Tre ore di faccia a faccia, ieri, tra i tre segretari dei
sindacati confederali, Camusso, Bonanni e Angeletti, e la
presidente di Confindustria Marcegaglia: l'atteso incontro
sulla rappresentatività e l'esigibilità dei contratti sembra
condurre verso un accordo unitario, ma resta sempre aperta
l'incognita della Cgil. Che però questa volta è sembrata più
possibilista rispetto al passato. Una quadra si potrebbe
trovare martedì prossimo - almeno secondo quanto anticipato
e auspicato da Marcegaglia - ma Camusso frena sui tempi:
«Gli accordi vengono quando sono pronti, non perché si
decide una data», ha detto la segretaria.
La Cgil deve prima riunire il proprio Direttivo, lunedì, che
sarà chiamato ad analizzare la bozza di possibile accordo.
La tensione, come è facile prevedere, si gioca soprattutto
con la Fiom, che chiede che non vengano oltrepassati i
paletti indicati nel mandato alla segreteria del passato
Direttivo: «I contratti nazionali devono valere erga omnes e
non possono esserci deroghe - spiega Maurizio Landini - Gli
accordi vanno sottoposti al referendum dei lavoratori. Sono
i punti indicati al passato Direttivo come condizioni
irrinunciabili della Cgil, e chiediamo siano rispettati».
Intanto ieri sono uscite alcune indiscrezioni sui possibili
contenuti dell'accordo, che ovviamente vanno prese con il
beneficio dell'inventario. Il testo su cui si lavora sarebbe
una sorta di «tagliando» alla riforma del modello
contrattuale non firmato dalla Cgil nel 2009, cancellando
l'«opzione» deroghe al contratto nazionale e individuando
piuttosto dei criteri di »adattabilità« dei contratti
aziendali secondo una griglia prestabilita da concordare e
inserire a livello nazionale. Per quel che riguarda la
rappresentanza, invece, si dovrebbe procedere lungo le linee
individuate con l'accordo unitario tra Cgil, Cisl e Uil del
2008 secondo cui il peso di ciascun sindacato sarà dato dal
mix tra iscritti, certificati dall'Inps, e i voti ricevuti
nelle Rsu da tutti i lavoratori. Così, per validare un
accordo, sarà sufficiente che le Rsu firmatarie
rappresentino il 50% + 1 dei lavoratori, senza la necessità
di alcun passaggio referendario. Consultazione referendaria
che invece sarà obbligatoria nel caso che a stipulare un
accordo siano le sole Rsa; anche in questo caso è necessario
il 50% + 1 degli aventi diritto al voto.
Al termine del tavolo, Emma Marcegaglia evidenzia che «la
discussione è stata molto costruttiva, senza pregiudiziali».
E - argomenta - la possibilità di arrivare a una intesa già
martedì è supportata «dalla consapevolezza, condivisa da
tutti, che il Paese è in un momento molto difficile, con
problemi di competitività e di occupazione. Ognuno di noi si
sente responsabile». Susanna Camusso parla di «una buona
discussione, che permette di ragionare sulla possibilità di
un accordo e che ha rimesso al centro il lavoro, e dunque il
contratto». Per Raffaele Bonanni ci sono «più speranze di un
riavvicinamento di Cisl e Uil alla Cgil». Nota dissonante da
Giorgio Cremaschi (Fiom): «Non capisco su che basi si possa
fare l'accordo che dovrebbe firmarsi martedì. Se sul tavolo
ci sono le deroghe ai contratti nazionali e la limitazione
del diritto di sciopero non c'è nulla che la Cgil possa
firmare».
La politica, invece, invita unanimemente all'accordo. Il
ministro del Welfare Maurizio Sacconi valuta i «vantaggi di
un accordo unitario», che rappresenterebbe «il preludio a
una nuova stagione nelle relazioni industriali». Anche il
leader del Pd, Pierluigi Bersani, spinge per l'unità:
«Dividersi sulle regole e sul lavoro sarebbe il Nobel
dell'irresponsabilità». «Ci auguriamo che martedì sia
l'inizio di una nuova fase e che si apra presto il capitolo
delle vere riforme», dice Maurizio Zipponi per l'Italia dei
valori.