Cgil attacca, Cisl e Uil più prudenti

ROMA
La Cgil è pronta a mobilitarsi contro la manovra bis, giudicata «assolutamente iniqua come la manovra di luglio» e annuncia: le misure sul mercato del lavoro rischiano di compromettere la tenuta dell'accordo interconfederale del 28 giugno. Mentre Cisl e Uil evidenziano «luci e ombre», promuovono i tagli ai costi della politica, sollecitando modifiche delle norme per il lavoro dipendente.
Iniziamo dal segretario generale Susanna Camusso che rilancia la proposta della Cgil alternativa alla manovra «così iniqua» che «anche nel contributo di solidarietà pesca solo tra coloro che pagano le tasse», mentre «non prevede nulla a favore della crescita e in risposta alla prospettiva di recessione». Camusso denuncia «l'attacco all'autonomia della contrattazione e alle pensioni», contesta «l'idea che i lavoratori pubblici avranno o meno la loro retribuzione in base al comportamento dei dirigenti». Ma il punto più critico è il capitolo contrattazione del ministro Sacconi: «Se fosse vero che sono per "meno legge e più contratto", allora perché fanno una legge?» domanda, denunciando «un'ingerenza e un attacco all'accordo del 28 giugno». Il Governo, per Camusso, sta approfittando della crisi per modificare il diritto del lavoro: «Qualcuno mi spieghi l'urgenza e perché usare un decreto legge – afferma –. Le parti hanno confermato nei giorni scorsi che il tema è nella loro piena autonomia. Devono confermarlo anche perché seno, nei fatti, il Governo, con questa manovra decide di far saltare accordi sindacali recentemente firmati. Mi parrebbe un po' improprio». Peraltro, fino a metà settembre si svolgerà la consultazione degli iscritti alla Cgil, il cui esito è vincolante per la firma di Susanna Camusso all'intesa del 28 giugno, che finora ha solo siglato.
Per la Cisl è «necessaria» la manovra e sono «positive» alcune misure, ma il decreto «va migliorato sia sotto il profilo dell'efficacia che su quello dell'equità dello sviluppo, per cui si impegna a confronti» con le rappresentanze parlamentari, Regioni ed Enti locali, «continuando le iniziative di mobilitazione già intraprese». Il sindacato guidato da Raffaele Bonanni sollecita modifiche sul pubblico impiego, «vanno rivisti i provvedimenti di posticipo a 24 mesi del Tfr e di rischio di decurtazione della tredicesima», riprendendo in alternativa il principio che «l'azione per realizzare economie di gestione determini effetti premiali per la contrattazione integrativa». La Cisl considera positiva la riduzione dei costi della politica e degli assetti istituzionali, l'avvio della liberalizzazione dei servizi pubblici locali «da rendere vincolante», la tassazione delle rendite finanziarie. Ma «resta aperto il problema del contributo di solidarietà dei lavoratori autonomi» per i quali «dovrebbe essere assunto come riferimento, in un contesto di elevata evasione, l'effettivo stato patrimoniale». In materia previdenziale, la Cisl rivendica il merito di aver «scongiurato interventi più pesanti, in particolare sulle pensioni di anzianità».
Articolato il giudizio della Uil, che evidenzia la «svolta» compiuta dal Governo che «accoglie una parte importante delle nostre indicazioni» come l'abolizione delle Province con meno di 300mila abitanti, l'obbligo di fusione per i piccoli comuni, i tagli agli stipendi dei parlamentari, la cancellazione di 54mila poltrone, l'aliquota al 20% delle rendite finanziarie. Critiche per «l'anticipo dell'innalzamento dell'età di pensionamento per le donne» da parte della Uil che però aggiunge: «Si è evitato per la prima volta di fare cassa facendo leva sulle pensioni». Sul meccanismo che mette a rischio la tredicesima dei pubblici dipendenti: «È assurdo perdere questo diritto per colpe altrui. Se non vengono rispettati i parametri di spesa che paghino i dirigenti responsabili».
 

14-8-2011 Sole24ore