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"Licenziare gli statali? Dovremo porci il problema
Roma, 03-01-2012 - Rainew24
La ricetta di Confindustria non cambia: con questa pressione foscale
da record, di altre tasse non se ne parla. Non restano che i tagli alla
spesa pubblica. E tra questi, almeno secondo il direttore generale
Giampaolo Galli, bisognerebbe anche ragionare sul licenziamento dei
dipendenti statali, come in Grecia.
Ospite de La 7, Galli, rispondendo a una domanda sulla possibilità di
licenziare i dipendenti pubblici ha detto che "a un certo punto dovremmo
porci anche questa
prospettiva qui".
La reazione della Cgil
"Licenziare i dipendenti pubblici? Confindustria dovrebbe essere più
attenta a ciò che dice", replica la Cgil. "C'è bisogno di definire un
riassetto dello Stato e un'innovazione efficiente dalla Pubblica
amministrazione. Riassetto e innovazione che non
si fanno con i tagli - afferma il sindacato - si fanno assumendo giovani
professionalizzati, semplificando e qualificando i servizi".
Basta guerre di religione sull'art.18
La riforma del mercato del lavoro "ha senso se serve a migliorare le
prospettive di occupazione delle persone, la competitività delle imprese
e la crescita dell'economia", ha detto il direttore generale
di Confindustria a 'Omnibus', aggiungendo che sull'articolo 18 non c'è
"nessuna guerra di religione".
Crisi proonda
Galli ha sottolineato che ci sono situazioni di "disagio sociali anche
molti forti", ma che nascono non tanto dalla manovra del Governo Monti.
Piuttosto dal fatto
che questa è una "lunga crisi".
Sacrifici in tempi stretti
Ora l'Italia sta facendo un "aggiustamento" della finanza pubblica.
"Purtroppo - ha detto il direttore generale di Confindustria - lo
dobbiamo fare nel giro di pochi anni. Questo comporta dei sacrifici, dei
costi".
Altrimenti si chiude
Secondo Galli "la manovra non è così pesante" e i consumatori tendono a
"esagerare i numeri dei rincari, ma è indubbio che colgono un aspetto
reale. La sommatoria delle manovre un costo per le persone ce l'hanno.
Ma bisogna chiedersi quale era
l'alternativa. Sarebbe stato un disastro dal punto di vista dei posti di
lavoro e dei redditi, della possibilità di occupazione per giovani e non
e la chiusura di imprese".
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