La leader della Cgil: «Situazione grave Ma quella di Monti non è la ricetta giusta»
ROMA - La stangata del governo Monti ha provocato la mobilitazione di tutti i sindacati, che cercano di dar voce alla protesta di lavoratori e pensionati. I motivi di questa opposizione durissima e di quella che ci sarà rispetto a ogni ipotesi di modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori li spiega il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Il governo dice che la manovra ha salvato l'Italia da una
situazione dove erano a rischio i risparmi e le tredicesime. È
d'accordo?
«Vedo che si autoattribuiscono il ruolo di salvatori della Patria.
La realtà è che la situazione era ed è grave, ma la ricetta giusta
non è quella di Monti».
Perché?
«Perché grava sui soliti noti: chi ha un reddito Irpef dichiarato,
in genere medio basso. Perché punta a far cassa rapidamente su chi
non può sottrarsi e non si è mai sottratto al Fisco. Determina
recessione e quindi non mette affatto al riparo il Paese. Hanno solo
preso tempo».
Servirà un'altra manovra?
«Di sicuro, non c'è una spinta alla crescita. C'è invece
l'impoverimento di gran parte del Paese, perché la logica è stata
quella di trovare chi pagasse il prezzo del pareggio di bilancio».
Lei al posto di Monti che avrebbe fatto?
«Lo abbiamo detto molte volte. Avremmo introdotto forme serie di
prelievo sulle grandi ricchezze e non misure così leggere che
rasentano la trasparenza. Avremmo messo un sano tetto alle
retribuzioni più alte e alla pluralità di incarichi pubblici e
cumuli multipli tra stipendi e pensioni d'oro. E avremmo fatto cose
più incisive sull'evasione, solo per fare qualche esempio».
La riforma delle pensioni è pesante. Ma nell'opinione pubblica
c'è anche la consapevolezza che è la conseguenza degli errori del
passato. Non crede che nel '95 fu uno sbaglio, anche del sindacato,
escludere dal contributivo i lavoratori con più di 18 anni di
servizio?
«La Cgil già allora pensava che il contributivo pro quota potesse
essere una soluzione e Sergio Cofferati lo disse pubblicamente. Oggi
comunque tra i lavoratori e i pensionati che frequento io non c'è
nessuno che trovi la riforma Fornero ragionevole. C'è una
straordinaria sottovalutazione e una supponenza impressionante da
parte del governo nel non capire le conseguenze di questa riforma,
che rappresenta un intervento brutale sui prossimi 6-7 anni per
tante persone che non potranno accedere alla pensione e non avranno
un sussidio. C'è un livello di aggressione nei confronti dei
lavoratori e delle lavoratrici che, fatto da una donna, stupisce
molto».
Ma come, si dice che Fornero ministro l'abbia voluto la Cgil,
sbarrando la strada a Carlo Dell'Aringa...
«Non è vero. La Cgil non ha partecipato al totoministri e non ha
posto veti di sorta. Ma mi interessa tornare sulle pensioni perché
c'è una cosa che nessuno ha notato ed è gravissima».
Quale?
«Nella riforma c'è una norma programmatica che affida a una
commissione di studiare la possibilità che i lavoratori spostino una
parte dei contributi previdenziali dal sistema pubblico alle
assicurazioni private. Questa è una riforma per smontare il pilastro
delle pensioni pubbliche. Quindi Fornero non tiri in ballo a
sproposito Lama, perché lei ha fatto esattamente una riforma contro
i suoi figli, anzi i suoi nipoti».
Mettere in sicurezza finanziaria le pensioni è un modo per
garantire il pagamento delle stesse alle prossime generazioni.
«No, no, il sistema era già in sicurezza».
Non può negare che finora chi è andato col retributivo spesso
ha ricevuto un regalo rispetto ai contributi versati.
«Guardi che il fondo lavoratori dipendenti è in attivo mentre le
gestioni in passivo sono pagate coi contributi dei parasubordinati.
Ha idea invece di che dramma sociale creerà questa riforma per i
lavoratori dipendenti e i precari, determinando insicurezza e paure?
Che senso ha tutto questo? Quello di regalare il sistema alle
assicurazioni?».
Sta dicendo che Fornero lavora per le assicurazioni private?
«Se guardo la manovra, sì. Ma un governo di tecnici non può pensare
di trasformare il Welfare senza discuterne con nessuno».
Quasi quasi era meglio Berlusconi?
«No, perché se siamo arrivati a questo punto è per colpa dei suoi
governi. Ma ciò non significa che questo esecutivo possa fare
qualsiasi cosa. Quando sento dire che bisogna riformare il ciclo
della vita..., ma chi sono gli unti del signore pure loro?».
Meglio andare alle elezioni anticipate?
«Questo governo è nato per affrontare un'emergenza. Trovo che ci sia
un tratto autoritario nel voler dire che sarà il grande riformatore
del Paese, perché questo spetta alla politica».
Ci saranno altri scioperi?
«Valuteremo con Cisl e Uil. Io sono per continuare la mobilitazione.
Non finisce qui. Contesto che si possa pensare che ci siano lavori
che si possono fare fino a 70 anni. Fornero scenda dalla cattedra:
se la immagina una sala operatoria con infermieri settantenni? Si
rende conto che c'è gente che si fa un mazzo così e non può farselo
più nemmeno a 66 anni? Mica sono tutti banchieri. Invece, trattiamo
la gente che va in pensione dopo 42 anni come se fossero dei
profittatori mentre c'è a chi basta una legislatura».
Dopo le pensioni, tocca al mercato del lavoro. Fornero propone
il contratto unico per i giovani, senza le tutele al 100%
dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
«Sarebbe un nuovo apartheid, a danno dei giovani. Se facciamo
un'analisi della realtà, vediamo che la precarietà c'è soprattutto
dove non si applica l'articolo 18, nelle piccole aziende. Quindi
tutta questa discussione è fondata su un presupposto falso. Vogliamo
combattere la precarietà? Si rialzi l'obbligo scolastico, si punti
sull'apprendistato e si cancellino le 52 forme contrattuali
atipiche».
Insomma per la Cgil l'articolo 18 resta un totem, come dice
Fornero. Ammetterà almeno che bisogna superare il dualismo del
mercato del lavoro tra garantiti e precari.
«Non è un totem, ma una norma di civiltà. Vogliamo superare il
dualismo? Lancio una sfida: facciamo costare il lavoro precario di
più di quello a tempo indeterminato e scommettiamo che nessuno più
dirà che il problema è l'articolo 18?».
Fornero dice che le donne non devono rivendicare compensazioni
ma parità, anche nei lavori domestici. È d'accordo?
«Fornero dovrebbe intanto ripristinare la legge contro le dimissioni
in bianco e farne una sulla paternità obbligatoria. Sarebbero passi
in avanti concreti verso la parità».
- 19 dicembre 2011 | Corriere della Sera