Camusso: addio agli accordi separati, percorso riavviato sulle
regole
di Giorgio Pogliotti - intervista a Camusso sul
Sole24ore
30-6-2011
ROMA. «L'ipotesi di accordo con Confindustria supera la stagione
degli accordi separati. Si è aperta un'importante fase nuova,
possiamo riavviare il percorso partendo dalle cose che ci
uniscono. Certo è un percorso faticoso, gli elementi di divisione
sono ancora profondi, non vengono cancellati dalle regole
condivise, ma possiamo trovare il modo di ricomporli».
Per il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, martedì
scorso con la sigla dell'intesa interconfederale si è girata
pagina dopo il vulnus rappresentato dall'accordo separato del
2009: «Siamo ripartiti dalle regole su come esercitare la
democrazia sindacale – spiega – rispettando l'equilibrio tra
organismi dirigenti e lavoratori, stabilendo che in caso di
divisioni invece di procedere ciascuno per conto suo, bisogna
coinvolgere i lavoratori». Camusso replica alle critiche che
arrivano dalla maggioranza della Fiom invitando ad «una lettura
accurata» dell'accordo sulla rappresentanza che «esclude le
velleità legislative di qualche ministro e ferma la deriva di
destrutturazione dei contratti», assicurando comunque che «la Cgil
applicherà le regole».
Segretario, per risolvere il problema dell'efficacia erga
omnes dei contratti nel privato e venire incontro ad una richiesta
che giunge non solo dalla Fiat ma da tutto il mondo delle imprese,
ritiene sia sufficiente l'accordo interconfederale o c'è bisogno
di una legge?
Sul problema della validità erga omnes dei contratti un contributo
concreto lo abbiamo dato con l'accordo, definendo la
certificazione delle rappresentanze, dando così una lettura
dell'articolo 39 della Costituzione. Penso comunque che servirebbe
una definizione erga omnes per via legislativa, come è accaduto
nel pubblico impiego. Quanto alla Fiat, l'accordo non risolve i
problemi, non prevede la retroattività e afferma il ruolo del
contratto nazionale che stabilisce cosa può essere definito al
secondo livello. Peraltro, nella fase transitoria, non si possono
fare intese modificative separate.
Come tradizione la Cgil per il momento ha solo siglato
l'intesa. Che tempi prevede per la firma, bisogna aspettare l'11
luglio quando si riunirà il direttivo, che secondo lo Statuto ha
la competenza esclusiva sugli accordi interconfederali?
Non escludiamo di anticipare il direttivo rispetto alla scadenza
dell'11 luglio. Prima di formalizzare l'intesa però serve una
consultazione. Propongo a Cisl e Uil, con serenità, di portare al
voto dei lavoratori l'ipotesi di intesa: sarebbe il segnale di una
fase nuova. Qualora non avessero intenzione di farlo, per la Cgil
vale la regola della consultazione degli iscritti. Abbiamo già
previsto assemblee capillari sulla manovra che potrebbero essere
utilizzate anche per illustrare l'ipotesi di intesa. Ma la
decisione sarà presa dal direttivo.
Intanto però oggi si riunirà il comitato centrale della
Fiom. Ieri i vertici delle tute blu hanno già espresso un netto
dissenso.
La discussione è appena iniziata, spero che si faccia una
discussione più di merito, perchè nei giudizi che in queste ore
arrivano dalla Fiom ci sono dichiarazioni false e imprecisioni.
Come nel 1993 sulle grandi scelte coesistono punti di vista
diversi in una organizzazione plurale come la nostra. Ma la
decisione, una volta presa, impegna tutti. Tuttavia, a parte le
critiche che arrivano dalla minoranza, negli incontri avuti finora
è emerso un ampio consenso dalle categorie e dai territori.
Nell'intesa avete accettato alcuni principi che suonano come
novità per la Cgil, specie dopo le polemiche dei mesi scorsi. Mi
riferisco alla clausola di tregua.
Il testo prevede che, se in un accordo si definisce una clausola
di tregua sindacale per garantire il rispetto degli impegni, essa
avrà un effetto vincolante solo per i sindacati, a protezione dei
singoli lavoratori. Considerando che anche l'accordo del 1993
prevedeva la clausola di tregua, si tratta di una protezione in
più.
Anche il principio di adattabilità suona come nuovo per la
Cgil.
Nella nostra tradizione per crisi, ristrutturazione, start-up
abbiamo previsto simili meccanismi. Il fatto nuovo, piuttosto, è
rappresentato dall'incremento delle materie che possono essere
definite nei contratti di secondo livello, superando le rigidità
presenti nello schema del 1993 e riprodotte nell'intesa separata
del 2009. È un modo per riappropriarci del contratto di secondo
livello, qualificandolo in un mondo che cambia.
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