Il cavalier Steno, classe 1930, anche se è a capo di un'azienda
che dà lavoro a 7 mila persone nel mondo - con un fatturato di 3,6
miliardi di euro e una crescita stimata a 6 miliardi entro il 2013
- sotto le feste sa comportarsi ancora come i padroni di una
volta. Come un padre, buono ma severo. La vigilia scende tra i
dipendenti come fosse Babbo Natale e fa gli auguri a nome della
famiglia, famiglia Marcegaglia, la più importante realtà italiana
nella produzione di tubi trafilati in acciaio e carbonio. Questa
volta però il papà di Emma, la presidente di Confindustria che
predica sacrifici alle vite degli altri, non si è palesato ai suoi
operai solo per il salutino di rito e la fetta di penettone ma
anche per attaccare la Fiom che si ostina a non firmare l'accordo
sul salario d'ingresso.
E' un suo vecchio cavallo di battaglia il salario d'ingresso,
tanto che Steno Marcegalia da un anno e mezzo ha aperto un
contenzioso in tutti i suoi stabilimenti sulla base di una falsa
promessa: la presunta assunzione di 250 persone (finora ne ha
assunte solo 100) a patto che accettino una riduzione secca dello
stipendio. Proprio per questo il tribunale di Ravenna, dove ha
sede una delle fabbriche più importanti, lo ha già condannato per
attività anti sindacale (aveva utilizzato 40 lavoratori in modo
scorretto utilizzando il salario d'ingresso).
La comparsata del cavalier Steno, nello stabilimento di Contino e
nella sede di Gazoldo degli Ippoliti, nel mantovano, ieri si è
trasformata in un surreale set fantozziano, con tutti i lavoratori
obbligati ad ascoltare la predica contro la Fiom senza poter
nemmeno fiatare (più della metà degli abitanti di Gazoldo, tanto
per intenderci, lavora alla Marcegaglia, compreso il sindaco...).
Il predicozzo natalizio non è stato uno sfogo ma un'autentica
minaccia. Il messaggio, reiterato in più di mezz'ora di
intervento, è stato piuttosto esplicito: se la Fiom si ostina a
non firmare l'accordo sul salario d'ingresso, lui potrebbe essere
costretto a disinvestire, ad esternalizzare e un giorno, perché
no?, magari anche a licenziare. E non si tratta di un'ipotesi
tanto remota. Negli stabilimenti, per esempio, attualmente ci sono
quaranta lavoratori interinali con il contratto in scadenza, e
giusto perché il cavalier Steno, bontà sua, non vuole lasciarli a
casa durante le feste natalizie il contratto è stato rinnovato, ma
di un solo mese, «visto che non accettate le assunzioni col
salario d'ingresso...».
Questo è il clima che si respira nelle fabbriche, non in crisi,
del gruppo della presidente di Confindustria (anche se dal 2008
sembra che le cose non stiano girando proprio per il verso
giusto). «L'azienda - spiega Mirco Rota, segretario generale della
Fiom Lombardia - sta cercando di dipingere la Fiom come il
sindacato che è contro le assunzioni, quando siamo proprio noi ad
aver chiesto l'assunzione dei quaranta lavoratori interinali sotto
ricatto. Il gruppo Marcegaglia, invece, è disposto ad assumere
solo imponendo una diminuzione secca dello stipendio che può
arrivare fino a 400 euro in meno in busta paga. L'incredibile
assemblea di ieri lo dimostra: con la logica del ricatto e della
minaccia vogliono spaventare i lavoratori e metterli contro i
nostri delegati. Steno Marcegaglia però si è dimenticato di dire
che le assunzioni non ci saranno più non certo per colpa del
salario d'ingresso ma per la difficile situazione in cui si
trovano molti stabilimenti del gruppo».