Le pensioni sotto attacco
Monti: "E' urgente, capitelo"

 

Antonio Sciotto
01.12.2011
 

Il presidente del consiglio ai sindacati: «Situazione delicata, bisognerà agire rapidamente». Cgil, Cisl e Uil contrarie alle misure. Camusso: «I 40 anni sono intoccabili». La Confindustria: «Nessuno ponga veti»


 

Antonio Sciotto - 01.12.2011


 

Ai sindacati l'annunciata riforma (leggi: taglio) delle pensioni non piace - ieri Cgil, Cisl e Uil hanno protestato - ma il neo presidente del consiglio Mario Monti chiede di comprendere e accettare il più possibile quello che verrà, in nome dell'«urgenza». Inoltre, la Confindustria insiste perché «non vengano posti veti». Ieri da Bruxelles, il premier è stato chiaro: «Penso di agire rapidamente - ha detto - Avremo, nei tempi molto ristretti che il calendario ci consente, anche delle consultazioni, ma io farò appello come ho già cominciato a fare in Parlamento, al fatto che siamo in una situazione straordinariamente delicata, al fatto che certe ritualità che sarebbero gradite a tutti, forse non sarebbero a vantaggio del Paese e dei cittadini: faccio appello a un senso collettivo di urgenza e di responsabilità».
«Certe ritualità» sono evidentemente i passaggi della concertazione, spesso lunghi per loro stessa natura, che Monti non vuole negare o eliminare del tutto, ma che chiede insomma che siano rapidi, per la situazione «straordinaria» in cui siamo. «Se l'Italia manca questo passaggio o fa meno di quello che dall'Italia ci si attende le conseguenze sarebbero molto gravi per tutti - ha aggiunto il capo del governo - Per tale ragione faccio affidamento su una particolarità della situazione del governo che presiedo: cioè sul fatto che ci sono tradizioni e modalità consolidate per quanto riguarda il Parlamento e le forze sociali, ma questi istituti sanno che dietro di loro ci sono dei cittadini che sembrano apprezzare il lavoro condotto con spirito di servizio e nell'interesse generale da un gruppo di persone che sono state chiamate a fare cose che le ritualità tradizionali non hanno consentito di fare. A ogni modo - ha detto infine - ci sarà il massimo di spiegazione da parte mia». 
In mattinata erano arrivati i «no» dei sindacati ai due principali provvedimenti previsti, filtrati attraverso la stampa (e finora mai smentiti, ma neanche confermati): il mancato adeguamento delle pensioni (tranne quelle minime) all'inflazione e l'aumento degli anni di contributi necessari per l'uscita di anzianità dagli attuali 40 a 41, 42 o addirittura a 43 anni. Sempre ricordando che oggi è attiva una «finestra» che già di fatto innalza gli anni a 41 base, aggravando il conteggio.
In serata, dall'altro lato, a sostegno dei provvedimenti di Monti è arrivato invece l'ok della Confindustria, con Emma Marcegaglia e il numero due, Alberto Bombassei, che hanno polemizzato in special modo con la Cgil, invitando a non porre veti. 
Sia il blocco degli adeguamenti degli assegni che l'aumento oltre i 40 anni sono per la Cgil «inaccettabili». E Susanna Camusso aggiunge che «40 è un numero magico e intoccabile». «Credo sarebbe giunta l'ora - ha poi aggiunto - che il governo chiami le parti e ponga il tema di quali scelte intende fare e di come intende discuterne».
«No ai blitz, chiediamo una discussione trasparente e immediata», dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni. La Cisl chiede «interventi equi, per non generare ulteriori effetti depressivi». Luigi Angeletti (Uil) si dice contrario all'aumento degli anni di anzianità «perché si lavora oltre i 40 anni di contributi ma è gratis».
Sui 40 anni definiti da Camusso «numero intoccabile» interviene con una battuta pesante Alberto Bombassei, vice di Emma Marcegaglia e candidato forte a succederle alla guida degli industriali: «Se riferito ai suoi anni (cioè di Camusso, ndr) forse è un qualche rimpianto dei 40 anni». Rincara Maercegaglia, pur non buttandosi sul personale: «Ormai di intoccabile non c'è più niente. Certo credo che vadano toccate le pensioni: 40 anni non è un numero invalicabile - spiega - Tutti devono fare sacrifici, noi siamo disponibili a fare tutto quello che è necessario, però non è il momento di porre veti, qui bisogna salvare il Paese». 
Si tiene sul cauto (sapendo che il tema è hot) Pierluigi Bersani (Pd): «Sulle pensioni ci sono cose sulle quali potremmo essere d'accordo, altre no. Accetteremo misure non nostre al 100%, ma all'insegna dell'equità ». Più esplicita l'ala «critica» del Pd, con Cesare Damiano: «Un prolungamento oltre i 40 anni è improponibile». Oggi un vertice del Pd tenterà la quadra tra le varie posizioni. L'Idv e gli altri partiti di sinistra si dicono contrari a misure contro le fasce più deboli.