Firme alla Fiom per il referendum, la Cgil si divide


 

Loris Campetti - Manifesto del 10-1-2012

 

Si è aperta una settimana cruciale per la Cgil.

Mentre il governo dei professori incontra i sindacati per una consultazione che, per esplicita volontà di Monti, nulla ha a che fare con la concertazione, in Cgil si dibatte sullo scontro in atto alla Fiat. Si dibatte e ci si divide.

Che fare, dopo la valanga di accordi separati con cui è stato cancellato il contratto nazionale e si è espulsa la Fiom dalle fabbriche? Oggi una prima analisi dell'era «dopo Cristo», come la chiama Sergio Marchionne, sarà avviata dal comitato centrale della Fiom. Domani e giovedì la patata bollente passerà al direttivo nazionale della Cgil.
Il segretario dei metalmeccanici Maurizio Landini proporrà di assumere la richiesta che viene da tanti e tante dipendenti Fiat di indire un referendum per bocciare il contratto aziendale imposto da un accordo separato tra l'azienda e tutti i sindacati tranne la Fiom, senza mandato dei lavoratori e senza verifica nei posti di lavoro. «Secondo l'accordo del 1993, nel caso di un accordo approvato a maggioranza dalle Rsu, i lavoratori interessati possono raccogliere le firme per chiedere il referendum abrogativo», spiega Landini. E in soli tre giorni le firme raccolte nelle fabbriche sono oltre 10 mila, un po' meno della metà di quelle necessarie a restituire la parola agli 86 mila dipendenti della multinazionale.

Landini chiede al governo la convocazione di un tavolo «sugli impegni e gli investimenti per gli stabilimenti italiani della casa automobilistica»: l'esecutivo deve «garantire il pluralismo e le libertà sindacali nel gruppo Fiat».

Alla raccolta di firme italiane si affianca una campagna di mobilitazione internazionale che potrebbe sfociare in un ricorso all'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro).

Quattro ore di sciopero con assemblee si sono già svolte nelle fabbriche Fiat e sabato 11 febbraio, sempre indetta dalla Fiom, una grande manifestazione dei metalmeccanici attraverserà le strade di Roma in difesa dei diritti di chi lavora, per la riconquista del contratto nazionale, contro i diktat Fiat e le discriminazioni sindacali. Fino al 31 dicembre a Pomigliano, tra i 6-700 «nuovi assunti», non ce n'era uno della Fiom.
Se in casa Fiom non ci sono dubbi sul fatto che la battaglia continuerà «fino alla riconquista del contratto nazionale», in Cgil c'è chi invece vorrebbe mettere nero su bianco la parola «sconfitta», con l'obiettivo di togliere alla Fiom l'autonomia contrattuale andando ad apporre una firma più o meno tecnica in calce all'accordo separato, nei fatti commissariando la categoria.

L'ipotesi però, che ha una sponda nella minoranza «camussiana» all'interno della Fiom, divide la Cgil e non è detto che la segretaria generale deciderà l'affondo nel direttivo di domani.

Oltre alla minoranza «La Cgil che vogliamo», alcune categorie e strutture territoriali importanti sono nettamente contrarie, altre temono che se dovesse passare la logica del commissariamento si aprirebbe una pessima stagione di caccia alle streghe, con un salto indietro dell'organizzazione di alcuni decenni. Soprattutto, come potrebbe spiegare la Cgil una normalizzazione di questo tenore alle migliaia di lavoratori Fiat che, in appoggio alla battaglia della Fiom, stanno firmando per indire un referendum abrogativo dell'accordo-mostro?