L'INTERVISTA
"Colpiti i più deboli e chi paga le tasse contro questa manovra sarà sciopero"
La leader della Cgil Camusso: "Misure ingiuste. Nessuna norma sulla crescita. In Italia si continua a proteggere quella parte del Paese che evade". E Sacconi vuole far saltare il contratto nazionale di ROBERTO MANIA
ROMA - Segretario Camusso, lei
mercoledì scorso, dopo l'incontro con il governo, parlò di
possibile sciopero generale contro la manovra economica in
preparazione. Ora il decreto legge dei sacrifici è stato
approvato: l'ipotesi dello sciopero si avvicina o si
allontana?
"Dopo l'incontro con il governo dissi una cosa precisa: se
la manovra avesse avuto tratti di forte iniquità noi
l'avremmo contrastata anche con lo sciopero generale".
E ora cosa dice?
"Ora lo confermo. E aggiungo che il 23 agosto ci
sarà una riunione straordinaria dei segretari generali delle
categorie e delle strutture territoriali della Cgil per
decidere la data della mobilitazione".
Quindi proclamerete lo sciopero?
"Non vedo un altro modo per cambiare l'iniquità di
questa manovra".
Ma in un momento di emergenza nazionale, in cui da
più parti si invoca la coesione, il ricorso al conflitto le
sembra la soluzione più efficace?
"Guardi, questo è un interrogativo che, ovviamente,
ci siamo posti anche noi. Siamo assolutamente coscienti e
convinti che sia purtroppo necessario un intervento sui
conti pubblici. A questa situazione ci hanno portato anche i
tre anni passati durante i quali il governo ha negato la
gravità della crisi. Così come ci è assolutamente chiaro che
né le politiche monetariste europee, né gli interventi a
livello mondiale, abbiano interferito con le ragioni che
hanno provocato la crisi. L'appello di tutte le parti
sociali nasceva da questa premessa. C'era uno sforzo comune
per provare a costruire un quadro differente e soprattutto
offrire una prospettiva al paese. E invece, per quel che
finora si è potuto capire data la scarsezza delle
informazioni da parte del governo, questa manovra "parla"
solo a chi le tasse le paga già. Dall'altra parte i tagli
agli enti locali mettono in discussione le prestazioni ai
cittadini e, come sempre, in particolare ai più deboli.
Continuo: colpire il lavoro pubblico è diventato uno sport
nazionale, ma ora lo si fa con modalità mai viste. Ora la
retribuzione stessa di un impiegato pubblico (la tredicesima
non è altro che una parte della retribuzione) dipende dal
comportamento del suo dirigente o addirittura da quello
dello stesso ministro. Ma ci rendiamo conto? Davvero, è come
se il governo, o qualche suo ministro, anziché porsi il
problema di come tirare fuori dai guai il Paese,
approfittasse della situazione per esercitare una sorta di
vendetta nei confronti di chi lo ha contrastato".
Proporrete a Cisl e Uil di scioperare con voi?
"Certo. L'abbiamo già detto e lo ribadiamo. A
lavoratori e pensionati si chiedono sacrifici al di sopra
delle loro stesse possibilità".
Pur tuttavia i dipendenti con reddito superiore ai
90 mila euro l'anno sui quali grava il contributo di
solidarietà non sono esattamente la vostra base.
"La Cgil non ha mai ragionato in termini di
contrapposizioni tra lavoratori. Siamo stati i primi, e lo
rivendichiamo, ad aver proposto un contributo straordinario
sui redditi superiori ai 150 mila euro, ma ciò che fa orrore
nell'operazione del governo è che si colpisce esclusivamente
chi già paga le tasse. Questo è ingiusto. Perché chi evade
continuerà a guadagnare da tutto questo? Perché chi,
evadendo, si è costruito grandi patrimoni immobiliari, viene
salvaguardato?".
Per avere entrate certe non si può che andare a prendere i
soldi dal reddito fisso. Anche gli altri Paesi europei
l'hanno fatto.
"Già, ma non hanno fatto solo questo. La verità è
che da noi si continua a proteggere una parte del Paese che
per mille ragioni contribuisce alla situazione di difficoltà
in cui ci troviamo, semplicemente perché evade. E la
crescita? Dove sono le misure per la crescita?".
Per incrementare la produttività, le feste laiche
nazionali si celebreranno sempre di domenica.
"E' una misura a dir poco umoristica. Dicono che
così fanno anche gli altri Paesi. Quali? Forse la Francia,
la Germania o la Gran Bretagna rinunciano a festeggiare le
loro ricorrenze nazionali se cadono durante la settimana? E
il primo maggio è dovunque la festa del lavoro, con la sola
eccezione dei paesi nei quali vige una dittatura".
Il governo ha anche trasferito in legge l'accordo
con la Confindustria sulla contrattazione e la democrazia
sindacale.
"Non c'è stato alcun trasferimento. No, no e no. Il
governo ha fatto un'altra cosa: ha stravolto quell'intesa.
Così vuol far saltare a piè pari il contratto nazionale.
L'accordo tra le parti sociali è stata una soluzione di
equilibrio tra diverse posizioni, qui c'è la volontà di
qualcuno di affermare la sua tesi, secondo cui si può fare a
meno del contratto nazionale".
Quel "qualcuno" è il ministro Sacconi?
"Sì. Ed è la prima volta che un fatto del genere
accade nelle relazioni industriali".
L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è
stato toccato. Decideranno le parti, di volta in volta, se
derogare alla norma che protegge dai licenziamenti senza
giusta causa. Perché la Cgil è contraria?
"Questo è un vero pasticcio. I diritti dei
lavoratori dipenderanno dalle condizioni della propria
azienda. Chiederemo al Parlamento di cambiare anche questa
norma. C'è il rischio concreto di una proliferazione di
"accordi pirata", firmati da sindacati di comodo. Queste
sarebbero le misure per la crescita?".
Resta il fatto che questa manovra è stata in buona
parte imposta dalla Bce. C'è una lettera firmata da
Jean-Claude Trichet e Mario Draghi.
"Io quella lettera non l'ho letta pur avendo
chiesto al governo che la rendesse pubblica. Penso che la
Bce abbia chiesto di anticipare il pareggio di bilancio nel
2013, ma non abbia detto come raggiungerlo".
Quale pensa che sarà martedì, alla riapertura dei
mercati, il giudizio degli investitori sulla manovra?
"Non voglio pensarci. Sono preoccupata. Spero
comunque che l'Italia non sia sottoposta a una nuova ondata
speculativa".