Pomigliano sale sul treno
di CARLO CLERICETTI
La mina delle deroghe all'articolo 18 è stata
disinnescata, ma nella bozza di decreto sulle liberalizzazioni ce n'è
almeno un'altra, e riguarda le ferrovie. Tra i vari provvedimenti ce n'è
uno che elimina l'obbligo, per le imprese ferroviarie e per le
associazioni internazionali di imprese ferroviarie che operano in
Italia, di osservare i contratti collettivi nazionali di settore, anche
con riferimento - salvo rispetto delle leggi vigenti - alle
prescrizioni in materia di condizioni di lavoro del personale. Una norma
che sembra stare a cuore al sottosegretario Catricalà, che già durante
il suo precedente incarico di presidente dell'Antitrust aveva fatto
pressione per far varare questa misura, ma era stato stoppato
soprattutto dalla dura reazione di Mauro Moretti, amministratore
delegato delle Ferrovie, oltre che dei sindacati.
La norma ricorda una vicenda analoga che si è svolta in Germania,
nell'ambito dei servizi postali. In quel caso il governo è intervenuto
per bloccare un'iniziativa che avrebbe basato la concorrenza alla
Deutsche Bundespost sulle peggiori condizioni contrattuali offerte dai
competitori.
Questi precedenti evidentemente non sono stati sufficienti a convincere
Catricalà, visto che nella bozza del decreto italiano riappare pari pari
lo stesso concetto. Che creerebbe, però, un precedente molto pericoloso,
che potrebe portare alla vanificazione dei contratti nazionali. Si
tratta in effetti di un nuovo "caso Pomigliano": Si era detto che
sarebbe rimasto unico per quella situazione specifica, e si è visto poi com'è
andata a finire.
In questo caso i diritti dei lavoratori rischiano di restare vittime del
braccio di ferro tra Ferrovie e Ntv, la società ferroviaria di Luca
Montezemolo, Diego Della Valle, i francesi di Sncf e Banca Intesa, che
si appresta ad entrare in azione in diretta concorrenza con le Ferrovie
dello Stato. Per bloccare il possibile "dumping sociale" le Ferrovie
erano riuscite a far inserire nella manovra di Ferragosto, proprio nel
famoso articolo 8, un emendamento che prevedeva l'obbligo per le imprese
ferroviarie di applicare uno dei contratti nazionali in vigore.
Nel frattempo, però, c'è stato l'accordo del 28 giugno
Confindustria-sindacati (tutti, anche la Cgil), in cui si prevede la
possibilità di contrattare deroghe alla discliplina nazionale - ma in
ambiti precisati, orario e organizzazione del lavoro - o per le
imprese in crisi o per quelle che fanno nuovi investimenti. E proprio
applicando questo accordo in luglio Ntv ha firmato con i sindacati un
contratto che, pur richiamandosi a quello nazionale del trasporto
ferroviario, prevede appunto delle deroghe, che però sono state
contrattate con i sindacati.
Quindi in realtà la soluzione già c'è, e non c'è alcun bisogno di una
norma come quella scritta nell'attuale bozza che sarebbe come il buco
che ben presto fa crollare la diga. Come per la vicenda dell'articolo
18, il governo mette sul piatto un inutile motivo di scontro. Scontata
la contrarietà della Cgil, neanche la Cisl ( per bocca del coordinatore
dell'area contrattuale dei trasporto ferroviari, Gaetano Riccio) si dice
d'accordo sull'attuale formulazione. E' dunque probabile che, anche in
questo caso, quella manina Catricalà dovrà tirarla indietro.
REPUBBLICA- (19 gennaio 2012)