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Firme alla Fiom per il referendum, la Cgil si divide Loris Campetti - Manifesto del 10-1-2012 Si è aperta una settimana cruciale per la Cgil. Mentre il governo dei professori incontra i sindacati per una consultazione che, per esplicita volontà di Monti, nulla ha a che fare con la concertazione, in Cgil si dibatte sullo scontro in atto alla Fiat. Si dibatte e ci si divide.
Che fare, dopo la
valanga di accordi separati con cui è stato cancellato il
contratto nazionale e si è espulsa la Fiom dalle fabbriche? Oggi
una prima analisi dell'era «dopo Cristo», come la chiama Sergio
Marchionne, sarà avviata dal comitato centrale della Fiom. Domani
e giovedì la patata bollente passerà al direttivo nazionale della
Cgil. Landini chiede al governo la convocazione di un tavolo «sugli impegni e gli investimenti per gli stabilimenti italiani della casa automobilistica»: l'esecutivo deve «garantire il pluralismo e le libertà sindacali nel gruppo Fiat». Alla raccolta di firme italiane si affianca una campagna di mobilitazione internazionale che potrebbe sfociare in un ricorso all'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro).
Quattro ore di sciopero
con assemblee si sono già svolte nelle fabbriche Fiat e sabato 11
febbraio, sempre indetta dalla Fiom, una grande manifestazione dei
metalmeccanici attraverserà le strade di Roma in difesa dei
diritti di chi lavora, per la riconquista del contratto nazionale,
contro i diktat Fiat e le discriminazioni sindacali. Fino al 31
dicembre a Pomigliano, tra i 6-700 «nuovi assunti», non ce n'era
uno della Fiom. L'ipotesi però, che ha una sponda nella minoranza «camussiana» all'interno della Fiom, divide la Cgil e non è detto che la segretaria generale deciderà l'affondo nel direttivo di domani.
Oltre alla minoranza
«La Cgil che vogliamo», alcune categorie e strutture territoriali
importanti sono nettamente contrarie, altre temono che se dovesse
passare la logica del commissariamento si aprirebbe una pessima
stagione di caccia alle streghe, con un salto indietro
dell'organizzazione di alcuni decenni. Soprattutto, come potrebbe
spiegare la Cgil una normalizzazione di questo tenore alle
migliaia di lavoratori Fiat che, in appoggio alla battaglia della
Fiom, stanno firmando per indire un referendum abrogativo
dell'accordo-mostro? |
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