La crisi fa ballare i lavoratori sui carboni ardenti. Sono a
rischio i salariati dell'industria, dalla Fiat alla Fincantieri,
dall'edilizia al tessile. Sono in affanno i servizi, alle
imprese e alle persone. Neanche i bancari dormono sonni
tranquilli, sono anzi nell'occhio del ciclone: ristrutturazioni,
accorpamenti, tagli, mancanza di liquidità e strategie che
abbattono o non onorano le domande di credito. Sono 330 mila i
dipendenti del settore e nei giorni scorsi le organizzazioni
sindacali di categoria hanno raggiunto l'accordo con la
controparte per il rinnovo del contratto nazionale scaduto da un
anno. Essere riusciti «in tempi brevi» a raggiungere l'obiettivo
«nel tempo della crisi più pesante che il settore abbia mai
attraversato», per il segretario generale della Fisac Cgil
Agostino Megale è motivo d'orgoglio. Come lo è l'aver costituito
un fondo di solidarietà finalizzato a creare «lavoro stabile e a
tempo indeterminato per le nuove generazioni».
Se però si analizza il voto del direttivo nazionale della Fisac
che ha approvato l'accordo si scopre che il malcontento
serpeggia: 84 voti a favore, 46 contrari e 29 astenuti. Un
consenso non certo di massa, che se si tiene conto degli aventi
diritto al voto nel direttivo si ferma un po' al di sotto del
50%. La minoranza della Fisac che fa capo alla «Cgil che
vogliamo» mette in fila tutti i punti di criticità del nuovo
contratto e si impegna a fornire ai bancari il massimo di
informazioni perché «possando dire la loro a ragion veduta».
Domenico Moccia, ex segretario generale della categoria, parte
da un «vulnus»: il salario d'accesso per i nuovi assunti, del
18% più basso rispetto a quello degli altri dipendenti. È la
prima volta che passa una simile innovazione, «rifiutata solo un
anno e mezzo fa nel corso delle trattative con Intesa San
Paolo». A ciò si aggiungono i contratti complementari per chi
svolge funzioni non strettamente bancarie, che prevedono salari
decurtati del 20% e un orario settimanale maggiorato di 2 ore e
mezza. Ma il punto rivelatore «della matrice ideologica»,
denuncia Moccia, è proprio quello rivendicato dai sostenitori
della bontà del contratto: «Il fondo per l'occupazione giovanile
è finanziato soltanto con i soldi dei lavoratori, i quadri
rinunciando al salario di una festività soppressa e tutti gli
altri con una giornata di lavoro. Le banche non ci mettono una
lira. Ciò nonostante, il fondo sarà gestito da un ente
bilaterale e dunque sarà cogestito dalle imprese e dai
lavoratori. Si tratta di un impianto di concertazione
subalterno, anche perché nel nostro contratto sono state assunte
tutte le scelte regressive uscite da accordi separati, accordi
confederali e modifiche legislative che riducono i diritti dei
lavoratori e l'autonomia sindacale».
L'aumento previsto, per una durata maggiore rispetto alla
passata tradizione contrattuale, è di 170 euro lordi per la
categoria più alta e la massima anzianità, scaglionato in tre
tranches, di cui l'ultima sarà corrisposta nel giugno del 2014.
Tra i sacrifici rispetto al vecchio regime c'è la mancata
integrazione del differenziale tra l'inflazione prevista e
quella reale. Per ultimo, ma non per importanza, è prevista la
possibilità di derogare al contratto nazionale: «C'è addirittura
un peggioramento rispetto all'accordo interconfederale separato
del gennaio 2009, che la Cgil si rifiutò di firmare». Nel
frattempo però, è giusto ricordarlo, è arrivato l'accordo
firmato da tutti, Cgil compresa, del 28 giugno 2011, seguito a
breve distanza dall'articolo 8 della manovra ferragostana di
Monti che cancella il contratto nazionale unico.
Queste le critiche principali avanzate da Moccia, in un contesto
drammatico per una categoria già pesantemente colpita: «I piani
industriali approvati prevedono 16.553 esuberi entro il 2015.
Dai dati dell'Abi (Associazione bancaria italiana) risulta che
grazie alle nuove tecnologie, nel 2011 l'operatività degli
sportelli è diminuita del 33% e per il 2012 è prevista
un'ulteriore riduzione del 15% per l'aumento della produttività.
In questa situazione, che senso ha parlare di nuovi assunti e di
lavoro stabile a tempo indeterminato, per garantire il quale ci
vengono richiesti sacrifici?».