Pensioni, coro di no dai sindacati
Marcegaglia: "No veti, ma paghino tutti"
Cgil, Cisl e Uil attaccano duramente
l'ipotesi di blocco dell'adeguamento all'inflazione e l'innalzamento
dei contributi per l'anzianità allo studio del governo. "Misure
inaccettabili che sono l'esatto contrario dell'equità". Camusso: "È
l'ora che governo chiami le parti sociali". La leader degli
industriali: "Niente è intoccabile, qui bisogna salvare il Paese"
REPUBBLICA 30-11-2011
ROMA - Unite nel chiedere al
governo Berlusconi di adottare provvedimenti per la crescita ben
prima che la crisi si palesasse in tutta la sua gravità, la leader
Cgil Susanna Camusso e la presidentessa degli industriali Emma
Marcegaglia tornano a fronteggiarsi su posizioni contrapposte in
vista dei provvedimenti dell'esecutivo tecnico guidato da Mario
Monti in tema di pensioni.
I sindacati sono sul piede di guerra contro
che, stando alle indiscrezioni, sarebbe allo studio del governo. "Il
governo deve sapere che 40 è un numero magico e intoccabile" ha
affermato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. "Ad
oggi inoltre - ha aggiunto la Camusso prima di partecipare a un
incontro a Bologna sul tema del lavoro - non è arrivata nessuna
convocazione da parte del governo. Si rischia di continuare a
commentare indiscrezioni, indicazioni - prosegue Camusso -. Credo
sarebbe giunta l'ora che il governo chiami le parti e ponga il tema
di quali scelte intende fare e di come intende discuterne".
Ma alla Camusso replica Emma Marcegaglia: "Ormai di intoccabile non
c'è più niente. Certamente credo che vadano toccate le pensioni: 40
anni non è un numero invalicabile. Questo non è il momento di porre
veti. Noi siamo disponibili a fare tutto quello che è necessario,
però non è questo il momento
di porre veti, qui bisogna salvare il Paese", ammonisce severa a
margine del direttivo di Confindustria. La manovra "è necessaria" ed
è "importante che ci siano anche misure che aiutino la crescita,
perché il Paese è in recessione - afferma ancora la presidente degli
industriali -. Non ammazziamo del tutto l'economia".
Secondo la Marcegaglia, bisogna che "tutti capiscano che o ci
salviamo tutti o perdiamo tutti. Siamo d'accordo sul fatto che la
manovra debba essere equa. Certamente penso vadano toccate le
pensioni di anzianità e 40 non è un numero invalicabile. Bisogna poi
far pagare tutti. Non possono essere solo i pensionati a pagare. Che
poi non significa pagare ma lavorare un po' di più, come succede in
tutti i paesi del mondo perché in nessun paese si va in pensione a
58 anni. Tutti facciano i sacrifici, che devono essere equi".
Sulla stessa linea l'amministratore delegato di Fiat, Sergio
Marchionne, che esprime grande fiducia nel presidente del Consiglio.
Parlando a Washington, dove si trova per la conferenza organizzata
dal Council for the United States and Italy, Marchionne ha affermato
che "Monti ha tutte le qualità e la credibilità internazionale per
fare quello che deve essere fatto". Secondo il numero uno del
Lingotto, ora c'è bisogno di "fatti non promesse. Per reagire alla
crisi l'Italia necessita di azioni concrete e non di annunci.
L'Italia", ha proseguito, "deve mostrare determinazione e rigore per
risanare le finanze pubbliche e deve fare le riforme strutturali
delle pensioni e del mercato del lavoro, deve costruire le
fondamenta sulle quali il Paese, ad un certo punto possa tornare a
crescere".
Il mondo sindacale resta comunque in agitazione in attesa delle
mosse di Monti. "Se fossero vere le notizie anticipate dalla stampa
riguardo alle misure sulle pensioni, ci troveremmo di fronte a
provvedimenti inaccettabili", afferma Vera Lamonica, segretaria
confederale della Cgil. "Se sono vere le anticipazioni - aggiunge -
l'approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una
volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le
pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene
usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive".
"Il ventilato blocco dell'adeguamento all'inflazione delle pensioni
in essere è esattamente il contrario dell'equità - rincara la
dirigente Cgil - perché colpisce le fasce più deboli, già impoverite
dalla caduta del potere d'acquisto di salari e pensioni, e non in
grado di reggere ulteriori colpi a condizioni di vita che si sono
fatte sempre più difficili, con effetti anche sulle condizioni
generali del paese segnate dalla caduta dei consumi e delle
dinamiche recessive in atto".
Valutazioni fortemente negative anche dalla Fnp Cisl. "Diciamo un no
deciso all'ipotesi di un blocco totale del recupero dell'inflazione
per le pensioni che il governo vorrebbe attuare nel 2012", replica
il segretario generale Gigi Bonfanti. Si tratterebbe, prosegue, di
una decisione che "andrebbe ad aggravare la situazione già fin
troppo difficile di fronte alla quale si trovano i pensionati, che
ancora una volta sarebbero chiamati a farsi carico di sacrifici
enormi per dare respiro al paese di fronte a una crisi che colpisce
i soggetti più deboli della società".
Netta contrarietà anche dal leader della Uil Luigi Angeletti che
punta l'indice in particolare contro le ipotesi di portare a 43 gli
anni di contribuzione necessari per accedere alla pensione di
anzianità. "Sarebbe ingiusto - dice il segretario - I lavoratori non
avrebbero nessun aumento alla pensione; lavorerebbero gratis. E' un
obolo, una donazione alle casse pubbliche".
Le misure economiche che sarebbero attualmente al vaglio del nuovo
governo, ricevono anche la sonora bocciatura del Codacons. "I
provvedimenti allo studio dell'esecutivo, emersi in queste ore,
trovano la netta opposizione dei consumatori - spiega il presidente
del Codacons Carlo Rienzi - Dall'Iva alle pensioni, passando per
l'Ici, sono tutte misure che danneggiano il ceto medio-basso, il
quale già versa in condizioni pietose, e che determineranno
l'ingresso di migliaia di cittadini nella fascia di povertà".
Tra le misure che l'Italia dovrà intraprendere
e
alle
, stando alle
indiscrezioni trapelate ieri, ci sarebbe, come detto, anche
e una stretta sui
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