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di Fabio Sebastiani
[Articolo su Liberazione del 5 maggio 2011]
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La Fiom sta cercando di percorrere un crinale molto
difficile tra una firma delle Rsu e una non-firma
dell'organizzazione nazionale, ampiamente spiegata dai
vertici
La Fiom sta cercando di percorrere un crinale molto
difficile tra una firma delle Rsu e una non-firma
dell'organizzazione nazionale, ampiamente spiegata dai
vertici. Ciò ha provocato un dibattito piuttosto acceso
all'interno.Onestamente il problema resta. Non voglio
discutere della condizione dei lavoratori, uomini in carne
ed ossa che si sono trovati di fronte a una scelta
drammatica. Questo voto viene usato da tutto il mondo
politico per dire che i lavoratori hanno detto alla Fiom
di smetterla. Questo era prevedibile anche prima. Credo
che la Fiom debba discutere di tutto questo. Della sua
strategia e di come siamo arrivati fino a qui.Landini
sostiene che il mandato del Comitato centrale è stato
rispettato.L'unica cosa che non si può dire è che tutto è
uguale a prima. Alla Maserati di Modena hanno si sono
detti contrari a quanto deciso alla ex-Bertone e anche da
Melfi arrivano critiche alla Fiom. Landini disse dal palco
del 16 ottobre "noi siamo qui non solo perché la Fiom ha
detto "No" ma perché hanno detto "No" i lavoratori di
Pomigliano. Allora, delle due l'una, o la firma della Rsu
della ex-Bertone è la firma della Fiom e allora siamo di
fronte a un cambiamento di linea, o la firma della Rsu non
è la firma della Fiom. Ma in questo caso la Fiat vorrà la
firma della Fiom e così saremo esattamente da capo.C'è chi
ha avanzato l'ipotesi di un tratto molto "torinese" in
tutta questa vicenda.L'intervista di Chiamparino sul
"manifesto" mi pare penosa. Dovremo discutere in Fiom del
fatto che evidentemente abbiamo giudizi molto diversi
sull'operato di quel sindaco che è stato il principale
aiuto di Marchionne contro la Fiom. Mi pare che la Fiom di
Torino la pensi diversamente. Dopo di che c'è da discutere
come andiamo avanti. Quello che è avvenuto lì è stato un
arretramento. Tutto non è uguale a prima. Parlare di mossa
del cavallo è una frase della burocrazia sindacale, porta
sfortuna.La vicenda non la si può circoscrivere. Una Rsu
ha il potere di uscire dal contratto nazionale? Questo
punto non si può saltare. E' un fatto di salvaguardia
dell'organizzazione.Ancora non è chiaro cosa voglia fare
la Fiat.La Fiat, come fa da anni, scarica sui lavoratori
quello che è l'assenza totale delle istituzioni.
Chiamparino invece di occuparsi di cose sindacali dovrebbe
discutere di politica industriale, di dove è veramente la
testa del gruppo. E poi dovrebbe farsi spiegare come farà
la Fiat a produrre le cinquantamila Maserati. La verità è
che la Fiat da tempo investe sul ricatto operaio.
L'operazione è sull'usura del lavoro. Marchionne aspetta
che una fabbrica vada in crisi e poi colpisce. E' la
tipica strategia di chi ha in testa il ricatto. Non si sa
se serve a lavorare, sicuramente serve a far salire il
titolo in borsa.Il 6 maggio ci sarà lo sciopero generale
ma è evidente che il sindacato confederale ha mollato i
lavoratori di fronte alle loro scelte...E' mancato un
sindacato generaleI lavoratori si sono trovati soli con la
Fiom. Non c'è dubbio che questo sciopero è affidato alla
buona volontà e all'autogestione delle singole strutture.
Ognuno se lo interpreta come vuole e non c'è un messaggio
forte. E' diventato più uno spazio che uno sciopero
generale con una sua piattaforma. E' significativo che la
Cgil non abbia comunicato il raddoppio di fatto delle ore
di sciopero. Ufficialmente resta di quattro ore. Un lavoro
che fa il paio con quello sotterraneo di depotenziamento
dello sciopero. Basta pensare alla gestione triste del
primo maggio a Marsala. E poi questo sciopero è stato
costruito con il freno a mano tirato. Un errore di fondo
dire che si sarebbe fatto solo contro Berlusconi, senza
dire che quella politica è stata totalmente condivisa da
Cisl e Uil. Non si parla mai di Confindustria e di Fiat.
Solo Fiom, Filcams e settore pubblico ne parlano. La
mobilitazione dà valore alle singole realtà ma indebolisce
il significato generale. Intanto Cisl e Uil chiedono la
resa dei conti con la Fiom e dicono che è ora di farla
finita. Dove vogliamo andare? Vale per la Fiom e vale
ancora di più per la Cgil. Il 7 e 8 maggio ci sarà una
assemblea generale di Confindustriache lancerà un
messaggio chiaro ai sindacati, "accettate il
ridimensionamento e insieme faremo una politica
corporativa che critichi il governo sullo sviluppo". E' la
versione generale del modello Marchionne. La crisi
italiana resta tutta e ha una ricetta padronale, sul piano
sociale, e neocentrista sul piano politico, che punta al
rilancio del liberismo. Credo che la Cgil debba rompere
con questa scelta.
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