Dure reazioni al provvedimento varato ieri dal governo. Il quotidiano dei vescovi: "Pagheranno tutti, tranne gli evasori". I giornali di centrodestra: "Stangata delle libertà". Critiche le opposizioni. Fiom pronta alla mobilitazione. Sul piede di guerra le province. E Mastella: "Via Benevento? Creiamo il Molisannio". Nove deputati Pdl annunciano emendamenti
ROMA - Opposizione, sindacati,
presidenti delle province. Il giorno dopo l'approvazione
della
dura manovra di correzione 1 si leva un
fronte di reazioni durissime al testo presentato oggi dai
ministri del governo. Tra gli interventi più critici quello
di Avvenire, che in un editoriale a firma del direttore
Marco Tarquinio scrive: "Troppi e decisivi dettagli
attendono di essere chiariti", e non si può ancora formulare
un "giudizio articolato", ma si può certo osservare che
"tutti, poveri, ceto medio e (veri o presunti) ricchi,
pagheranno qualcosa. Politici compresi. Tutti, meno gli
evasori. Gli unici - rimarca il quotidiano della Cei - che
non hanno legge, che non subiscono tagli, che dribblano i
sacrifici. Chi ci governa e chi siede in Parlamento ricordi
che, da oggi, tutto ciò che verrà scontato e addirittura
condonato o perdonato a quest'altra 'casta' peserà 45
miliardi di volte in più nel giudizio degli italiani
onesti".
Province in trincea. Compatto anche il
fronte delle province, dopo la annuncio del governo di voler
sopprime quelle sotto i 300mila abitanti. "Non credo che il
presidente della Repubblica possa permettere che si calpesti
la Costituzione", commenta il presidente della Provincia di
Fermo Fabrizio Cesetti. " Servono soluzioni vere. Sopprimere
37 piccole Province porta un risparmio minimo e rende meno
tutelate le periferie", il
pensiero di Massimo Nobili, presidente Pdl della
provincia di Verbano Cusio Ossola. Scherza invece il
presidente della provincia di Isernia Luigi Mazzuto (Pdl),"
Il solleone di Ferragosto dà alla testa e gioca brutti
scherzi".
Critici i giornali di centrodestra. Non
risparmiano critiche al provvedimento anche i giornali
vicini alla maggioranza di centrodestra. "Il Giornale" parla
di "brutta botta per il ceto medio" e si scaglia contro il
cosiddetto 'contributo di solidarietà'. " Solidarietà verso
chi? Verso chi ha amministrato male l'Italia per 40 anni e
spendendo più di quanto fosse lecito, ha riempito di buchi
il bilancio pubblico?", scrive Vittorio Feltri, che
rincara: "Chi sono i geni che ci hanno ridotto così?
Guardiamoli in faccia, guardiamoli in faccia e rifiliamo
loro un calcio nel sedere. Gente del genere in Ungheria
finirebbe in galera". Sulla stessa linea "Libero" che apre
con il titolo a tutta pagina "La stangata delle libertà".
Di Pietro: "Possibile discussione ma no a polpette
avvelenate". Sul fronte delle opposizioni Antonio
di Pietro mette in guardia la maggioranza e si dice pronto a
discutere sulla manovra approvata dal governo, ma si
dichiara indisponibile "ad ingoiare qualsiasi polpetta
avvelenata, in nome dell'emergenza". "A pagare sono i soliti
noti e da questo punto di vista la manovra è di
insopportabile iniquità", ha detto il leader Idv. "Da dove
vengono i soldi veri, gli incassi significativi?
dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne, dalla
quadruplicazione dei tempi di pagamento dei tfr per i
lavoratori della pubblica amministrazione. Verranno
soprattutto dai tagli agli enti locali che sono né più né
meno che tagli alla spesa sociale, al welfare e ai servizi
essenziali. Ci vuole la faccia tosta di questi governanti
per dire che non hanno toccato istruzione e sanità. Cosa
credono che affonderà grazie ai loro tagli?"
Finocchiaro (Pd): "Manovra squilibrata, ma porteremo
nostre proposte". Timidi segnali di apertura,
nonostante il forte dissenso, anche dal partito democratico.
"Siamo molto critici con questa manovra che è squilibrata,
non aiuta la crescita, e non fa pagare chi ha di più",
spiega il capogruppo Pd in Senato Anna Finocchiaro. "Si
colpiscono i redditi dichiarati e non le ricchezze. Noi
porteremo le nostre proposte in Senato, e ci auguriamo che
la maggioranza e il governo accettino i nostri suggerimenti.
Ieri il presidente del Consiglio ha detto di non prevedere
la fiducia. Sarebbe un gesto importante e responsabile.
Casini: "Opposizioni rispondano con serietà".
Un richiamo alla responsabilità arriva da Pier Ferdinando
Casini: "Con la manovra il governo chiama il Paese ad un
"sacrificio immenso". A questo "le forze di opposizione
devono corrispondere con grande serietà e senso dello
Stato", dice il leader Udc. Poi l'attacco: "Dopo tre anni di
inutili perdite di tempo e di patetiche rassicurazioni sulla
condizione dell'italia, nel pieno di una tempesta
finanziaria mondiale, il governo si è finalmente svegliato.
Ma lo ha fatto tartassando i soliti noti che non evadono le
tasse, il ceto medio e le famiglie, ed evitando quegli
interventi strutturali di cui invece il Paese ha bisogno".
Briguglio (Fli): "Evidenti responsabilità di
Berlusconi se arrivati a questo punto". Lascia una
porta aperta anche il 'falco' di Futuro e Libetrtà Camerlo
Briguglio: "Il Terzo Polo in parlamento metterà in campo un
arsenale di idee e proposte per migliorare la manovra del
governo, molte avanzate in tempi non sospetti dal presidente
Baldassarri per conto di Fli, ma sia chiaro che le
responsabilità di Berlusconi e del suo governo di averci
portato a questo punto sono evidenti e sotto gli occhi degli
italiani".
Vendola: "Atto di guerra contro l'Italia".
A sinistra, parole di fuoco arrivano dal governatore
pugliese Nichi Vendola che parla di "atto di guerra contro
l'italia" puntando il dito contro le "misure punitive per
gli enti locali". la "devastante riduzione di servizi
sociali e di diritti, un colpo alla civiltà del lavoro. E
nessuna scelta per la crescita e lo sviluppo". Per questo,
secondo il leader di SeL, occorre "una reazione durissima".
Ancora più pesante il giudizio di Oliviero Diliberto,
segretario del Fdci-Federazione della Sinistra, secondo cui
"siamo alla dismissione dello Stato".
Fiom e Cgil: "Subito mobilitazione". Sul
fronte sindacale bocciatura senza se e senza ma dalla Fiom
che annuncia una mobilitazione fino ad arrivare ad uno
sciopero generale contro l'estensione "erga omnes" degli
effetti dell'accordo siglato a fine giugno tra confindustria
e sindacati sui contratti aziendali. L'intervento per legge
sulla contrattazione "è un attacco senza precedenti al
contratto collettivo nazionale del lavoro e apre alla
libertà di licenziare - dice Maurizio Landini, segretario
generale della Fiom - non serve per uscire dalla crisi anzi,
si usa la crisi per cancellare i diritti e fare una legge
'ad aziendam', pro Fiat. Si tratta di una norma
incostituzionale - sottolinea il leader delle tute blu -
che va contro la carta europea dei diritti dell'uomo. Cosa
inaccettabile, contro la storia sindacale del nostro Paese".
Stesso invito arriva dal segretario della Cgil Susanna
Camusso: "Abbiamo presentato la nostra proposta e
sicuramente continueremo a presentarla alle commissioni
parlamentari. Mi pare evidente che, per cambiare il segno di
iniquità che c'è, ricorreremo alla mobilitazione".
I poliziotti: "Manovra penalizza la sicurezza".
Sul piede di guerra anche il Sap, il sindacato dei
poliziotti, che parla di manovra "penalizzante" per le forze
dell'ordine, che vedono a rischio tredicesime, buonuscite e
festività. "Se il cuore del presidente Berlusconi gronda
sangue per aver messo le mani nelle tasche degli italiani -
rileva Nicola Tanzi, segretario generale del Sap -
figuriamoci in che condizioni sono gli appartenenti alle
forze dell'ordine che, dopo i tagli degli ultimi tre anni,
si ritrovano con una ennesima manovra finanziaria
penalizzante per il comparto sicurezza, che promette di
bloccare le buonuscite per due anni, che rischia di
compromettere le nostre tredicesime se l'Amministrazione di
p.s. non rispetterà i vincoli di bilancio e che accorpa
nella giornata di domenica alcune festività come il primo
maggio o il 2 giugno, quindi niente recupero riposo per chi
lavora e niente pagamento della festività stessa". Pertanto,
annuncia Tanzi, "la battaglia del sindacato non si fermerà
neppure a ferragosto e concerteremo presto con le altre
organizzazioni dei comparti sicurezza, difesa e soccorso
pubblico azioni comuni per tentare, responsabilmente, di
salvare il salvabile e, soprattutto, di garantire i diritti
acquisiti agli appartenenti alle forze di polizia".
Cisal: "Evasori continueranno a farla franca".
Insoddisfatto delle misure anche Francesco Cavallaro,
segretario generale della Cisal, la Confederazione Italiana
sindacati Autonomi Lavoratori: "Sui tagli della politica si
può fare ancora molto di più. E anche per il fisco, siamo
ancora ai pannicelli caldi che consentono agli evasori
incalliti di farla franca e a far pagare ancora ai soliti
noti mettendo le mani sulle pensioni e con iniziative
astruse come il blocco del Tfr e la messa in discussione
delle tredicesime per il pubblico impiego".
Reteimprese: "Difficile equilibrio conti senza crescita".
Forti perplessità arrivano anche da Rete Imprese Italia,
l'associazione che raggruppa Casartigiani, Cna,
Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, secondo cui
il pareggio di bilancio è "un obiettivo fondamentale per il
nostro paese ma, senza la crescita, rischia di non garantire
un equilibrio stabile dei conti pubblici". Per il presidente
Ivan Malvasi per la crescita "sono necessari interventi
mirati e accompagnati da un alleggerimento della pressione
fiscale sul lavoro e sulle imprese appesantimenti del
prelievo rendono meno competitive le aziende e più debole il
paese. Non può essere dimenticato - ha sottolineato -
Malvasi che le piccole imprese oggi sono sotto sforzo nei
cambiamenti organizzativi, nella realizzazione di nuovi
prodotti, nella ricerca di nuovi mercati. L'aumento della
pressione fiscale rischia di compromettere questo impegno".
Marcegaglia: "Riforma pensioni per detassare il lavoro".
Ma il presidente degli industriali Emma
Marcegaglia, in un'intervista al Sole24ore rilancia: "Faccio
una proposta a maggioranza e opposizione, il decreto verrà
discusso in Parlamento, si sfrutti questo passaggio per
modificare il punto essenziale di questa manovra unendo
insieme rigore e sviluppo: si riformino le pensioni di
anzianità. In questo modo si recuperano in modo strutturale
risorse fino a 7 miliardi di euro in due anni e si può
ridurre il prelievo di solidarietà sul ceto medio, che
rischia di avere una funzione depressiva superiore al
previsto dare una spinta allo sviluppo, a partire dalle
infrastrutture". "Si può fare anche di più - avverte poi la
presidente di Confindustria - con un piccolo aumento
dell'Iva, anche un solo punto, che può valere fino a 6,5
miliardi di euro, si recuperano altre risorse strutturali
per ridurre le tasse sul lavoro, in primis quelle che
riguardano i giovani. Bastano, come vede - dice rivolgendosi
a Roberto Napoletano - pochi aggiustamenti per cambiare la
faccia di questa manovra".
La provocazione di Mastella. "Creiamo il Molisannio".
E per Benevento, candidata ad essere eliminata dal
provvedimento del governo, Clemente Mastella avanza una
proposta: "Riscrivere la geografia", annettendo, ad esempio,
"le confinanti Valle Caudina e Valle Alifana" e "superare,
così, la soglia dei 300mila abitanti evitando di rientrare
tra quelle istituzioni sottoposte a cancellazione". Questa
la 'ricetta' avanzata dal segretario nazionale dei Popolari
per il Sud, che suggerisce anche un nome per il nuovo
territorio il "Molisannio".
Censore (Pd): "Escamotage per salvare alcune
province del nord". E sul taglio delle province, il
consigliere regionale Pd in Calabria Bruno Censore denuncia:
"Il testo predisposto dal ministro Tremonti non contempla il
solo dato demografico quale elemento decisivo per la
soppressione delle Province. Il testo, infatti, esenta da
sforbiciate le Province con più di 3.000 km quadri di
superficie. Il tutto, se consideriamo anche il silenzio
della Lega sempre contraria all'abolizione degli Enti
intermedi, mi lascia pensare che l'estensione territoriale
rappresenta un espediente per salvare le piccole Province
del Nord". Un 'trucco' che permetterebbe, secondo il
consigliere di salvare province come Belluno, Grosseto e
Sondrio (patria del ministro Tremonti), inferiori ai 300mila
abitanti.
Nove deputati Pdl annunciano emendamenti.
Si allarga intanto il fronte dei 'dissidenti' della
maggioranza che si opporranno al testo appena approvato dal
governo.
Da quattro 2 sono diventati nove i depuati
che prennunciano emendamenti al decreto che contiene la
manovra aggiuntiva. Si tratta di Antonio Martino, Guido
Crosetto, Isabella Bertolini, Giorgio Stracquadanio,
Giuseppe Moles, Giancarlo Mazzuca, Santo Versace, Alessio
Bonciani, Deborah Bergamini. I nove parlamentari giudicano
la manovra "poco convincente".