Anno nuovo vita nuova. La novità è targata Fiat e il fatto che
fosse attesa non ne diminuisce l'impatto devastante. Grazie
all'accordo separato voluto da Sergio Marchionne tra l'azienda e i
sindacati postmoderni dell'era «Dopo Cristo», la Fiom non ha più
diritto di svolgere attività sindacale in tutti i siti Fiat
italiani e non le vengono riconosciute le Rsu che ora sono
sostituite dalle Rsa di nomina delle sole organizzazioni
firmatarie del nuovo contratto che cancella il contratto
nazionale. Ma c'è di più: la multinazionale di Detroit-Torino da
gennaio non raccoglie più le trattenute sindacali per la Fiom,
avendo strappato le deleghe sulla cessione del credito come
previsto dall'accordo separato. Non basta: da martedì anche le Rsl
(i rappresentanti per la sicurezza) della Fiom, elette dai
lavoratori, sono state sostituite dalle Rsa dei sindacati
firmatari.
Alla Sevel di Atessa, una delle fabbriche che lavorano a buon
ritmo alla produzione di furgoncini per Fiat e Peugeot, capita
addirittura che mentre alla Fiom non viene più garantita
dall'azienda la trattenuta sindacale agli iscritti, il sindacato
di base Usb può invece usufruire, come Uilm, Fim, Ugil e Fismic,
del servizio. Non fraintendete: non è che la Fiat faccia dei
favori sottobanco all'Usb, è soltanto che questo sindacato, a cui
il servizio era stato negato prima ancora della Fiom, ha fatto
causa all'azienda e l'ha vinta. Secco il commento del responsabile
auto dei metalmeccanici Cgil: «La Fiat paga solo se glielo impone
il magistrato».
Contro le discriminazioni ai suoi danni e ai danni dei lavoratori
a cui è impedito di scegliere liberamente da chi farsi
rappresentare, il sindacato guidato da Maurizio Landini ha già
annunciato il ricorso alla magistratura, naturalmente non solo
alla Sevel ma in tutti gli stabilimenti del gruppo. Una sentenza
emessa da un giudice torinese ha già condannato per
antisindacalità la Fiat per il contratto, sempre separato, di
Pomigliano, sulla cui base è stato scritto quello oggi in vigore
in tutti gli stabilimenti.
C'è chi sostiene che una delle ragioni per cui nella fabbrica
napoletana resettata e rinominata da Marchionne, tra i mille
assunti (dei quasi 5 mila dipendenti in attesa di un nuovo
contratto) non c'è un solo iscritto Fiom stia proprio nella
condanna inferta dal giudice torinese: se degli operai della Fiom
chiedessero, sentenza alla mano, di nominare i loro
rappresentanti, la Fiat sarebbe costretta ad abbassare la testa.
Ma questa non è che una ragione aggiuntiva delle discriminazioni
ai danni della Fiom alla ragione principale: la Fiom deve
scomparire dalle mie fabbriche, ha deciso Marchionne con l'aiuto
dei sindacati complici e il silenzio o addirittura il plauso di
gran parte della politica, di centrodestra come di centrosinistra.
La Fiom sarà intanto costretta a raccogliere direttamente le quote
sindacali dagli iscritti nelle fabbriche in cui è presente (tutte
tranne Pomigliano, per le ragioni di cui sopra), ma dovrà farlo
durante la pausa mensa o addirittura fuori dai cancelli, essendole
interdetta ogni agibilità sindacale. Insomma, Marchionne usa tutte
le carte a sua disposizione per mettere in ginocchio l'unico
grande sindacato che non è riuscito a ipnotizzare - diciamo così,
per un'opera di misericordia - nella speranza che avendo
trasformato la Fiom in un sindacato clandestino la sua fine sia
segnata. Salvo sorprese, naturalmente, che potrebbero arrivare dai
giudici. Ma l'impegno non è sul solo piano legale: sabato 11
febbraio i metalmeccanici che rivendicano insieme al contratto
nazionale il diritto della Fiom a tornare in Fiat sbarcheranno in
massa a Roma. Non saranno soli: l'organizzazione di Landini ha
raccolto adesioni importanti nel mondo della cultura e tra gli
studenti, così come tra i movimenti che si battono nel territorio
in difesa dell'ambiente e dei beni comuni. Iniziative in
preparazione dell'11 si stanno svolgendo nelle principali città
italiane. Sabato 4 a Roma, al cinema Palazzo a San Lorenzo, è
previsto un incontro promosso insieme dalla Fiom e dalla rivista
Micro Mega, a cui hanno dato la loro adesione intellettuali ed
esponenti dei movimenti.