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Firmato l'accordo della vergogna. La Fiom fuori dalle fabbriche
Siglato l'accordo Fiat. Il sì di Fim, Uilm, Ugl, Fismic e Associazione Quadri a un contratto che riguarda 86mila lavoratori e cambia in modo pesantissimo tutte le regole, in chiave antisindacale, lasciando fuori dalle fabbriche la Fiom. Per Marchionne "una svolta storica". Per la Cgil, "si impone la modifica dello Statuto dei lavoratori"
Loris Campetti - 13.12.2011
C'erano una volta anche le Rsu, figlie più o meno legittime degli antichi consigli di fabbrica, che comunque rappresentavano le volontà e il voto dei lavoratori. I delegati eletti democraticamente saranno ora sostituiti da ascari nominati dai sindacati firmatari degli accordi. Non si potrà più conoscere il consenso delle singole sigle perché i lavoratori sono stati retrocessi a pura mano d'opera, privi di diritti e di rappresentanza. In Fiat, come in tutte le aziende italiane, c'era una volta la Fiom, 110 anni di vita, lotte, sconfitte e conquiste, il sindacato dei metalmeccanici più rappresentativo quando le rappresentanze venivano elette. Dal 1° gennaio del 2012 non ci sarà più nelle fabbriche dell'eroe dei due monti sergio Marchionne. Perché no? Perché la Fiom non ha accettato il diktat Fiat rifiutandosi di firmare il contratto di Pomigliano.
C'era una volta il diritto di sciopero. E ad ammalarsi, a
contrattare organizzazione del lavoro e straordinari. La firma
di ieri ha cancellato in blocco questi diritti. Se vogliono
lavorare gli operai dovranno accettare queste regole. Neanche
questo è vero perché la Fiat sta andando a rotoli e viene
chiuso uno stabilimento dopo l'altro. L'unica cosa che si può
dire è che, grazie alla complicità dei sindacati di
complemento, il padrone si è ripreso in mano tutto il potere.
E' la vendetta rispetto alle conquiste del '69 e degli anni
Settanta. Una vendetta preparata lungamente con la complicità
dei governi e della politica, quasi tutta la politica. La
manovra di Marchionne si affianca alla manovra di Monti e
insieme rappresentano i pilastri di una nuova era basata sulla
dittatura della finanza e dei padroni. Il terzo pilastro è
l'insieme del sindacato confederale, con l'eccezione della
Cgil se finalmente sceglierà di schierarsi con la “sua” Fiom
senza se e senza ma. Il quarto pilastro è il Partito
democratico, frantumato al suo interno e incapace persino di
comprendere i passaggi epocali. |
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