Part-time e pensione per gli anziani. Fornero studia il «contratto graduale»di Davide Colombo - 3 gennaio 2011 - Sole24ore La proposta di riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali che il Governo potrebbe mettere in campo dopo il confronto con le parti sociali sarà legata a doppio filo con la logica «totalmente contributiva» delle nuove pensioni. Più che a modellistiche come il «contratto unico» o il «contratto prevalente», da associare ai contratti a termine e all'apprendistato in una prospettiva di razionalizzazione delle numerose tipologie che si sono cumulate dopo la riforma Treu (1999) e la legge Biagi (2003), quello cui si sta pensando è un modello di «contratto graduale» capace di accompagnare l'allungamento della vita lavorativa e le future uscite flessibili per il pensionamento. Come arrivarci non è tema di oggi ma delle prossime settimane. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, mantiene il massimo riserbo su questo nuovo fronte di riforma e restano, al momento, le indicazione date dal presidente del Consiglio, Mario Monti, nella conferenza stampa di fine anno. L'obiettivo è quello di superare nel più virtuoso dei modi possibili il dualismo che oggi blocca il nostro mercato del lavoro, con le tutele piene da una parte (importante ma minoritaria) e l'infinito ventaglio delle precarietà dall'altra. E per raggiungerlo si passerà da un confronto aperto con i sindacati e tutte le organizzazioni datoriali per conoscere prima le loro analisi dell'assetto attuale del mercato del lavoro e, poi, le loro proposte di intervento concreto. Un passaggio non semplice e che non potrà non partire anche dai dati relativi alle platee dei lavoratori oggi interessati da un ammortizzatore sociale dopo diversi anni di crisi e di finanziamenti degli strumenti in deroga. Ma la logica del «contratto graduale» è chiara. In un contesto in cui non conta più il peso dell'ultima busta paga per il calcolo della pensione, come si faceva con il residuo sistema di calcolo retributivo, deve valere un modello contrattuale legato all'intero «ciclo di vita» del lavoratore. Un contratto, per esempio, capace di prevedere tempi di lavoro graduati per i più anziani che, magari, possono accettare una retribuzione inferiore e cominciare a incassare una parte dell'assegno previdenziale. Gli esempi, in giro per l'Europa, non mancano. Uscire dalle otto ore di lavoro standard per rendere possibile l'allungamento della vita lavorativa ora necessario per la pensione di vecchiaia potrebbe essere una strada. L'altra potrebbe essere quella di graduare anche le mansioni del lavoratore, magari tenendo conto del «ciclo di produttività» associato al «ciclo di vita», con una conseguente revisione delle forme di retribuzione attuali che, guardando al passato, pesano di più solo negli anni finali. Mansioni diverse negli ultimi anni di lavoro potrebbero accompagnarsi a quelle ipotesi di «tutoraggio per gli apprendisti» di cui ha parlato in più occasioni anche l'ex ministro Maurizio Sacconi. L'altro lato fragile del mercato del lavoro di cui si dovrà tener conto sono i giovani e le donne, le categorie che in Italia vantano tra i più bassi tassi di occupazione d'Europa. E il «contratto graduale», più che le diverse forme di detassazione fin qui proposti e in parte sperimentati, potrebbe offrire soluzioni migliori, stando alle ipotesi cui guardano i tecnici del ministero. Insieme al «contratto graduale», naturalmente, dovrebbero arrivare i nuovi ammortizzatori sociali, da finanziare nel medio termine con parte dei risparmi assicurati dalla riforma previdenziale (circa 20 miliardi a regime). Anche su questo fronte le ipotesi di modifica sono numerose ma vanno tutte nella direzione dell'estensione più ampia possibile delle forme di integrazione al reddito con un loro aggancio a percorsi di formazione e ricollocamento. Il confronto, su tutti questi temi, dovrebbe partire dopo l'Epifania con l'obiettivo di arrivare senza tempi troppo lunghi a un'ipotesi di intervento condivisa da presentare al Parlamento entro marzo, visto che in aprile va presentato a Bruxelles il nuovo Piano nazionale di riforma.
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