|
Francesco Piccioni
"Gravissima la legge Fiat"
Manifesto 14-8-2011
In un guazzabuglio di misure pazzesche - come sono
spesso le manovre finanziarie italiane - ancora non s'era
mai vista una legge escogitata per mettere al riparo dalla
magistratura un'azienda. È avvenuto anche questo. Parliamo
ovviamente della Fiat e quindi non era possibile evitare di
sentire il «capo» dei metalmeccanici - Maurizio Landini,
segretario generale della Fiom - direttamente colpiti da
questo grazioso cadeau del governo a Marchionne.
Sei rimasto sorpreso da questa novità?
La Fiat aveva attaccato questo governo chiedendo una legge
che le permettesse di uscire illesa dagli accordi
illegittimi fatti fin qui. E quindi siamo al paradosso:
abbiamo un'azienda condannata per comportamento
antisindacale e un governo - e un ministro del lavoro - che
fa una legge ad aziendam per cavarla d'impaccio. Erano
abituati a fare leggi ad personam per Berlusconi, deve
essergli sembrato normale. È un fatto gravissimo che lede
l'autonomia contrattuale delle parti. Non ricordo, in tutto
il dopoguerra, che un governo abbia mai legiferato per
cancellare il contratto nazionale e dare libertà di
licenziare, aggirando l'art. 18.
Si può bloccare l'operazione?
Occorre chiedere il ritiro immediato di tutti i
provvedimenti che vanno sotto il titolo «Crescita e
sviluppo», che in realtà cancellano i diritti. Il primo
obiettivo di un sindacato deve essere azzerare questa parte.
In secondo luogo, questi provvedimenti presentano secondo me
anche dei profili di incostituzionalità. La Carta dei
diritti europei vieta di legiferare retroattivamente su
processi ancora aperti. E c'è una sentenza della Cassazione
dello scorso gennaio - non a caso sul «collegato lavoro» di
Sacconi - che rimanda a un pronuciamento della Corte
Costituzionale. La gravità del decreto è doppia: primo, non
è vero che per uscire dalla crisi sia necessario cancellare
i diritti; secondo, in questo modo si azzera anche la
libertà sindacale e l'autonomia delle parti.
Sacconi cita l'accordo del 28 giugno «tra le parti
sociali».
La Cgil dovrebbe riflettere sull'uso che il governo ha fatto
sia di quell'accordo che del «contributo del 4 agosto»
presentato insieme a Confindustria e banche. Quelle
iniziative hanno permesso al governo di mettere a punto una
manovra tutta contro i lavoratori, i giovani, i pensionati e
la libertà sindacale. In particolare proprio contro la Cgil.
Per questo penso ci sia bisogno di mettere in campo una
mobilitazione straordinaria, fino allo sciopero generale.
Fin dai prossimi giorni va aperta una campagna di
discussione e mobilitazione nel paese. È necessario che la
discussione parlamentare sia «accompagnata» con
mobilitazioni in ogni città, in cui si chieda al Parlamento
di rispondere al paese, di cambiare la manovra e ritirare
tutti gli odiosi provvedimenti contro il lavoro. Trovo poi
particolarmente inaccettabile che il 25 aprile e il 1 maggio
si sia costretti ad andare a lavorare. Queste sono feste che
danno identità all'Italia.
Ma è credibile che così si favorisca «lo sviluppo»?
La manovra è sbagliata anche perché non affronta affatto le
ragioni della crisi e del debito pubblico. Non si apre
nessuna battaglia vera contro l'evasione fiscale. Persino il
«contributo di solidarietà» è di fatto a carico del lavoro
dipendente di fascia elevata. E sappiamo che il 90% delle
entrate dello Stato sono a carico di lavoratori e
pensionati; sappiamo che molti imprenditori denunciano al
fisco redditi personali inferiori a quelli dei loro
dipendenti, ecc. Non a caso non si fa una tassa
patrimoniale, non si toccano le rendite finanziarie. Infine,
è davvero inaccettabile che non si rispetti il voto della
maggioranza degli italiani espresso soltanto due mesi fa. Il
governo rilancia privatizzazioni e liberalizzazioni nei
servizi pubblici come nelle aziende municipalizzate. Ricette
che negli ultimi anni hanno ingigantita la crisi.
Ma senza sviluppo non si esce dalla crisi, dicono.
Certo. Ma un nuovo modello di sviluppo non può che
concentrarsi sulla valorizzazione del lavoro e su nuovi
prodotti sostenibili. Se parliamo di mobilità servirebbe un
rapporto intelligente tra imprese, lavoro, università,
istituzioni, per mettere al centro un'idea di sviluppo
sostenibile. Mentre qui il governo fa una legge per rendere
legale ciò che non lo è e la beneficiaria - Fiat - chiuderà
entro l'anno Termini Imerese e venderà la Iribus di
Avellino.
Cosa farà la Fiom?
Abbiamo bisogno di discutere con i lavoratori. Erano
previste assemblee sull'accordo del 28 giugno, che dobbiamo
capire quale valore abbia a questo punto, visto che viene
utilizzato per abolire l'art. 18. Vogliamo presentare una
piattaforma rivendicativa dei metalmeccanici per un accordo
nazionale senza «deroghe». Ma soprattutto questo
provvedimento va ritirato. Il 31 ci incontreremo con tutte
le associazioni e i movimenti che dal 16 ottobre in poi hano
lottato insieme a noi e dovremo valutare assieme il che fare
alla luce di questa manovra gravissima. Non solo per
protestare, ma per cancellare quelle norme e affermare
l'idea che bisogna anche mandare a casa questo governo.
|