizi alla persona e alle imprese nel sistema produttivo lombardo, e sulla necessità di sostenerne lo sviluppo e la razionalizzazione come strumento di rilievo per la qualificazione del tessuto socioeconomico regionale. Regione e Parti sociali si impegnano ad affrontare i cambiamenti in atto nel settore del commercio adottando linee guida condivise, in base alle quali si possa giungere a provvedimenti di integrazione e razionalizzazione dell’intervento pubblico in materia, ad un rapido ed efficace recepimento della normativa statale e, attraverso di essi, ad una razionalizzazione programmata della rete distributiva fondata sulla valorizzazione della piccola e media impresa e delle sue forme associative che consenta il governo dei processi di crescente affermazione della distribuzione organizzata. Per quanto riguarda il turismo, Regione e Parti sociali rilevano le notevoli potenzialità di sviluppo che il settore può esprimere anche per la crescita occupazionale ed economica della regione. Concordano altresì sulla necessità di interventi strutturali e infrastrutturali che, attraverso il coinvolgimento delle associazioni degli operatori del settore, consentano di rendere effettive tali potenzialità. Ciò può avvenire con la promozione, la diversificazione e la programmazione dell’offerta turistica e la realizzazione di opportune sinergie tra offerta turistica e i settori collaterali, dai beni culturali all’agricoltura. Regione e Parti sociali concordano infine sul valore strategico assunto in Lombardia dal settore dei servizi, interessato da una forte espansione negli ultimi anni, e convengono sull’importanza di rafforzare il ruolo di questo settore come fattore di competitività dell’economia lombarda nel contesto internazionale. Regione e Parti Sociali si impegnano ad affrontare i seguenti punti prioritari: In relazione al commercio: 1. Individuazione di misure per favorire l’efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva e più in generale l’evoluzione tecnologica dell’offerta:
Regione e Parti sociali si impegnano ad avviare un confronto su questo settore, riconoscendone l’importanza e il valore strategico. In relazione al turismo: 1. Riordino normativo e amministrativo
Gli obiettivi generali dell’azione regionale in agricoltura trovano riferimento fondativo nella complessiva riforma in atto delle competenze assolte in agricoltura e foreste dalla Regione. Da un lato l’attuazione del Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, nell’interpretazione estensiva datane dal Settore, dall’altro la completa rivisitazione in atto del corpus legislativo regionale, relativo agli interventi per il mondo agricolo, in grado di consentire che sia data risposta alle istanze complessive del settore, nonché alle emergenze contingenti, definiscono lo scenario entro il quale si muove l’azione istituzionale, che in tali direzioni propone i passi fondamentali della propria programmazione. Regione e Parti sociali convengono in particolare sulla necessità di perseguire i seguenti obiettivi. 1. Sostegno alle attività agricole e loro sviluppo attraverso la ristrutturazione delle politiche orientate al settore
Ridefinizione del modello dei servizi di assistenza tecnica di base e specializzata, e della ricerca applicata ai comparti produttivi 4. Efficacia di un programma di promozione per il settore
a) limitazione dell’azione legislativa al solo livello programmatorio e di inquadramento degli interventi, con estensione applicativa della più rapida, snella ed operativa azione amministrativa;5.4 OBIETTIVI PER LO SVILUPPO DELLA COOPERAZIONE E DEL SETTORE NO-PROFIT La cooperazione riveste importanza nel sistema economico lombardo per una pluralità di aspetti:
Concordano inoltre sulla necessità di riconoscere il settore No-profit e il sistema delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale come una componente di rilievo del sistema economico lombardo e come una risorsa a disposizione della società regionale, in quanto portatori di istanze di solidarietà, composti da soggetti espressione della partecipazione dei cittadini e dell'autogoverno delle comunità. Tale riconoscimento deve essere sostanziato da una politica di sostegno alla crescita e alla qualificazione del settore No-profit capace di agevolare l'autoorganizzazione dei cittadini. Gli obiettivi prioritari da perseguire all’interno del Patto per lo Sviluppo per il sostegno e lo sviluppo della cooperazione sono individuati come segue: 1. Promozione, sostegno e monitoraggio
1. Promozione della valenza strategica del settore No Profit Regione e Parti Sociali concordano sull’importanza di accogliere, promuovere e sostenere le iniziative senza scopo di lucro che, integrando imprenditorialità e solidarietà, perseguono interessi generali della comunità regionale o di specifici settori di cittadinanza, favorendone lo sviluppo con adeguati provvedimenti. 2. Individuazione di forme di confronto specifico Regione e Parti sociali convengono sulla necessità di attivare un Tavolo di confronto tra le associazioni del settore, le Parti sociali e gli Assessorati regionali di riferimento, per la individuazione delle specificità da riconoscere e delle tendenze di sviluppo da prevedere, anche in relazione alla programmazione strategica regionale. 3. Attuazione di interventi mirati, anche di tipo normativo, che riconoscano la specificità del settore Regione e Parti sociali concordano sull’importanza di pervenire a un monitoraggio sulle caratteristiche tipologiche e dimensionali del sistema No Profit in Lombardia, e di attivare forme di sostegno alla qualificazione e all’incremento dell’efficienza imprenditoriale del settore. La Regione si impegna inoltre ad avviare un processo di consultazione per la definizione di opportuni strumenti normativi, finalizzati a consolidare e diffondere il settore No Profit nel tessuto sociale lombardo, anche prevedendo iniziative e ambiti di specifica valorizzazione. |
| 6. VALORIZZAZIONE
DELLE RISORSE UMANE - POLITICHE DELLA FORMAZIONE E DEL LAVORO
La qualità delle risorse umane costituisce il fattore strategico per la competitività dei sistemi produttivi e ha costituito sino ad oggi una ricchezza della regione; obiettivo primario del Patto per lo sviluppo deve essere perciò la valorizzazione delle risorse di "capitale immateriale" esistenti in Lombardia e la creazione di nuove risorse, adeguate agli standard europei. Regione e Parti sociali concordano che per ottenere questi risultati, il cui raggiungimento permette di coniugare sviluppo e occupazione, sono necessari crescenti investimenti nella direzione del miglioramento dei livelli di formazione della popolazione, della ulteriore qualificazione dei sistemi di istruzione e formazione, ed è necessario raccordare e coordinare tra loro imprese, scuola, formazione, università e mercato del lavoro. Regione e Parti sociali valuteranno, se ritenuto opportuno, la costituzione di tavoli specifici di confronto sui punti sotto indicati. 6.1 SISTEMA FORMATIVO INTEGRATO Regione e Parti sociali convengono sulla necessità di pervenire in tempi brevi a una maggiore integrazione del sistema formativo lombardo, nelle sue diverse componenti: orientamento, sistema di istruzione scolastica, sistema della formazione professionale, formazione superiore e università, formazione continua. L'integrazione che si intende promuovere fa riferimento ai seguenti criteri:
Regione e Parti sociali ritengono necessario l’adeguamento del sistema regionale di formazione professionale ai processi di cambiamento che interessano il settore a tre livelli di programmazione: tecnico (caratteristiche delle attività e dei prodotti della formazione), organizzativo e amministrativo (i processi di erogazione dei prodotti nei rapporti tra la Regione, gli altri Enti locali e gli organismi erogatori della formazione), normativo (il quadro generale delle regole di funzionamento del sistema), secondo i punti di seguito indicati. Riorientamento del sistema tecnico
La revisione delle leggi regionali in materia di formazione professionale, nell'ambito dei principi sopra enunciati, dovrà recepire la L 142/90, la L 59/97 e in particolare il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112, gli articoli sulla formazione professionale della L 196/97, in particolare gli artt. 17 e 18 e tener conto dei nuovi Regolamenti dei Fondi Strutturali a seguito di Agenda 2000. Il processo di realizzazione di una normativa - quadro regionale in materia di regolazione della formazione professionale e dei rapporti tra questa e i sistemi contigui (lavoro, istruzione, università) deve essere basato sui principi di sussidiarietà efficace per quanto riguarda i rapporti istituzionali e di pluralismo qualificato per quanto riguarda i soggetti attuatori, e dovrà prevedere: il coinvolgimento delle autonomie locali e delle parti sociali; la sperimentazione guidata di elementi cruciali del disegno di riforma. Ciò a partire dalle seguenti priorità:
La diffusa consapevolezza che per ridurre la disoccupazione non è più sufficiente una politica economica espansiva, ha focalizzato da tempo l’attenzione su misure e strumenti di intervento sul mercato del lavoro tali da influire sia sulla struttura sia sui comportamenti dell’offerta di lavoro che sulle modalità di impiego e sullo stesso processo di inserimento lavorativo. Il D.Lgs. n. 469/97 e la sua traduzione in legge regionale consente ora di pensare a politiche del lavoro calibrate sulla specifica realtà lombarda, prefigurando inoltre un orizzonte di integrazione con gli strumenti già attivati negli anni dalla Regione, con le consolidate competenze in materia di formazione professionale e con le altre linee di intervento economico di prossima regionalizzazione. Si concorda che l’impostazione di una adeguata politica pubblica di intervento nel mercato del lavoro in sede regionale debba far riferimento ai caratteri consolidati che questa ha assunto in ambito europeo:
Si assume preliminarmente che tra le politiche del lavoro si annoverano: dei compiti amministrativi, per i quali sono da prevedere drastici interventi di semplificazione delle procedure e di gestione informatizzata dei dati;
In particolare Regione e Parti sociali confermano i seguenti principi che devono accompagnare sia la trasformazione in legge del pdl di attuazione del D.Lgs. n. 469/97, che il successivo impegno attuativo regionale:
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| 7. LINEE-GUIDA
PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE: INFRASTRUTTURE, AMBIENTE E TERRITORIO
Regione e Parti sociali convengono che lo sviluppo economico dipende sempre più anche da fattori esterni alle imprese. La valorizzazione dell’ambiente e del territorio e le dotazioni infrastrutturali costituiscono condizione fondamentale per uno sviluppo economico sostenibile e diffuso. In questa prospettiva:
7.1 OBIETTIVI PER UNA POLITICA REGIONALE DELLE INFRASTRUTTURE Lo sviluppo della Lombardia è fortemente penalizzato dal sottodimensionamento dell’offerta di infrastrutture per la mobilità, che porta al congestionamento delle reti stradali e ferroviarie e a una qualità insufficiente dei servizi di trasporto di persone e merci: si può a questo proposito parlare a pieno titolo di emergenza mobilità, come fattore di criticità che se non governato porterà a conseguenze sempre più gravi. Regione e Parti sociali convengono innanzitutto circa l’importanza di affrontare questa emergenza con appositi interventi che riguardino:
Obiettivo di fondo dell’azione della Regione in questo ambito è migliorare la conoscenza dell’Ente Regione e delle sue modalità di funzionamento da parte dei cittadini, delle imprese e dei corpi intermedi secondo una logica di comunicazione, trasparenza e servizio alla cittadinanza. Un’attenzione particolare va dedicata alle infrastrutture e alle applicazioni delle nuove reti di telecomunicazione che stanno concretizzandosi, offrendo crescenti prospettive di innovazione e sviluppo per l’economia e il lavoro. In questa direzione deve essere potenziato lo sviluppo e l’integrazione delle differenti forme di "cittadinanza digitale" che semplificano e rendono più veloci i rapporti tra i singoli soggetti e la pubblica amministrazione. Al fine di verificare l’evoluzione dei processi di integrazione dei sistemi multimediali pubblici e privati, la Regione e le parti sociali convengono di costituire un Osservatorio permanente che svolga anche un’azione di monitoraggio delle iniziative in corso. 7.3 LINEE GUIDA PER UNA POLITICA REGIONALE DELL'AMBIENTE E DEL TERRITORIO
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