LA CAPITOLAZIONE DELLA CGIL

pubblicata da Leonardo Masella il giorno mercoledì 29 giugno 2011 alle ore 11.31

 

Il vento è cambiato, grandi movimenti, tante parole roboanti, c’è chi ha persino parlato di “rivoluzione” per l’esito delle elezioni amministrative e dei referendum, spargendo a piene mani illusioni che si infrangono immediatamente nello scontro materiale fra capitale e lavoro, che è quello, per chi si ritiene comunista e marxista, che al nocciolo decide dei reali rapporti di forza in una società.

Infatti, in questo bailamme superficiale e propagandistico, in pochi si sono accorti che anche la Cgil si stava alacremente (e segretamente) adoperando nei giorni scorsi per firmare il nuovo patto sociale richiesto da tempo da Confindustria e governo al fine di disarmare i lavoratori in preparazione del massacro sociale in arrivo e di nuove ondate di licenziamenti.

L’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria su contrattazione e rappresentanza , firmato nella tarda sera di martedì 28 giugno, è la definitiva capitolazione della Cgil, capitolazione abbastanza prevedibile, anzi da tempo perseguito dalla segretaria Camusso (e dalla sua maggioranza) che ha fatto di tutto nei mesi scorsi per combattere e sconfiggere la Fiom invece di sostenerla.

"L'accordo firmato da Susanna Camusso – ha dichiarato Giorgio Cremaschi – estende a tutti i lavoratori e le lavoratrici il modello Fiat. E' un cedimento gravissimo che contrasteremo dentro l'organizzazione nelle fabbriche e nel paese".  

L’accordo è stato firmato ufficialmente in tarda serata di martedì 28 ma in realtà era stato già tutto deciso venerdì 24, dopo un lungo lavorio sotterraneo tra Gaetano Sateriale (un tempo dirigente della destra Fiom-Cgil espulso dalla Fiom di Sabattini; poi per 5 anni sindaco di Ferrara). Si tratta di un accordo immondo che lascia i lavoratori senza difese, senza diritto di organizzazione autonoma, senza diritto di voto né su contratti né sui delegati. Un testo di 9 punti, articolato in più parti, che tratta la rappresentanza, l'esigibilità dei contratti, cioè la loro efficacia, la contrattazione aziendale.

Le deroghe non vengono citate ma si dice che “si possono attivare strumenti contrattuali mirati a specifici contesti produttivi e specifiche intese modificative delle regolazioni previste dai Ccnl” nei limiti previsti da quest’ultimi. Come dice Marcegaglia "i contratti aziendali sono ora più forti ed esigibili".

Sulla rappresentanza, è definito un criterio basato sul mix tra iscritti certificati e voti nelle Rsu e per approvare un contratto serve il 50 per cento più uno. Dove esistono le Rsa si va al voto dei lavoratori. In caso di accordo valido scatta la “tregua dello sciopero” sul modello dell’accordo raggiunto con i sindacati Usa, cioè nessuna astensione dal lavoro per un certo periodo.

Nell'accordo, come ha sottolineato Emma Marcegaglia, viene recepita la sostanza della vertenza Fiat, cioè la volontà di articolare la contrattazione aziendale e territoriale a seconda delle necessità delle imprese e viene sconfitta nettamente la Fiom.

Non si tratta solo di una capitolazione alla Confindustria e alla Fiat (che con questo accordo tornano unite), ma anche del primo atto concreto, probabilmente favorito anche dal presidente Napolitano, di neo-concertazione sindacale nel clima nuovo di responsabilità nazionale col coinvolgimento dell’opposizione democratica dopo la sconfitta di Berlusconi alle amministrative e ai referendum. Non a caso il ministro Tremonti ha voluto rivolgere un sentito "grazie" ai leader sindacali e alla presidente di Confindustria "per quello che hanno fatto oggi per il bene del nostro paese".

Leonardo Masella, 29 giugno 2011.