Manovra: CGIL, con norme pensioni governo nemico delle donne
Per la Confederazione con l'anticipo al 2014 dell'età pensionabile delle donne a 65 anni contenuto nel maxiemendamento alla manovra “ad iniquità si aggiunge iniquità”. E' un provvedimento che “serve solo a 'fare cassa' e che nulla ha a che fare con la presunta parità di condizioni tra donne e uomini”
 07/09/2011

“Un governo e una maggioranza nemici delle donne perché per costruire bilanciamenti ed accordi fra loro, la cosa più facile è stata quella di rendere più presente il colpo alle lavoratrici”. E' quanto afferma il Segretario Confederale della CGIL, Vera Lamonica, in merito alle novità in tema di pensioni contenute nel maxiemendamento alla manovre che prevedono un anticipo al 2014 dell'innalzamento dell'età pensionabile anche delle donne dei settori privati a 65 anni.

Per la dirigente sindacale risulta essere chiaro come “sia un provvedimento che serve solo a 'fare cassa' e che nulla ha a che fare con la presunta parità di condizioni tra donne e uomini”. La parità, infatti, spiega Lamonica “non comincia dalle pensioni: nel nostro paese - ricorda - la percentuale delle donne occupate è pari al 46%, al confronto della media europea che è del 60%, mentre i salari di quelle occupate sono più bassi del 30%, a parità di mansioni, di quelli degli uomini”.

 

Inoltre, Vera Lamonica fa sapere che l'età reale di pensionamento delle donne è “già oggi più alta di quella degli uomini” ed è per questo, spiega “che le lavoratrici sono quasi esclusivamente titolari delle pensioni di vecchiaia e ciò – prosegue - è dovuto al ritardato accesso al mercato del lavoro, alla frantumazione della vita lavorativa” che spesso è piena di buchi contributivi dovuti al lavoro di cura che si scarica sulle spalle delle donne. “Altro che parità di condizioni - conclude Lamonica - ad iniquità si aggiunge iniquità".