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Le ristrutturazioni inutili delle banche europee
Claudio Mezzanzanica Manifesto - 29-12-2011 Salvare le banche per salvare l'economia, per salvare l'Europa. Questo il credo della Bce e dei governi attuali del vecchio continente. Salvare lo status quo, dunque, del mondo bancario. Nessun intervento sulle altre istituzioni finanziarie e sulle regole del mercato. Da questa crisi,si dovrebbe uscire senza alcuna modifica di quel mondo che è alla sua origine. Sarà possibile? E' realistica questa politica prima che ancora socialmente equa?
Negli Usa, attraverso l'agenzia statale Fdic si sta pilotando una grande ristrutturazione degli istituti di credito. Dopo il crollo dei colossi Bearn Stern e Goldman Sachs, in tre anni sono state liquidate altre 400 banche: 140 nel 2009, 154 nel 2010 e finora 91 nel corso di quest'anno. Sono state tutte assorbite da altre in migliore salute dopo che tutti i bond inesigibili sono stati azzerati. Si liquidano situazioni precarie o irrimediabili azzerando prodotti che non hanno piu valore. Ovvero: si fa pulizia. Certo,Wall Street e il suo circo è poco toccato, ma non c'è dubbio che sia l'economia reale su scala regionale che le attività finanziarie dopo questa cura stanno dando segni di ripresa.
Le banche associate alla Fdic - circa 3000 - nel secondo
trimestre di quest'anno hanno segnato 28 miliardi di utili contro
i 20 dello stesso periodo dell'anno precedente. Un bel segno di
vitalità dopo la cura dimagrante. Frutto anche della scomparsa di
una zavorra fatta da prodotti ormai senza valore. In Europa l'intreccio tra banca ed impresa, tra finanza ed economia reale viene ritenuta cosi forte che un'opera di pulizia è temuta per le sue ripercussioni. Da qui la difesa dello status quo bancario. Non c'è dubbio che l'intreccio tra banca ed impresa su questa sponda dell'Atlantico sia diversa ma proprio per questo è giunto il momento per diversificare il mercato finanziario. A partire dalla separazione tra assicurazione e banche. Non vi è dubbio che questa separazione ha fatto bene alla economia americana introducendo una pluralità di soggetti a cui rivolgersi per sviluppare le imprese. Chissà se i bocconiani che governano oggi in Italia faranno loro questa lezione di libero mercato o si limiteranno a liberalizzare taxi, farmacie, edicole e quanto di piu marginale esiste nella vita di tutti i giorni.
Si dice che le banche italiane non lo siano. Cosa sono allora i
720 contratti di Cda sottoscritti da loro? Non certo opere di
bene. E se non vogliamo parlare di derivati, su cui continua ad
esistere una discreta omertà, parliamo dei crediti verso
l'economia reale. Per non parlare della Banca popolare di Milano. Una banca che da due anni non rastrella sul mercato i soldi per il proprio aumento di capitale, nonostante abbassi la cifra ogni volta, come dobbiamo considerarla? Una banca in salute o qualcosa da porre in liquidazione per la salute del mercato e magari come segnale educativo a certi circoli che amano giocare nell'ombra senza alcun titolo proprietario? Questo guardando il nostro orticello. Poi viene il resto d'Europa dove qualcuno ha perfino barato negli stress test promossi dalla Bce.
La crisi finanziaria esige i suoi sacrifici in questo campo. Un cambiamento è dovuto mentre la difesa dell'esistente è pura zavorra per la ripresa. Si dirà che l'Europa dei 24 stati non puo' avviare una politica di liquidazione di istituti di credito. Puo però regalare soldi alle banche con prestiti triennali all'1%. Questa Europa e questa classe dirigente non sa fare altro. Con una domanda un po' retorica, questa classe dirigente con questa politica ci sta portando fuori dalla crisi?
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