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Il goffo sbatter d'ali di 'Lavoro e Società' sulla trattativa aperta in materia di riforma del modello contrattuale.
A proposito dei contenuti dell'ultimo bollettino periodico di Lavoro e Società.
E' comprensibile l'imbarazzo della cordata che nella maggioranza Cgil si denomina come "Lavoro e Società". Da una parte si è troppo legata alla segretaria Camusso stabilendo quel patto congressuale che le permette di esistere e di partecipare come cordata alla spartizione dei posti nella burocrazia del sindacato. Dall'atra è cosciente che questa maggioranza ha ormai deciso di fare, non solo sostanzialmente (come fatto fino ad ora) ma anche formalmente il passo decisivo per entrare nel patto neocorporativo ormai stipulato da tempo tra Cisl-Uil e Confindustria. Non è una situazione comoda per LS, e l'imbarazzo è evidente.
Quando la Camusso presentò al direttivo nazionale la proposta Cgil della segreteria in materia di modello contrattuale, il voto favorevole di LS venne spiegato col mal di pancia, sostenendo cioè che intanto si trattava del semplice avvio di una discussione che avrebbe poi coinvolto l'intera organizzazione prima di essere portata a sintesi. C'era cioè spazio e tempo per discutere, migliorare, integrare, ecc. Ovviamente già sapevano che non era vero, che il voto del direttivo era una delega in bianco alla segreteria, tanto che pochi giorni dopo la Camusso non è andata nelle fabbriche a discutere di questo con gli iscritti ed i lavoratori, ma si è incontrata con la Mercegaglia per spiegargli cosa la Cgil voleva e fino a che punto era disponibile a cedere. Praticamente un avvio di trattativa. Venerdì 24 Mercegaglia ha ufficialmente aperto la trattativa sui modelli contrattuali, e non ci pare che nel frattempo la Cgil (men che meno lavoro e Società) si siano svenati per portare la discussione a tutti i livelli dell'organizzazione (dagli iscritti alle strutture territoriali e categoriali) prima dell'avvio della trattativa. La prima rete di giustificazioni di Lavoro e Società è quindi caduta da sola nel nulla.
Basta parlare in giro con i delegati di LS per capire l'imbarazzo che ora riemerge tra le file di quella che insiste a chiamarsi 'area programmatica congressuale'. Appunto perchè insiste su questo, LS, anche se condannata a non differenziarsi dalla Camusso (pena l'incrinatura del patto) deve comunque inventarsi una sua posizione originale che giustifichi la sua particolarità di area congressuale.
L'ultimo bollettino periodico dell'area è infatti tutto dedicato alla questione. Bisogna riconoscere agli estensori del bollettino una buona dose di coraggio e di inventiva per riuscire a dire qualcosa senza dire nulla.
Ci soffermiamo con l'articolo a firma di Andrea Montagni (una specie di editoriale) che giustamente parte da una serie di domande che probabilmente si sarà sentito rivolgere da quei delegati di luogo di lavoro che onestamente non comprendono come mai LS si stia facendo complice di quella che si preannuncia una pesante sconfitta contrattuale, anche peggiore di quella del 1993. La sua risposta potremmo dividerla in due parti:
Da subito rimescola il precedente e già consumato tormentone sul fatto che la posizione decisa dal direttivo è solo una bozza aperta alla discussione interna, facendo intuire che esistono ancora spazzi di intervento per qualificare al meglio la proposta Cgil ed in cui LS darà sicuramente il suo contributo. Peccato però che la trattativa sia già cominciata e che già si senta odore di avviso comune. Continua poi a dire come 'ovviamente' l'obiettivo deve essere quello di riconquistare un forte sistema contrattuale, finendo poi per affermare che però non esistono strategie da difendere a denti stretti, visto che questa è una fase difficile che richiede una grande capacità di "adattabilità". Un modo elegante per dire ....... "prendiamo quel che passa il convento", l'importante è non mettere in crisi il nostro patto di maggioranza. Continua affermando che siamo in un periodo di 'resistenza', un periodo che durerà almeno fino a quando non cambia il Governo. Montagni quindi ce l'ha una sua strategia, chiara e semplice. Teniamo insieme la Cgil (non mettiamo in fibrillazione la maggioranza ed il patto che la sostiene), resistiamo, adattandoci senza strapparci i capelli alla deriva neocorporativa in atto, tanto poi quando cambierà il governo (spera lui) ritorneremo a fare il nostro lavoro. Praticamente il Montagni dichiara l'inconsistenza di ruolo del sindacato nella difesa dell'interesse generale del mondo del lavoro e scarica la soluzione di queste aspettative ad un nuovo quadro politico. Il suo articolo continua poi con una disamina delle posizioni della Cgil in materia contrattuale, esaltandole la dove queste sono declamate in parole d'ordine roboanti e facilmente codivisibili nella loro genericità, ma sorvolando su quelle proposte che di fatto aprono alle posizioni padronali (in materia di deroghe e di minor peso del CCNL). Ma Montagni prepara i lettori ad un capitombolo. Infatti quasi in conclusione afferma che non si riuscirà a fare molto ma che, appena le condizioni cambieranno, vedrete, recupereremo tutto. Di fatto ammette che si va verso un cedimento ulteriore e non verso un miglioramento dell'attuale situazione di disfacimento contrattuale prodotto da una lunga stagione di accordi separati e di cedimenti sostanziali (anche da parte di categorie della Cgil).
Montagni dice cose condivisibili solo quando dice cose ovvie, e cioè quando dice che il movimento sindacale è oggi sotto attacco e che quindi urge una strategia di difesa. Facile da dirsi, per quanto è ovvio, ma il Montagni non spiega quale strategia propone di adottare per rendere fattibile, comprensibile e condivisibile questa linea di difesa, si limita ad analisi generiche (altrettanto ovvie) per concludere sulla necessità di 'adattamento alla situazione". Molto utile a mandare un segnale alla Camusso per dirgli che Lavoro e Società rispetterà il patto di maggioranza, e troppo poco per darle la dignità di strategia, a meno che (come è palese) la sua strategia non sia il "fare quello che succede" .. poi si vedrà, se cambia il governo e se dio ce la manderà buona.
Subito dopo l'articolo del Montagni, il bollettino dell'area ripubblica precedenti documenti dell'area di LS, ovviamente rimbombanti di obiettivi a parole condivisibili, ma ormai superati dai fatti. La posizione reale dell'area oggi è quella che viene praticata dopo l'accettazione del percorso imposto dalla Camusso. Quei testi (buoni per convegni e riflessioni in generale fino ad un mese fa) non hanno ormai alcuna rappresentazione nella strategia e nella tattica di LS. La trattativa è cominciata, non si sa su quale piattaforma, non si sa su quali affidamenti tra le parti ed è su questo che oggi ci si confronta e non su come noi siamo duri e puri quando scriviamo i documentoni.
Staremo a vedere
25-6-2011 Coordinamento RSU
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