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Cofferati: «Patto per la crescita, proposte vaghe ed inique. La
Cgil sbaglia»
intervista di Roberto Farneti
Sergio Cofferati, malgrado la manovra da 80 miliardi,
l'Italia è nella bufera. Il differenziale di rendimento tra i
titoli di stato italiani e quelli tedeschi ha toccato livelli
record. L'economia è ferma: nel secondo trimestre 2011 il Pil è
cresciuto appena dello 0,3%. Dopo avere negato la crisi, il
presidente del Consiglio Silvio Berlusconi annuncia adesso la
sigla entro settembre di un patto con le parti sociali per la
crescita. La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha
sottolineato come negli otto punti dell'agenda del governo siano
presenti molte delle proposte avanzate congiuntamente da imprese
e sindacati. Un accordo è perciò probabile. E' così che si esce
da questa situazione?
Penso proprio di no. La situazione è drammatica perchè
l'economia è ferma e la nostra credibilità sul piano
internazionale è caduta verticalmente. La crescita del Pil
prevista per quest'anno e per l'anno prossimo è del tutto
insufficiente a garantire le risorse per, da un lato ridurre il
debito e, dall'altro, creare le condizioni per attuare politiche
redistributive a vantaggio della parte più debole della
popolazione. In questo quadro, occorre definire interventi di
emergenza capaci nel brevissimo periodo di ridurre la spesa e di
migliorare i nostri conti e, al tempo stesso, utili per
stimolare una crescita possibile. Di tutto ciò non c'è traccia
nei provvedimenti del governo e negli annunci fatti nei giorni
scorsi. Per quanto riguarda il rapporto con le parti sociali, se
qualcuno si era illuso che per placare i mercati sarebbe bastato
l'annuncio di un confronto su capitoli vagamente descritti e
variamente interpretabili, purtroppo ora si deve ricredere.
Nel 1992 ci fu un patto tra governo, imprese e
sindacati per fare entrare l'Italia in Europa. Vista la gravità
della situazione, ha senso oggi provare a ripetere un'operazione
di quel tipo o al paese serve ben altro?
La situazione di oggi ricorda molto il 1992 per la gravità, il
contesto è però ben diverso. All'epoca non c'era l'euro, il
paese doveva agire da solo. Inoltre il governo Amato e poi
soprattutto il governo Ciampi avevano una forza e una
credibilità, malgrado tangentopoli, che il governo Berlusconi
neanche si immagina. Per questo credo che oggi la situazione sia
peggiore. Nelle azioni del governo, ma nemmeno nelle proposte
delle parti sociali, non si vede nulla di preciso. A cominciare
da quella che dovrebbe essere la base di ogni ragionamento: una
volta infatti che si dice che bisogna favorire la crescita - e
vengono individuati settori di intervento come infrastrutture,
opere pubbliche, reti materiali e immateriali - bisognerebbe
immediatamente dopo, o addirittura un attimo prima, indicare
dove si reperiscono le risorse necessarie per questi
investimenti. Di ciò invece non si parla. Se il tutto si traduce
in una generica intenzione di lotta all'evasione fiscale, è
evidente che non si può essere credibili. In Europa si discute
della creazione di Eurobond e della tassa sulle transazioni
finanziarie, temi ignorati dal dibattito italiano.
Inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione,
come propongono governo e parti sociali, è coerente con
obiettivi di sviluppo? Gli economisti insegnano che gli
investimenti si fanno anche in "deficit spending", tanto li
recuperi con la crescita.
Come dicevo prima, ci troviamo di fronte a una serie di
"titoli", ma nessuno ha spiegato come realizzare gli obiettivi
annunciati. E' facile immaginare che un avvicinamento anche
cauto al merito di ogni singolo capitolo porterà a una
divaricazione tra le stesse parti sociali. Sul fisco, ad
esempio, la Cgil ha fatto una campagna per la patrimoniale.
Faccio notare che nei testi di questo tema non c'è traccia, ma
se verrà riproposto al tavolo, non credo che sarà ben accolto
dalle associazioni imprenditoriali o dalle banche. Dunque siamo
di fronte a un quadro confuso. Altra piccola considerazione:
tutto ciò avviene mentre sta diventando operativa una legge
finanziaria definita "macelleria sociale" persino dai
commentatori più moderati. Degli effetti disastrosi di questa
manovra in queste ore non si parla. Possono le parti sociali
discutere di sviluppo prescindendo dagli effetti drammatici
della manovra soprattutto sui più deboli, i poveri, le famiglie?
La Cgil ha espresso forti critiche alla manovra. Poi
però si è fatta rappresentare dalla Marcegaglia al tavolo con il
governo. Che effetto le ha fatto vedere sui giornali la foto
della presidente di Confindustria che parla anche a nome dei
sindacati?
Le critiche della Cgil alla manovra dovrebbero sfociare in
iniziative di lotta molto diffuse e consistenti per arrivare
allo sciopero generale. E' evidente che c'è un salto logico tra
quelle critiche, il bisogno di mobilitazione per cambiare i
contenuti più iniqui della manovra e la discussione alla quale
la stessa Cgil partecipa. Una discussione che proseguirà a
settembre su punti che evocano ulteriori provvedimenti destinati
a colpire le fasce sociali già duramente penalizzate dal
governo. E' difficile comprendere come si potrà discutere di
ulteriori ridimensionamenti dello stato sociale e delle
protezioni per milioni di persone e al contempo non dare uno
sfogo rivendicativo e conflittuale alle esigenze di queste
persone. C'è una contraddizione che la Cgil rischia di pagare
pesantemente.
Susanna Camusso ha precisato che l'unico punto che la Cgil
non condivide del documento delle parti sociali è quello sulle
privatizzazioni. Ciò ha provocato malumori in Corso Italia,
persino nella maggioranza che sostiene il segretario generale.
Le parti sociali avevano chiesto al governo discontinuità.
Discontinuità che non c'è né nelle affermazioni del presidente
del Consiglio e nemmeno nell'indicazione dei capitoli che il
governo vorrebbe discutere con le parti sociali. Vedremo cosa
succederà a settembre, quando la discussione entrerà più nel
merito. Se le cose che il governo intende fare colpiscono ancora
pensionati e lavoro dipendente, come può la Cgil assecondarle?
In questo caso, si fa sempre in tempo a tornare
indietro...
Fermarsi non è mai impossibile, è chiaro che si rischia di
pagare poi il prezzo delle proprie contraddizioni. Se la manovra
presentata dal governo è stata giudicata negativa e lesiva delle
condizioni materiali di tanta gente, è difficile poi rimuovere
questo tema e cominciare una discussione che potrebbe
addirittura produrre ulteriori danni per queste persone.
in
data:06/08/2011 - Liberazione
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