Ai sindacati l'annunciata riforma (leggi: taglio) delle pensioni
non piace - ieri Cgil, Cisl e Uil hanno protestato - ma il neo
presidente del consiglio Mario Monti chiede di comprendere e
accettare il più possibile quello che verrà, in nome
dell'«urgenza». Inoltre, la Confindustria insiste perché «non
vengano posti veti». Ieri da Bruxelles, il premier è stato
chiaro: «Penso di agire rapidamente - ha detto - Avremo, nei
tempi molto ristretti che il calendario ci consente, anche delle
consultazioni, ma io farò appello come ho già cominciato a fare
in Parlamento, al fatto che siamo in una situazione
straordinariamente delicata, al fatto che certe ritualità che
sarebbero gradite a tutti, forse non sarebbero a vantaggio del
Paese e dei cittadini: faccio appello a un senso collettivo di
urgenza e di responsabilità».
«Certe ritualità» sono evidentemente i passaggi della
concertazione, spesso lunghi per loro stessa natura, che Monti
non vuole negare o eliminare del tutto, ma che chiede insomma
che siano rapidi, per la situazione «straordinaria» in cui
siamo. «Se l'Italia manca questo passaggio o fa meno di quello
che dall'Italia ci si attende le conseguenze sarebbero molto
gravi per tutti - ha aggiunto il capo del governo - Per tale
ragione faccio affidamento su una particolarità della situazione
del governo che presiedo: cioè sul fatto che ci sono tradizioni
e modalità consolidate per quanto riguarda il Parlamento e le
forze sociali, ma questi istituti sanno che dietro di loro ci
sono dei cittadini che sembrano apprezzare il lavoro condotto
con spirito di servizio e nell'interesse generale da un gruppo
di persone che sono state chiamate a fare cose che le ritualità
tradizionali non hanno consentito di fare. A ogni modo - ha
detto infine - ci sarà il massimo di spiegazione da parte mia».
In mattinata erano arrivati i «no» dei sindacati ai due
principali provvedimenti previsti, filtrati attraverso la stampa
(e finora mai smentiti, ma neanche confermati): il mancato
adeguamento delle pensioni (tranne quelle minime) all'inflazione
e l'aumento degli anni di contributi necessari per l'uscita di
anzianità dagli attuali 40 a 41, 42 o addirittura a 43 anni.
Sempre ricordando che oggi è attiva una «finestra» che già di
fatto innalza gli anni a 41 base, aggravando il conteggio.
In serata, dall'altro lato, a sostegno dei provvedimenti di
Monti è arrivato invece l'ok della Confindustria, con Emma
Marcegaglia e il numero due, Alberto Bombassei, che hanno
polemizzato in special modo con la Cgil, invitando a non porre
veti.
Sia il blocco degli adeguamenti degli assegni che l'aumento
oltre i 40 anni sono per la Cgil «inaccettabili». E Susanna
Camusso aggiunge che «40 è un numero magico e intoccabile».
«Credo sarebbe giunta l'ora - ha poi aggiunto - che il governo
chiami le parti e ponga il tema di quali scelte intende fare e
di come intende discuterne».
«No ai blitz, chiediamo una discussione trasparente e
immediata», dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni. La Cisl
chiede «interventi equi, per non generare ulteriori effetti
depressivi». Luigi Angeletti (Uil) si dice contrario all'aumento
degli anni di anzianità «perché si lavora oltre i 40 anni di
contributi ma è gratis».
Sui 40 anni definiti da Camusso «numero intoccabile» interviene
con una battuta pesante Alberto Bombassei, vice di Emma
Marcegaglia e candidato forte a succederle alla guida degli
industriali: «Se riferito ai suoi anni (cioè di Camusso, ndr)
forse è un qualche rimpianto dei 40 anni». Rincara Maercegaglia,
pur non buttandosi sul personale: «Ormai di intoccabile non c'è
più niente. Certo credo che vadano toccate le pensioni: 40 anni
non è un numero invalicabile - spiega - Tutti devono fare
sacrifici, noi siamo disponibili a fare tutto quello che è
necessario, però non è il momento di porre veti, qui bisogna
salvare il Paese».
Si tiene sul cauto (sapendo che il tema è hot) Pierluigi Bersani
(Pd): «Sulle pensioni ci sono cose sulle quali potremmo essere
d'accordo, altre no. Accetteremo misure non nostre al 100%, ma
all'insegna dell'equità ». Più esplicita l'ala «critica» del Pd,
con Cesare Damiano: «Un prolungamento oltre i 40 anni è
improponibile». Oggi un vertice del Pd tenterà la quadra tra le
varie posizioni. L'Idv e gli altri partiti di sinistra si dicono
contrari a misure contro le fasce più deboli.