Nicola Nicolosi*
Siamo rimasti stupefatti dalla faziosità e supponenza dell'editoriale di Loris Campetti ('il manifesto', 22 settembre). Con sicumera degna di miglior causa, l'autore attribuisce all'accordo del 28 giugno i contenuti dell'articolo 8 della manovra economica. Articolo che è stato pensato per snaturare il medesimo accordo raggiunto ... prima dell'estate dalle parti sociali.
Il 21 settembre, con la firma della dichiarazione congiunta, la Cgil ha compiuto un passo in avanti per difendere il contratto nazionale, la democrazia nei luoghi di  lavoro, i diritti dei lavoratori. La posta in gioco era ed è la riconquista di un modello unitario di contrattazione che ponga fine alla situazione determinata dall'accordo separato del 2009.
Il 28 giugno, lo ribadiamo con forza, è stato ripristinato il ruolo del contratto nazionale di lavoro e sono state stabilite chiare regole per la competizione tra le organizzazioni sindacali, fissando punti di assenso reciproco sul fondamentale tema della democrazia sindacale.

E' evidente il salto in avanti dalla democrazia di organizzazione a quella sindacale, perché viene valorizzato il ruolo delle Rsu elette da tutti i lavoratori. Sono ampliati gli spazi democratici, sebbene 'il manifesto' sostenga il contrario. I lavoratori vengono infatti coinvolti, consultati e possono validare gli accordi anche con lo strumento del referendum. E' previsto inoltre un vincolo specifico sulle Rsa, ossia sulle strutture di base di sigla. L'accordo stabilisce che è sufficiente un solo sindacato per rivendicare il referendum tra i lavoratori. E qualora almeno il 30% dei dipendenti richieda quel voto, anche senza il consenso di un sindacato interno, la parola passerà comunque alla base.
Il problema di oggi è come estendere l'accordo del 28 giugno ad ogni comparto, per contrastare gli effetti dell'articolo 8 della manovra economica su tutti i lavoratori.
Mentre continua la lotta, sul piano del diritto e della tutela sindacale, per l'abolizione di quell'articolo. Il voto favorevole degli iscritti rafforzerà questa stessa lotta.

La firma del 21 settembre è stata apposta sulla base del mandato del comitato direttivo nazionale del 9 settembre, dopo un'ampia e profonda discussione. Non è iniziativa estemporanea del segretario generale.
“Indecente”, per utilizzare le parole di Campetti, non è l'interpretazione dell'autonomia del sindacato da parte della Cgil, bensì il disegno politico che può celarsi dietro i ripetuti attacchi all'unica organizzazione  che in questi anni ha fatto l'opposizione al governo nei luoghi di lavoro, nella società e nel Paese. Offrendo una “sponda” sociale, raramente percorsa dalle forze dell'opposizione. Sorge infine il dubbio legittimo che 'il manifesto' – a giudicare dall'esposizione di una sua firma così autorevole – abbia deciso di militare tra coloro che intendono restare a guardare mentre la crisi del berlusconismo trascina il Paese nel caos. Noi, nel rispetto dell'autonomia delle forze politiche e dei movimenti, facciamo la nostra parte affinché i lavoratori siano protagonisti della battaglia politica e sociale.
*Segretario confederale Cgil, Coordinatore area programmatica “Lavoro-Società”