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Fabio Sebastiani
Con 117 voti a favore, 21 contrari e un astenuto, il Comitato
direttivo nazionale della Cgil ha dato il via libera
all'accordo interconfederale firmato dalla segretaria Sussanna
Camusso votando anche un dispositivo finale. Un dispositivo
che più che "ritoccare" il merito interviene sui modi e i
tempi di consultazione dei lavoratori, o meglio degli
iscritti. E nemmeno tutti, ovvero solo quelli che appartengono
ad aziende iscritte a Confindustria. Questi saranno chiamati
ad esprimersi con un sì o con un no sul solo documento
approvato a maggioranza. Il dispositivo, però, non parla di
referendum, tanto meno di scheda. L'unica parola utilizzata è
"pronunciamento". Tutta "estiva" la tabella di marcia: le
assemblee degli iscritti si svolgeranno a partire dal 12
luglio e termineranno entro il 16 settembre; e l'esito verrà
reso pubblico martedì 20 settembre 2011.
La linea della segreteria della Cgil è stata fortemente
osteggiata dalla "Cgil che vogliamo" e dalla Fiom, che a
questo punto sembra entrare in linea di collisione diretta.
Molte le ragioni, ma una è sostanziale: i metalmeccanici della
Cgil non sembrano molto propensi ad applicare alla lettera il
dettato uscito dal Comitato direttivo nazionale della
confederazione, che non prevede di rendere esplicita di fronte
agli iscritti la palese differenza di posizioni tra
maggioranza e minoranza. Una differenza di posizioni che, nel
merito, insiste proprio sulla idea, e sulla pratica, della
democrazia.
Tra luglio e settembre i metalmeccanici della Cgil dovranno
preparare anche le assemblee informative per la presentazione
del rinnovo del contratto delle tute blu della Cgil. «Vedremo
come tenere insieme questa doppia esigenza», sottolinea il
segretario generale della Fiom Maurizio Landini riferendosi
alle modalità di presentazione del documento di maggioranza.
«Non la trovo una pratica democratica. È necessario che i
lavoratori siano messi in condizione di conoscere tutti i
punti di vista, quello della maggioranza e quello della
minoranza», dice leggendo come uno strappo allo Statuto della
Cgil anche la decisione di restringere il perimetro dei
votanti. «La decisione di non far votare tutti i lavoratori,
attivi e non attivi è una interpretazione dello Statuto dovuta
alla situazione straordinaria. Ma se è una situazione
straordinaria allora i lavoratori dovrebbero essere messi in
condizione di conoscere tutti i punti di vista perchè questo
per noi è un punto decisivo dell'evoluzione democratica della
stessa Cgil», incalza. Il leader della Fiom nel suo intervento
al Comitato direttivo ha ribadito il no ad un accordo
«incoerente» con la posizione della Cgil di questi ultimi due
anni: «Il volantino contro l'accordo del 2009 diceva no alle
deroghe, no alla limitazione del diritto di sciopero e
chiedeva il voto dei lavoratori. L'intesa invece apre alle
deroghe, limita il diritto allo sciopero ed esclude che i
lavoratori possano esprimersi sugli accordi decisi».
La situazione è molto tesa. Il 13 luglio è già stata messa in
agenda una assemblea nazionale della "Cgil che vogliamo"
prorio in Corso d'Italia.
Giorgio Cremaschi, leader della "Rete 28 aprile", che nei
giorni scorsi ha cheisto le dimissioni di Susanna Camusso,
parla senza mezzi termini di di «consultazione priva di
qualsiasi credibilità democratica».
Susanna Camusso ha difeso a spada tratta l'intesa con Cisl e
Uil sostenendo addirittura che «si riprova a ripartire
un'altra volta per conquistare l'estensione generalizzata
delle Rsu dopo l'accordo del ‘93». Quanto ai temi
contrattuali, «l'accordo ristabilisce la gerarchia delle fonti
- ha precisato il numero uno del sindacato di Corso d'Italia
-, che viene esplicitamente affermata, assumendo come punto di
riferimento il contratto nazionale che dovrà prevedere ciò che
può essere delegato al secondo livello di contrattazione,
impedendo così che la derogabilità sin qui praticata dal
secondo livello svuotasse progressivamente il contratto
nazionale». Proprio la centralità di quest'ultimo, secondo
Camusso, ha determinato «il no della Fiat e la conseguente
lettera inviata dall'amministratore delegato al presidente di
Confindustria, insieme al punto sulla transitorietà».
06/07/2011 |