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No Debito, niente luna di miele:
E' ora dell'opposizione a Monti
Checchino Antonini
Da Bocconi a Piazza Affari, il prossimo corteo nazionale No Debito
non sarà a Roma ma a Milano e collegherà due punti cruciali per la
governance delle banche. Come dire: anziché i maggiordomi si
assediano i padroni. Perché questo spazio antiliberista, racchiuso
nei cinque punti del 1°Ottobre (no al debito, alle spese militari,
alle grandi opere, sì alla patrimoniale, ai beni comuni e alla
democrazia) vuole costruire l'opposizione politica e sociale al
governo "techno" e guasterà la festa a Monti anche quando
scenderanno in Italia Merkel e Sarkozy, attesi per gennaio, fino a
promuovere campagne in Italia e in Europa perché i cittadini si
pronuncino - e boccino - sulla cessione di sovranità alla Bce, sulla
costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. Poi si scenderà
tutti a Napoli per attraversare il luogo simbolo della doppia
schiavitù: «Ogni fabbrica che chiude al Sud c'è un silenzio
colpevole, da Termini Imerese alla Iris Bus, ogni volta quel vuoto
sociale drammatico viene riempito dalle mafie o dal lavoro nero». E
prima ancora, i No Deb sciopereranno il 27 gennaio coi sindacati di
base e l'11 febbraio contesteranno Marchionne assieme alla Fiom.
Tutto ciò passerà per la generalizzazione dei comitati nei territori
e un No debito day calendarizzato per il 21 gennaio, giornata della
visibilità della resistenza contro il pagamento del debito,
l'austerità e la rapina di democrazia. E' previsto un seminario
sulla comunicazione e sarà disponibile un conto per
l'autofinanziamento.
E' toccato a Giorgio Cremaschi, ieri mattina a Roma, il compito di
introdurre la seconda assemblea nazionale del nascente movimento
ripetendo le ragioni fondative, spiegando l'inutilità del massacro
sociale, l'urgenza di diventare «tutti greci» e lanciando il
calendario per il breve periodo. E' stata un'assemblea vera e forse
per questo invisibile alla stampa mainstream dove, accanto alle
strutture organizzate (Usb, pezzi di Fiom, Sc, Rifondazione - tra
gli altri era in sala Paolo Ferrero - Rete dei comunisti, Pcl, Usi
ecc...) hanno partecipato lavoratori in carne e ossa espressioni di
conflitti in corso: da Pomigliano alla Merloni, dall'Inpdap a
trasporti, pubblico impiego, dalla Val Susa "gasata" fino a
Liberazione (che ha preso la parola) e altre grandi e piccole realtà
che attraversano le stagioni della crisi.
Tutto è iniziato con le 5-600 persone in piedi ad applaudire i
senegalesi di Firenze nel ricordo dolente della strage del 13
dicembre. Consistenti settori, interessati all'appuntamento, sono
stati dirottati nelle scadenze promosse dalle reti antirazziste a
Firenze e Torino ma la diretta in streaming di Libera.tv, con i suoi
mille contatti di ieri mattina, ha attutito la distanza da Roma.
L'incontro è stato utile per il confronto tra le esperienze
territoriali e l'approfondimento della piattaforma che vuole essere
efficace nella costruzione di conflitto sulla scia degli spazi ormai
permanenti che sono stati aperti sulle altre sponde del Mediterraneo
e negli Usa. «Non siamo un ufficio studi», ha tenuto a precisare
Cremaschi in polemica con un'opposizione parlamentare inesistente e
subalterna. E come lui altri interventi hanno provato ad incrociare
pezzi di analisi con suggerimenti sulla strumentazione da adottare,
fornendo dati o indicando iniziative possibili. Così, se una
studentessa di Atenei in rivolta svela la mistificazione delle
retoriche generazionali utilizzate per spiegare il massacro sociale
(«Il prestito d'onore degli universitari serve a far pagare il
debito a chi non l'ha creato», Danilo Corradi, uno degli autori di
"Capitalismo tossico", individua nella detassazione dei profitti il
motore del debito pubblico. Quello che si cerca di inventare è uno
«strappo sociale con la concertazione, anche sul piano culturale»
(Paolo Di Vetta dei Blocchi precari metropolitani) che rompa con la
frammentazione sindacale e delle lotte. Ma non è questa l'unica
dimensione sulla quale muoversi: Franco Russo ha suggerito due
grandi campagne, una in Italia, l'altra in Europa. La prima perché
non venga scippata la possibilità di un referendum sulle modifiche
costituzionali per inserire il pareggio di bilancio nella Carta,
l'altra perché un referendum europeo consenta che i cittadini si
esprimano sull'austerità e sugli scippi di sovranità da parte della
Bce. Ci sarà bisogno di alleati, di sperimentare - come ha proposto
Vittorio Agnoletto - la possibilità di un'Ice (iniziativa dei
cittadini europei, 1 milione di firme in almeno 7 paesi per
obbligare l'Ue a una direttiva anti Bce). «L'opposizione costituente
dovrà avere velocità e sguardo lungo - sintetizza Eleonora Forenza
del Prc - l'irresponsabile è chi tace o balbetta o asseconda la
torsione presidenziale mentre un anno fa saliva sul tetto di Valle
Giulia per farsi fotografare con gli studenti e i ricercatori. Prima
sono contro Gelmini poi sostengono il suo grande sponsor Monti».
18/12/2011 - Liberazione
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