13 dicembre 2011 - 11:44
Come un cancellino che cassa via i vecchi compiti
dalla lavagna, così, proprio così, sono stati
archiviati alcuni tra i più importanti diritti dei lavoratori
nel settore pubblico. E mentre tutti parlano dei contenuti più
direttamente economici della manovra Monti, ecco che
all’articolo sei, nella distrazione generale, trova spazio un
testo che in sostanza elimina l’istituto della causa di servizio
e quindi dell’equo indennizzo.
Ai lavoratori del pubblico impiego rimarrà solo la
tutela dell’assicurazione obbligatoria, ma non potranno
più presentare richiesta di infermità derivante da causa di
servizio, equo indennizzo e pensione privilegiata. E d’altro
canto il trattamento assicurativo previsto per i privati di
fatto si applica non a tutti i lavoratori pubblici come l’equo
indennizzo e la pensione privilegiata, ma solo a quelli che sono
applicati a determinati macchinari o a specifiche attività,
individuate come pericolose nell’ambito dell’ordinamento
dell’Inail.
La norma è un po’ tecnica ma vale la pena leggerla
integralmente: «Ferma la tutela derivante
dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le
malattie professionali, sono abrogati gli istituti
dell’accertamento della dipendenza dell’infermità da causa di
servizio, del rimborso delle spese di degenza per causa di
servizio, dell’equo indennizzo e della pensione privilegiata. La
disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si
applica nei confronti del personale appartenente al comparto
sicurezza, difesa e soccorso pubblico».
In poche parole verrà abolita la causa di servizio
(o quanto meno sarà sospesa a tempo indeterminato). Le casse
sono vuote, insomma, e quindi si salvi chi può.
E i sindacati? Hanno indetto uno sciopero per i
lavoratori del pubblico impiego, lunedì prossimo, ma
nei comunicati e nelle motivazioni non v’è traccia di questa
norma. Incroceranno le braccia contro la riforma previdenziale,
la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi, i tagli alle
pubbliche amministrazioni, il rinnovo dei contratti, la
riorganizzazione degli enti previdenziali. Ma sembra che non si
siano accorti di questa novità che, se entrasse in vigore così
com’è, sarebbe la pietra tombale, ad esempio, per tutte le cause
di lavoro per mobbing, giusto per citare una patologia sempre
più diffusa dietro le scrivanie.
Se un lavoratore pubblico dovesse subire un danno
fisico e alla propria salute nell’esercizio delle sue
funzioni, non potrà rivalersi sul datore di lavoro al pari
dell’impiegato nel settore privato.
Gli unici ad accorgersi che qualcosa sta cambiando
per sempre sono i sindacalisti dell’Usb (unione
sindacale di base) e i lavoratori stessi che infatti stanno
riempiendo i blog di commenti. E i toni non sono propriamente
benevoli verso il governo.
Chi potrà colpire questa norma? «Chiunque si
ammala lavorando. Compresi i malati di amianto, ad esempio, ce
ne sono anche nel comparto pubblico – ci dice l’avvocato Ezio
Bonanni presidente dell’Osservatorio amianto ed esperto di
vertenze che riguardano il mondo del lavoro – ma anche chiunque
sia stato colpito da infermità».
Esclusi militari e personale del soccorso pubblico e della
pubblica sicurezza.
«La nostra Associazione - continua Bonanni -
adirà tutte le competenti sedi, non escludendo una pregiudiziale
di illegittimità costituzionale, oltre alle iniziative di
mobilitazione già in corso in tutta Italia, e all’appello a
tutte le autorità istituzionali e forze politiche affinchè non
si prestino ad avallare dette modificazioni, contrarie allo
stesso principio di uguaglianza, oltre che di equità e di
giustizia, rispetto a chi è stato già pesantemente pregiudicato
in seguito ad una patologia per causa di servizio».
da:
http://www.linkiesta.it/monti-toglie-ai-dipendenti-pubblici-la-possibilita-di-fare-causa-di-lavoro#ixzz1gSPEsLs7