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Lo statale perde fino a 43mila euro
Gianni Trovati
Sole 24 ore - 4-7-2011
Una certezza: quelli chiesti al pubblico impiego non sono
risparmi temporanei, da recuperare passata la buriana, ma sono
strutturali e andranno consolidati nei prossimi anni. Un sospetto
fondato: il nuovo rinvio che pende sui rinnovi contrattuali, che
dovrebbero ripartire nel 2013 ma possono slittare al 2015. Un
punto interrogativo sulle misure che arriveranno dal 2016 in poi.
Sono questi gli snodi principali delle misure sul pubblico impiego
contenute nella manovra approvata giovedì scorso dal Consiglio dei
ministri. Nel cantiere della manovra, in realtà, erano circolate
anche ipotesi più dure, compresi un nuovo blocco esplicito della
contrattazione e l'appesantimento dei tagli operati sulle buste
paga più alte, ma sono state accantonate. Il fuoco di fila partito
dalla Funzione pubblica, evidentemente, ha funzionato meglio
rispetto all'anno scorso, e ha portato a una formulazione inedita
e «flessibile» per la nuova cura ai dipendenti pubblici. In
pratica, la manovra blinda i risparmi previsti dal Dl 78/2010 e ne
aggiunge di nuovi, da 1,1 miliardi nel periodo 2013-2015 e da 340
all'anno «a decorrere dal 2016». Proprio quest'ultimo aspetto
mostra il carattere strutturale dei tagli, che dovranno far
diminuire il peso degli stipendi pubblici in modo progressivo nei
prossimi anni fino ad attestarsi dal 2016 in poi circa 1,5
miliardi sotto i tendenziali previsti lo scorso anno.
Drastica sui numeri, la manovra scritta la scorsa settimana è (per
ora) possibilista sulle misure concrete per raggiungerli. Saranno
dei Dpr, su proposta della Funzione pubblica, a scegliere le carte
giuste nel mazzo della manovra, che (si veda il grafico a fianco)
propone fra l'altro la proroga per un anno dei vincoli al turn
over e quella al 2014 del blocca-stipendi, cioè la misura che
impedisce ai trattamenti accessori di portare le buste paga sopra
ai livelli del 2010. Nei fatti, è questa seconda ipotesi, insieme
al contesto generale di tagli, a mettere a rischio la ripresa
effettiva nel 2013 dei rinnovi contrattuali, perché appare
difficile mettersi a discutere di inflazione programmata (Ipca)
per far crescere il tabellare e di incentivi per i migliori in un
contesto di stipendi congelati.
Anche nella versione "ammorbidita", insomma, il piatto servito
dalla nuova manovra può determinare un conto salato agli statali,
che si aggiunge a quello portato lo scorso anno. La tabella qui a
fianco calcola per le diverse categorie del pubblico impiego gli
effetti della vecchia manovra (blocco dei contratti e tagli sopra
i 90mila euro) e quelli possibili per un nuovo stop ai contratti.
Nella colonna più a destra, che va dai 2.116 euro del personale
Ata della scuola – bidelli e tecnici – fino agli oltre 43mila euro
per i dirigenti di prima fascia degli enti pubblici non economici,
è indicato il conto totale lordo che sarebbe pagato da ogni
categoria per gli anni 2011-2015. L'entità del sacrificio,
naturalmente, dipende dal livello dello stipendio «base», cioè la
retribuzione media registrata prima dei tagli: i mancati rinnovi
contrattuali incidono sullo stipendio tabellare, a cui le intese
aggiungono gli incrementi inflattivi, mentre non è possibile da
calcolare l'effetto del blocco sulla dinamica del salario
accessorio, che rimarrebbe comunque soggetta a troppe variabili.
Anche nel secondo periodo considerato, cioè il 2013-2014, il
sacrificio per gli stipendi più alti è maggiore, anche perché fino
al 2013 rimangono in vigore i tagli alle quote retributive che
superano i 90mila euro l'anno.
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