Contratti e rappresentanza, intesa in vista. Anche con la Cgil

Roberto Farneti
Secondo i pronostici, doveva andare a finire come nel 2004, con la Cgil che si alzava dal tavolo e usciva sbattendo la porta. Ma i pronostici, si sa, sono fatti per essere smentiti. Così è stato per l'incontro che si è svolto ieri a Roma nella sede di Confindustria sulla misurazione della rappresentanza sindacale e sull'esigibilità dei contratti. Ora sappiamo che l'accordo unitario tra imprese e sindacati confederali su questi temi non solo è possibile ma è alle porte. Tanto da poter essere siglato già martedì prossimo. Anche dalla Cgil.
«Abbiamo fatto una buona discussione, utile, che ha permesso di ragionare sulla possibilità di un accordo su rappresentanza ed efficacia contrattuale», dichiara il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, uscendo da Viale dell'Astronomia. «Le distanze si sono ridotte tanto da farci prefigurare la possibilità di accordi condivisi», conferma il leader della Uil, Luigi Angeletti. Di confronto «costruttivo» parla anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che vede possibile un'intesa «in tempi brevi», anche perché c'è la «consapevolezza, condivisa da tutti, del fatto che il paese è in un momento molto difficile, con problemi di competitività e di occupazione».
Quello che non sappiamo è se per i lavoratori questa è una buona notizia. Se, cioè, l'intesa che si profila possa, ad esempio, evitare nuove Pomigliano e restituire ai diretti interessati - i lavoratori appunto - il diritto di decidere sugli accordi che li riguardano. Oppure se si va nella direzione auspicata dal vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei. Secondo cui le deroghe ai contratti nazionali devono essere possibili quando la maggioranza dei lavoratori di un'azienda è d'accordo.
Nessuno dei partecipanti all'incontro, infatti, ha voluto rilasciare al termine dichiarazioni sul merito. «E' una trattativa delicata - spiega Camusso - ha bisogno di riservatezza. Da oggi fino al prossimo incontro faremo gli approfondimenti». Pare comunque che l'unico argomento affrontato sia stato quello della misurazione della rappresentanza dei sindacati. «C'è già un accordo del 2008 che può essere un punto di equilibrio per cercare una intesa», aveva ricordato Angeletti prima di entrare nella sede di Confindustria. Nei giorni scorsi la stessa Camusso aveva citato l'accordo del 2008 per chiarire quali sono, per la Cgil, gli "estremi" per una intesa possibile. E cioè che il peso di ogni sindacato si misuri nello stesso modo in cui è calcolato oggi per la pubblica amministrazione; vale a dire incrociando il numero di iscritti, certificati dall'Inps, con i consensi elettorali riscontrati nelle Rsu. Non solo: l'accordo unitario siglato tre anni fa da Cgil Cisl e Uil - ma mai applicato - prevede anche che le piattaforme rivendicative debbano essere sottoposte alla consultazione certificata di tutti i lavoratori. Se decidessimo di fare così «ci si può mettere due ore a fare un accordo che sia rispettoso degli accordi unitari e delle regole di questo Paese. Non è faticoso scriverlo», aveva detto la leader della Cgil.
Visto l'ottimismo di ieri, l'ipotesi è che la trattiva si sia incamminata sui binari auspicati dalla Camusso. Resta da vedere cosa la Confindustria - finora spalleggiata da Cisl e Uil - chiederà in cambio. Con il tramonto di Berlusconi, tramonta anche la strategia di isolamento della Cgil? Presto per dirlo. Giorgio Cremaschi, esponente dell'ala sinistra dentro Corso Italia, non si fida e pretende da Camusso «un chiarimento di fondo» nel direttivo Cgil di lunedì prossimo: «Non capisco su quali basi si possa fare un accordo di tutti martedì. Se sul tavolo ci sono le deroghe e la limitazione del diritto di sciopero la Cgil - avverte Cremaschi - non può e non deve firmare nulla».
Maurizio Landini, segretario della Fiom, ribadisce qual è la posizione della sua organizzazione sui temi oggetto del confronto tra Confindustria e sindacati: «Il contratto nazionale non è derogabile» e per questo, aggiunge, «servono regole per evitare che ci siano accordi separati. Deve diventare diritto di chi lavora - ricorda Landini - eleggere le Rsu e votare le regole sui contratti, attraverso referendum che non devono essere un ricatto. Se vince il Sì si firma, se vince il No non si chiudono le fabbriche ma si riapre la trattativa».


27/06/2011