Tempi più rapidi per il contenzioso sui licenziamentiSole24ore - 1 febbraio 2012
di Nicoletta Picchio e Giorgio Pogliotti Decisamente più complicata è la
flessibilità in uscita, articolo 18 compreso. Sarà questo il tema più
spinoso del faccia a faccia tra i vertici di Confindustria e dei
sindacati, Cgil, Cisl, Uil e Ugl, fissato per stamattina. Lunedì
scorso, il 23 gennaio, uscendo da Palazzo Chigi, la presidente di
Confindustria,
Emma
Marcegaglia, l'aveva preannunciato: ci vedremo con i sindacati per
individuare le possibili sintesi comuni. E quindi arrivare al tavolo
di Palazzo Chigi che il governo ha fissato domattina con le idee più
chiare del raggio di azione della riforma del mercato del lavoro.
«Dovrà essere incisiva», è l'obiettivo del ministro del Welfare,
Elsa
Fornero, con l'articolo 18 «non preminente, ma non un tabù». Uno dei punti su cui si sta ragionando, e
che interessano a Confindustria, è come dare certezze alle imprese
sulla durata e sull'impatto economico del contenzioso sui
licenziamenti. Oggi le cause durano anni e il giudice può decidere che
l'azienda, oltre ad eseguire la sentenza, debba pagare un lungo
periodo di arretrati di stipendio e contributi. Si potrebbe stabilire
una durata massima dei processi ed anche a mettere un tetto
sull'ammontare dell'arretrato. «Su tre possibili interventi, almeno
due possono essere valutati con i sindacati, come i tempi delle cause
di lavoro», ha detto l'altro ieri il ministro. Se ne parlerà. Cgil,
Cisl e Uil sono favorevoli ad una corsia veloce per le cause di
lavoro. Un'apertura è arrivata dalla Cgil con
Susanna Camusso, che intervenendo al convegno 'Giustizia e
legalità' lo scorso 17 gennaio ha detto: «l'unica ragione che può
essere sollevata sono i tempi della giustizia: smettiamola di
discutere dell'articolo 18 e facciamo un ragionamento su come rendere
rapida ed efficace la giustizia in tema di diritto del lavoro». Ieri
sullo stesso tema è intervenuto
Raffaele Bonanni: «Sull'articolo 18 siamo disponibili ad
affrontare un solo punto ‐ ha detto il leader della Cisl ‐ i tempi del
contenzioso che vanno accorciati. Le cause durano anni e quindi
bisognerebbe intervenire regolando meglio le procedure. Ma sul
diritto, quello non si tocca». Per Bonanni «la Mercegaglia potrebbe
anche essere una buona sindacalista perché «è molto tenace. E ha
grosse capacità relazionali». Altro tema, come definire in modo più netto la giusta causa, per ridurre la discrezionalità dei giudici. Un obiettivo che stando al parere dei tecnici, è più difficile da ottenere. Resta sempre sul tavolo, mantenendo inalterati i diritti di chi già ha lavoro dipendente, l'ipotesi di sperimentare per i nuovi assunti un contratto a tutela crescente, che non preveda l'applicazione dell'articolo 18 (reintegro per licenziamenti senza giusta causa). Si vedrà su questo punto quanto il governo vorrà spingersi, con i sindacati uniti a non voler ritoccare lo Statuto dei lavoratori. Ai sindacati non piace il contratto unico, nelle varie declinazioni (a partire dalla proposta Ichino); sostengono che c'è già il contratto di apprendistato che va rafforzato, come canale di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. L'incentivazione dell'apprendistato, peraltro, è un punto in comune con Confindustria. Così come il contrasto degli abusi nei contratti flessibili. «Penso che riusciremo ad avere posizioni largamente comuni sulla riforma del mercato del lavoro» ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Che insieme a Bonanni questa sera incontrerà a Torino l'ad della Fiat, Sergio Marchionne sulle prospettive dell'azienda. |
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