|
Contratti aziendali e territoriali più
forti. Licenziamento con il sì dei sindacati
Sole24ore
4-9-2011 Si allarga la portata dei contratti di lavoro
sottoscritti a livello territoriale. E si potrà licenziare con
il sì dei sindacati. Sul fronte enti locali, invece, slitta
per ora il taglio delle Province (l'abolizione è rinviata a un
disegno di legge costituzionale) mentre è confermato il
dimezzamento dei consiglieri
provinciali e viene riscritta la norma sui piccoli comuni fino
a mille abitanti con l'obbligo dell'accorpamento delle loro
funzioni. Sono le novità degli emendamenti alla manovra
approvati in commissione Bilancio al Senato.
Cosa cambia per il lavoro
Saranno possibili deroghe alle leggi nazionali sul contratto
di lavoro per gli accordi aziendali e territoriali, comprese
quelle sui licenziamenti. L'emendamento della maggioranza
riguarda anche il capitolo licenziamenti, quindi le deroghe
all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «Fermo restando
il rispetto della Costituzione, nonchè i vincoli derivanti
dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali
di lavoro - si legge nel testo - le specifiche intese di cui
al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge
che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 alle
relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi
nazionali».
Inoltre un altro emendamento del relatore Antonio Azzollini
approvato dalla Commissione Bilancio del Senato prevede che
l'accordo interconfederale del 28 giugno tra le parti sociali
venga recepito nell'articolo 8 della manovra. Pertanto
l'efficacia delle intese sottoscritte a livello aziendale o
territoriale riguarda «tutti i lavoratori interessati a
condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio
maggioritario relative alle predette rappresentanze
sindacali». Nelle intese aziendali o territoriali valide erga
omnes, per misurare la rappresentatività del sindacato basta
anche il criterio «territoriale». Si aggiunge la parola
«territoriale» quando si parla delle «associazioni dei
lavoratori comparativamente più rappresentative»: viene così
esplicitato «sul piano nazionale o territoriale».
Tutelate le neomamme
Più tutele anche per le neo mamme: entrano, infatti, nella
platea dei soggetti che non possono essere licenziati in
deroga alle leggi. È quanto prevede un emendamento della
maggioranza alla manovra approvato dalla Commissione Bilancio
del Senato. Le intese a livello aziendale o territoriale
sottoscritte dalle associazioni dei lavoratori
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o
territoriale possono decidere su diverse materie (mansioni,
contratti a termine, orario di lavoro, tra le quali anche il
«recesso dal rapporto di lavoro». Nel testo originario della
manovra si faceva eccezione per il licenziamento
discriminatorio. Con l'emendamento sono stati aggiunti, e
dunque non rientrano nella disponibilità delle parti che fanno
intese aziendali o territoriali: «il licenziamento della
lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento
della lavoratrice dall'inizio del periodo di gravidanza fino
al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonchè fino
ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla
domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la
malattia del bambino da parte della lavoratrice o del
lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o
affidamento».
L'autunno dei rinnovi contrattuali
Norme che, se confermate nell'esame in Aula e poi alla
Camera, arrivano a ridosso dell'apertura di una stagione di
rinnovi contrattuali che si preannuncia non semplice. Sono
circa 8,5 milioni, infatti, i dipendenti del settore privato
e del settore pubblico che si presentano a settembre, con il
contratto scaduto o in scadenza a dicembre 2011 e, quindi,
ai nastri di partenza per un nuovo negoziato.
Tra chi è in attesa di un rinnovo contrattuale da almeno tre
anni ci sono circa 430mila metalmeccanici artigiani
(compresi orafi e argentieri) e 120mila addetti del
trasporto ferroviario, mentre è scaduto nel 2010 l'accordo
che regola il lavoro di 1 milione di dipendenti degli studi
professionali. Nel solo settore culturale, i 7.500 addetti
delle Fondazioni lirico sinfoniche sono senza contratto da 5
anni, mentre in attesa di rinnovo dal 2007 ci sono 20mila
artisti a tempo determinato e 4.500 dipendenti dei teatri
privati. Nel 2010 è scaduto l'accordo per i 10mila addetti
del personale artistico dei teatri e dei 13mila lavoratori
degli esercizi cinematografici.
Le unioni di comuni
Via libera dalla Commissione Bilancio del Senato anche ai
correttivi del governo che disciplinano l'accorpamento dei
Comuni più piccoli, attraverso le Unioni dei Comuni, e che
riducono la dimensione di consigli e giunte. Con un
emendamento sempre di Antonio Azzollini, e approvato dalla
commissione, si prevede che i comuni «con popolazione fino a
mille abitanti esercitano obbligatoriamente in forma
associata tutte le funzioni amministrative e tutti i servizi
pubblici, loro spettanti sulla base della legislazione
vigente mediante un'unione di comuni». A queste unioni di
comuni «hanno facoltà di aderire anche comuni con
popolazione superiore a mille abitanti, al fine
dell'esercizio in forma associata di tutte le funzioni loro
spettanti sulla base della legislazione vigente e dei
servizi ad esse inerenti». L'emendamento è passato con una
piccola modifica: inizialmente era previsto che le riunioni
di giunta dei Comuni più piccoli avvenissero di sera, ora è
stato precisato che debbono avvenire "preferibilmente" di
sera.
Per le province confermato lo stralcio delle norme che
chiudevano quelle con meno di 300mila abitanti perché la
materia sarà trattata in un ddl costituzionale. Passa subito
invece il dimezzamento dei consiglieri provinciali.
Avanti senza fiducia
Quanto all'iter parlamentare della manovra c'è da segnalare
la rassicurazione arrivata dal segretario Pdl, Angelino
Alfano, sull'iporesi di ricorrere alla fiducia: «Intendiamo
fare un ragionamento concreto e costruttivo con le
opposizioni su due questioni: la spending review che é una
modalità di controllo del funzionamento della spesa statale,
proposto dal Pd in commissione al Senato, e le revisioni
delle circoscrizioni giudiziarie su cui si potrebbe arrivare
a un punto di intesa con l'Udc nel dibattito parlamentare
che, peraltro, non prevede la fiducia». Parole che sembrano,
quindi, chiudere gli spiragli aperti in precedenza dal
ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani: «Se la
fiducia é necessaria, come sempre può essere messa. Mi
sembra che il percorso parlamentare sia tutto sommato
abbastanza tranquillo».
Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, assicura
invece che la manovra correttiva sará approvata «quanto
prima, in tempi rapidissimi e a saldi invariati». La
maggioranza, ha continuato il ministro, è «intenzionata a
rispettare le parole del presidente Napolitano».
|