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Contratti e rappresentanza,
la Cgil svolta a destra. E dentro Corso Italia è scontro
Mentre in Italia spira un vento politico nuovo, la Cgil svolta
a destra. Domani il maggiore sindacato italiano tornerà a sedersi
al tavolo con Confindustria, Cisl e Uil pronto a firmare l'accordo
su esigibilità dei contratti e rappresentanza sindacale. Ipotesi
su cui la segretaria generale Susanna Camusso ha chiesto oggi al
proprio direttivo il mandato a chiudere il negoziato, ma che è
stata bocciata con toni durissimi dagli esponenti de “la Cgil che
vogliamo",
l'area di sinistra dell'organizzazione, che ora annunciano
battaglia dentro Corso Italia e nel paese. Secondo quanto trapela,
il testo dell'accordo che si profila sarebbe persino peggiore di
quello interconfederale del 2008, da cui
pure il negoziato era partito. In primo luogo, perché un accordo
sia considerato valido è sufficiente che sia stato siglato dalle
organizzazioni che, insieme o da sole, raccolgono il 50% più uno
della rappresentanza, misurata in base alla media tra il numero
degli iscritti e i voti ottenuti nelle elezioni delle Rsu. In
questo caso il voto dei lavoratori non verrebbe preso nemmeno in
considerazione. I lavoratori avrebbero il diritto di pronunciarsi
solo nelle aziende dove ci sono le Rsa, vale a dire i
rappresentanti dei lavoratori non eletti ma nominati direttamente
dai sindacati
di appartenenza. Non solo: nell'accordo sarebbero previsti altri
due punti delicatissimi, la tregua sugli scioperi e la possibilità
di deroghe al contratto nazionale, anche se il termine usato è
stato “adattabilità" dei contratti nazionali alle situazioni
aziendali. Gianni Rinaldini, ex segretario generale della Fiom e
uno dei leader de “La Cgil che vogliamo", scuote la testa: «La
Cgil - denuncia - non ha mai siglato accordi confederali che non
prevedono il voto dei lavoratori. Si è sempre discusso sulla
modalità di consultazione, se per alzata di mano in assemblea o
con referendum a scrutinio segreto, come è previsto nella proposta
di legge presentata dalla Fiom. Ma qui non c'è né l'uno né
l'altro. Non c'è niente». Tra gli interventi contrari all'accordo
con Confindustria registrati nel corso del direttivo Cgil, si
segnalano quelli di Carlo Podda e del segretario generale della
Fiom Maurizio Landini. Giorgio Cremaschi ha espresso un no
«politico e di merito». Con la firma di questo accordo da parte
della Cgil, «nei fatti - accusa Cremaschi - viene chiusa la
stagione dei movimenti e della democrazia partecipata. Si dice sì
all'aziendalismo, al salario legato alla produttività e ai
sacrifici. Per questo mi opporrò con tutte le mie forze dentro la
Cgil e nel paese»
Roberto
Farneti
in data:27/06/2011
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