I contorti ragionamenti della Camusso ............

 

E' utile leggere l'intervista della Camusso al fatto quotidiano perchè, difendendo l'accordo, la segretaria Cgil dimostra tutti gli elementi di neocorporativismo che questo contiene.

 

  • "La democrazia di un sindacato non è riconducibile ai referendum. La forza fondamentale è data dagli iscritti e dai voti ottenuti dai rappresentanti dei lavoratori."

La Camusso afferma senza equivoco come "democrazia", per lei, son sia la partecipazione diretta dei lavoratori alle scelte e decisioni sindacali, ma l'organizzazione in quanto tale. Sostanzialmente afferma che avendo il sindacato degli iscritti, ed essendo le RSU elette su liste di organizzazione, non serve chiedere ai lavoratori cosa ne pensino di un accordo, avendo già loro (quelli iscritti) dato un mandato di rappresentanza a prescindere ad una organizzazione, ed avendo votato delegati proposti da liste di organizzazione, dando a questi il diritto a rappresentarli.

Sostanzialmente la Camusso vanta un primato dell'organizzazione sui lavoratori. Infatti dice che "La Cgil è una organizzazione e non un movimento"

In ciò sbagliando notevolente. La Cgil è un movimento per forza di cose. Per il fatto stesso che tratta le condizioni contrattuali di tutti i lavoratori (non solo degli iscritti) un sindacato non può presumere di rappresentare tutti a prescindere senza averne ottenuto di volta in volta il mandato. Decidere di considerare superiore il diritto di organizzazione, oltre l'area di chi è iscritto, a tutti i lavoratori presuppone una bella presunzione ed una autoreferenzialità pazzesca.

Lo stesso statuto della Cgil promuove "un percorso di emancipazione e partecipazione di tutti i lavoratori" .... e se a tutti i lavoratori si rivolge a tutti deve rendere conto, a tutti deve dare diritto di partecipazione alla discussione sulle piattaforme e sugli accordi.

Di fatto la Camusso scinde l'interesse di organizzazione dall'interesse generale del mondo del lavoro, e pone il punto di vista dell'organizzazione come unico, prioritario, dovuto a cui tutti (anche i non iscritti, anche chi tra gli iscritti si pone in disaccordo) devono subordinarsi.

Il primato dell'organizzazione sui lavoratori non è nuovo nell'esperienza storica, basti pensare al "Patto per il lavoro" di palazzo Vidoni del 1925, il patto che adeguo' anche le organizzazioni sindacali al corporativismo fascista.

Comunque questo passaggio della Camusso sulla sua idea di democrazia, dimostra sufficientemente come lei stessa consideri ormai superata la fase del sindacalismo democratico e partecipativo, quello dei Consigli di fabbrica, delle assemblee, del voto dei lavoratori che proprio negli anni '60 liquidò quel che restava del corporativismo sindacale sopravvissuto per diversi anni ancora nel dopoguerra.

  • Significativo è poi il passaggio dove la Camusso tratta dell'introduzione del concetto di "adattabilità" del CCNL attraverso la contrattazione aziendale.

L'esempio che presenta paradossalmente significativo di come per "adattabilità" si intenda "deroga", cioè esattamente il contrario di quanto lei voleva dimostrare.

Infatti ...... "ad esempio un’azienda informatica può voler investire più sui profili ingegneristici o di ricerca e meno su contabili e amministrativi. Noi vogliamo che invece di farlo con la contrattazione individuale e con contratti atipici si faccia a livello aziendale".

Sostanzialmente dice due cose:

Che se l'interesse di impresa lo richiede, l'azienda può pagare meglio un profilo professionale rispetto ad un altro. Va a farsi friggere il concetto di salario professionale per cui contrattualmente la professionalità di un contabile, o di un saldatore ecc.  è tale, in quanto contabile, saldatore ecc. in tutte le aziende. Ora invece il valore professionale di una mansione non è più valutata sulla professionalità in se ma su come l'interesse di impresa valuta quella professionalità. Il riconoscimento del valore professionale di una forza lavoro diventa quindi discrezionale, azienda per azienda, momento per momento. Non si da più valore contrattuale ad una professionalità ma all'interesse che ha una azienda a considerare più o meno importante per lei, in quel momento, una forza lavoro. Così un saldatore, o un contabile, a parità di valore professionale con altre figure similari presenti in altre aziende, potrà essere pagato diversamente a seconda dell'impresa e del suo interesse.

Inoltre, la Camusso fa un ragionamento pericolosissimo per un segretario generale. Dice infatti ..... perchè risolvere questi problemi di prezzo della forza lavoro ricorrendo a contratti atipici o individuali ??? ci pensiamo noi, anche noi possiamo trattare sul prezzo di una professionalità quando l'azienda la reputa meno importante per lei di come sia riconosciuto contrattualmente.

Forse la Camusso ha sbagliato o cannato l'esempio, ma il suo ragionamento è significativo su come la sua "adattabilità" sia sostanzialmente una deroga, e nello specifico di quanta poca idea abbia del concetto di "professionalità" da lei ridotta a questione di costi e non di riconoscimento di valore della forza lavoro.

  • La Camusso riesce ad essere esplicita oltre a quanto vorrebbe anche sul diritto di sciopero "Ma non c’è il divieto di sciopero! Il sindacato può comunque scioperare."

Grazie Camusso ...... Il suo candore è disarmante. L'accordo prevede infatti che le organizzazioni firmatarie siano vincolate agli accordi che firmano e che i lavoratori possano scioperare solo se una organizzazione proclama lo sciopero. Praticamente si può scioperare solo se lo decide la Camusso o chi per lei. Certo, i singoli lavoratori non perdono il diritto di scioperare (previsto dalla costituzione) ma ve lo vedete un lavoratore scioperare con contro anche i sindacati ??? Comunque la Camusso afferma che il diritto della Cgil a proclamare mobilitazioni è salvo, ma il diritto dei lavoratori a non riconoscersi in un accordo ed a lottare per cambiarlo, quello no.

 

8-7-2011      COORDINAMENTO RSU