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Approvata dal Direttivo Nazionale della CGIL la proposta sulle
nuove regole per la contrattazione con 77 voti favorevoli, 19
contrari e 3 astenuti
Documento finale CD CGIL 10 e 11 Maggio 2011
Il CD della CGIL ringrazia i milioni di giovani, di migranti, di
pensionati, di lavoratori, di disoccupati, di precari, di donne e
di uomini che hanno dato vita a una straordinaria giornata di
mobilitazione in occasione dello sciopero generale.
La giornata del 6 maggio ha mostrato che esiste una forte riserva
di energie in un Paese che continua ad arrancare in una crisi
profonda che riguarda l’economia e la stessa coesione sociale. In
crisi sembra esserci l’idea stessa del rilancio, dello sviluppo,
del miglioramento della condizione generale: ogni azione sembra
piegata agli interessi particolari e di corto respiro a danno di
ogni ipotesi di progetto collettivo capace di aprire un orizzonte
migliore per la società italiana.
In questi anni la CGIL ha contrastato tenacemente questa deriva,
ci siamo battuti, spesso in solitudine, per mantenere aperta una
speranza per le lavoratrici e i lavoratori, ci siamo spesi al
fianco dei più deboli, quelli che rischiano di non farcela. Il
successo dello sciopero generale ha mostrato che la CGIL è una
voce ascoltata e radicata nella società italiana.
Vogliamo oggi indicare al Paese, alle rappresentanze sociali, a
quella parte della classe dirigente che non ha ancora rinunciato
al proprio compito, l’esigenza di un salto di qualità nei
comportamenti di tutti mettendo in primo piano le proposte per la
crescita sociale e lo sviluppo. A questo fine la CGIL intende
indirizzare la propria capacità di mobilitazione e i propri
percorsi negoziali.
Il Paese è bloccato, non cresce a sufficienza per garantire la
sostenibilità del debito pubblico, la buona occupazione, un
welfare universale e inclusivo oltre che un reddito, da lavoro e
da pensione, sufficiente ad assicurare un’esistenza dignitosa. Per
conquistare e diffondere un welfare omogeneo nel Paese occorre
allargare e rafforzare la contrattazione sociale territoriale
verso le Regioni e le autonomie locali.
Diversi milioni di giovani non trovano un ruolo
nell’organizzazione sociale perché non hanno il lavoro o hanno un
reddito insufficiente e domani non avranno una pensione. Con
questi giovani è necessario costruire un nuovo patto generazionale
per evitare di perdere il futuro, anche proseguendo l’iniziativa
già in campo contro la precarietà e assumendo anche
contrattualmente un impegno alla loro rappresentanza.
Le ragioni per cui il Paese è fermo sono profonde e in larga parte
antecedenti la crisi globale che le ha solamente rese più
evidenti. In primo luogo una struttura d’impresa troppo frantumata
per competere con il mondo e tenere il passo dell’innovazione. Poi
un mercato del lavoro asfittico, sbriciolato nei diritti e poco
attento alla formazione e alla qualità, visto che circa l’80% dei
giovani è assunto con contratti temporanei. Infine una carenza
cronica delle infrastrutture, materiali ed immateriali, ivi
compresa la insufficiente qualità dei servizi pubblici e della
Pubblica Amministrazione, anche in conseguenza delle scelte
sbagliate e dei tagli del Governo. Un sistema creditizio che
premia le rendite a scapito della propensione a investire, una
politica economica ormai basata solo sui tagli e la mancanza di
qualunque politica industriale, infine la lunga pratica degli
accordi separati e della costante azione di divisione sociale
portata avanti dal Governo. Tutto ciò ha portato il Paese su una
deriva di declino e di allontanamento dal contesto europeo.
Solo un progetto di sviluppo economico e crescita sociale,
politiche industriali sostenibili, una occupazione stabile e di
qualità, un welfare universale e inclusivo sono la garanzia di una
alternativa alle politiche neoliberiste che producono
esclusivamente impoverimento e sacrifici indiscriminati.
La CGIL ritiene necessario smuovere questo stato di cose
attraverso un accordo tra le parti sociali per lo sviluppo
economico e il miglioramento sociale. Tale accordo poggia su una
convinzione di fondo: non esiste crescita economica quantitativa
che non sia anche crescita qualitativa e miglioramento sociale
generale del Paese. In questo contesto la CGIL è interessata e
disponibile a dar vita a una nuova intesa sulla struttura della
contrattazione collettiva e alla contemporanea definizione di
regole e diritti certi per la rappresentanza sindacale e la
democrazia.
La CGIL pensa che vada superato il rischio di un’ulteriore
frammentazione del sistema produttivo e del mondo del lavoro
insito nella pratica della derogabilità dei CCNL.
I CCNL devono fissare regole universali e diritti certi per tutti
i lavoratori che fanno riferimento al loro perimetro.
Al fine di assicurare la capacità di aderire alle diverse
situazioni le categorie, possono prevedere, nei rispettivi
contratti nazionali, temi e strumenti di articolazione resi
esigibili solo a fronte di accordi di secondo livello.
Un modello quindi unitario e omogeneo negli obiettivi ma non
identico nelle sue articolazioni di settore.
Fermo restando il ruolo di regolazione generale normativa ed
economica del CCNL, i nuovi Contratti collettivi Nazionali
dovranno essere meno prescrittivi e più propositivi di una
contrattazione di secondo livello sulle reali condizioni di
lavoro.
Nei settori pubblici, i CCNL dovranno definire le materie e le
risorse per la contrattazione di secondo livello.
I CCNL dovranno essere più inclusivi: favorire la progressiva
riduzione del loro numero, essere in grado di accogliere e
regolare anche le forme precarie e atipiche di lavoro, tendere
alla riunificazione contrattuale delle filiere produttive.
Occorre inoltre allargare l’esigibilità del secondo livello di
contrattazione sia nel pubblico che nel privato, confermando ed
estendendo i diversi livelli di azienda, di sito, di territorio o
di filiera, garantendo l’estensione delle coperture contrattuali a
tutto il lavoro disperso e frammentato attraverso l’utilizzo di
tutti gli strumenti disponibili a partire da quelli già definiti
nelle esperienze contrattuali delle categorie, prevedendo inoltre
un ampliamento delle materie delegate dai CCNL al secondo livello
anche per consolidare, valorizzare e rilanciare al massimo il
ruolo negoziale delle RSU che non può essere compresso
esclusivamente sulla contrattazione del premio di risultato.
In considerazione della attuale elevata frammentazione delle
imprese occorrerà inoltre prevedere attraverso il Ccnl, dove non
si potesse svolgere efficacemente la contrattazione di secondo
livello, un’apposita indennità sostitutiva.
Condizione indispensabile per avviare questa stagione resta il
bisogno di superare l’attuale indeterminatezza sulla
rappresentatività sindacale. La CGIL riconferma la propria piena
disponibilità a definire una misurazione basata su un mix tra
certificazione degli iscritti e voto delle RSU che
conseguentemente devono essere confermate e generalizzate quali
strutture di base, unitarie ed elettive, del sindacato. Molto
significativa, al proposito, è la recente intesa per il rinnovo
delle RSU nel pubblico impiego.
Resta infine da affrontare il tema dell’esigibilità delle intese
sottoscritte oltre alla loro legittimazione anche al fine della
necessaria estensione “erga omnes” la cui fragilità giuridica è
oggi resa ancora più evidente dopo la stipula delle intese
separate. In questo contesto ovviamente non rientrano ipotesi di
forme sanzionatorie o di limitazione del diritto di sciopero così
come sancito dalla Costituzione.
Sulla democrazia e la rappresentanza la CGIL ha recentemente
avanzato una proposta, che confermiamo. E’ necessario e urgente
avviare un confronto rispettoso dell’opinione di tutti, ma appare
ancora a noi ineludibile la necessità di prevedere forme di
verifica del consenso dei lavoratori che comprendano un voto
certificato, pur con le opportune articolazioni in rapporto alle
diverse caratteristiche dei vari settori produttivi e dei servizi.
Il CD considera queste proposte il naturale completamento di
quanto già definito nei mesi scorsi, e invita tutte le strutture a
realizzare una larga campagna di confronto dentro e fuori
l’organizzazione sull’insieme delle proposte della CGIL allo scopo
di articolare ulteriormente, intrecciando questo lavoro con la
prosecuzione della nostra iniziativa di mobilitazione a partire
dai temi centrali del fisco, del welfare, del lavoro , dei giovani
e del Mezzogiorno.
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