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Monti accelera sulle
riforme del lavoro
Tra le ipotesi spunta il contratto prevalente
Il premier fissa
incontri bilaterali con le parti sociali, a cui però impone 'tempi
stretti'. Nel frattempo filtrano le prime indiscrezioni sulle ipotesi di
lavoro dell'esecutivo, che starebbe pensando all'introduzione di una
nuova forma contrattuale che eliminerebbe le 40 già esistenti. Si
salverebbero solo l'apprendistato e il contratto stagionale
2 GENNAIO 2011 - Il Fatto Quotidiano
Liberalizzazioni e riforma del mercato del lavoro: sono questi i
due provvedimenti primari che il governo Monti
cercherà di raggiungere all’inizio del 2012. Obiettivo? Rilanciare
l’economia italiana e rispondere così alle richieste pressanti
dell’Europa. Per raggiungere quanto prefissato, il premier – che ha
già in agenda due consigli dei ministri ad hoc – è già a lavoro,
come dimostrano le telefonate di ieri con i sindacati, a cui
seguiranno nuovi ‘contatti’ dal nove gennaio in poi.
A quanto pare, si tratterà di una serie di incontri bilaterali che
gestirà in prima persona il ministro per il Lavoro, Elsa
Fornero, il che significa solo una cosa: non ci sarà
alcun tavolo comune o di “concertazione”. Dalle riunioni con le sigle
sindacali, del resto, dovrebbero giungere soltanto indicazioni e
suggerimenti, poi spetterà all’esecutivo la valutazione nel merito e
l’eventuale presentazione alle Camere.
Le parti sociali, però, non condividono questa strategia, rilanciando
la richiesta di condivisione delle scelte. “Troverei curioso che la
discussione sia fatta senza chi deve applicare quelle regole” ha detto
il segretario della Uil, Luigi Angeletti, secondo cui
“bisogna cambiare le norme sul mercato del lavoro coinvolgendo anche
le imprese”. Più articolata la posizione del leader della Cisl
Raffaele Bonanni. “Noi non ci prestiamo a questo clima
surreale dove tutti gridano che bisogna fare qualcosa per andare
avanti ma nessuno vuole rendere trasparente davvero il da farsi” ha
detto Bonanni, secondo cui “senza concertazione il Paese andrebbe allo
sbando. Monti deve fare un salto di qualità. Andare avanti così, senza
discutere con la politica, senza consultare i sindacati, mettendo la
fiducia susciterebbe un clima torbido”. Esposta la tesi, Bonanni è
passato alle richieste e in tal senso la proposta non cambia:
servirebbe un patto tra il governo con imprese e sindacati. Quanto al
nodo dell’articolo 18, invece, il segretario generale della Cisl non
entra nel merito, ribadisce la posizione “di chi non ha mai posto veti
e non accetta veti da parte di nessuno” e si dice disponibile a “una
discussione a tutto tondo senza soluzioni preconfezionate”.
Nel frattempo, trapelano le prime indiscrezioni sui ‘piani’ del
governo, che in vista degli incontri con i sindacati starebbe
lavorando all’ipotesi di un contratto ”prevalente”,
con un lungo periodo di prova (fino a tre anni) a sostituire le oltre
40 forme contrattuali esistenti (si salverebbero solo l’apprendistato
e il contratto stagionale). Se tale ipotesi dovesse divenire
realtà, verrebbe rispedita al mittente la ‘proposta Ichino‘,
che prevede per i nuovi assunti la possibilità di licenziamento per
motivi economici. Cosa ben diversa, quindi, dal diritto al reintegro
nel caso di licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo
previsto dall’articolo 18. La posizione dei sindacati, invece, è
sempre la stessa: unificazione dei contributi previdenziali per tutte
le categorie (ora i lavoratori dipendenti pagano il 33 per cento, i
collaboratori al 27,72 per cento, commercianti e artigiani arriveranno
al 24 per cento nel 2018).
Forme contrattuali a parte, il pezzo grosso sul tavolo della riforma è
un altro: trattasi degli ammortizzatori sociali, tema
che ha fatto deragliare gli ultimi Governi a causa della mancanza di
fondi. Quasi impossibile, del resto, rendere più elastico il mercato
del lavoro senza pensare a indennità di disoccupazione più sostanziose
e ‘allargate’ a tutte le categorie. Il “confronto col governo Monti
non va sprecato”, avverte la Cgil, che non vuole essere succube dei
tempi stretti imposti da Monti; per il sindacato del segretario
Camusso, inoltre, “occorre definire le priorità” a
partire da fisco, crescita, lavoro, produttività, pensioni e
rappresentanza. I sindacati comunque avvertono che nella riforma del
mercato del lavoro vanno coinvolte anche le imprese.
Le prossime mosse del governo Monti, inoltre, mettono in difficoltà
anche i partiti. Al Pdl diviso al suo interno (e a
rischio fughe di parlamentari verso il centro) fa eco il Pd,
costretto a fare i conti con i problemi legati alla riforma del
lavoro: se una parte dei democratici vuole appoggiare le misure di
Monti, allo stesso tempo ce n’è un’altra che teme di essere scavalcata
a sinistra dai sindacati. ‘Rilassata’, invece, la situazione interna
all’Udc, sempre più in completa sintonia con la linea di Monti, il
quale oggi ha scambiato gli auguri di buon anno con i leader.
In tale occasione, il premier avrebbe annunciato di voler “allargare
la platea delle categorie interessate” dalle liberalizzazioni, senza
nessuna intenzione di “forzare la mano” su un argomento così delicato.
I partiti, dal canto loro, attendono dal governo le prime indicazioni,
per poter valutare eventuali controproposte. In tal senso, non mancano
le indiscrezioni. Il Pdl, ad esempio, punterebbe a
una riforma mirata alla crescita e alla valorizzazione della
contrattazione aziendale, magari anche attraverso la modifica
dell’articolo 18, sulla scia della proposta di legge di Pietro
Ichino. A dicembre, del resto, è stata annunciata una
proposta elaborata dall’ex ministro Maurizio Sacconi
per un provvedimento che punti anche alla crescita e alla ripresa
degli investimenti in Italia da parte di gruppi stranieri.
Diversa la posizione del Partito Democratico, che su un punto in
particolare non intende cedere: la riforma dovrà avere come
bilanciamento la tutela di chi è più debole in questa fase. Per quanto
riguarda le pensioni, per il Pd c’è una grande necessità di riformare
gli ammortizzatori sociali, specie con il passaggio al contributivo
per tutti. Un no secco a toccare l’articolo 18, invece, è arrivato dal
segretario Pier Luigi Bersani. Nessun preconcetto a
cambiare l’articolo 18, invece, dal Terzo Polo, il
cui obbiettivo è quello di abbattere il precariato “con interventi
incisivi anche se graduali”.
A parte la cautela di facciata (e di strategia), è tuttavia innegabile
che per l’esecutivo le barricate alla libera
concorrenza rappresentano i bastian contrari del rilancio economico.
Da questo dato di fatto, si spiegherebbe anche la fretta di Mario
Monti, che a gennaio ha fissato una serie di incontri internazionali
in cui vuol presentare almeno una bozza del suo programma di riforma
del mercato del lavoro. L’agenda ha già le date sottolineate in
rosso: il 6 gennaio volerà a Parigi per partecipare ad un convegno
insieme ai ministri Corrado Passera e Enzo
Moavero. Il 18, invece, Monti andrà a Londra da Cameron, il
21 a Tripoli per incontrare il nuovo governo libico, il 23 a Bruxelles
per l’Eurogruppo e il 30 sempre nella capitale belga è in programma il
Consiglio europeo straordinario. Non c’è ancora una data, invece,per
l’incontro da tenere a Roma con Nikolas Sarkozy e
Angela Merk
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