|
ELEZIONI RSU NEL PUBBLICO IMPIEGO: CERTA LA DATA, MA
PERICOLOSAMENTE INCERTE LE REGOLE – IN ALLEGATO IL TESTO
DELL’INTESA
Articolo di
Luciano Muhlbauer, pubblicato sul giornale online Paneacqua il
11 aprile 2011
Le elezioni delle Rappresentanze
sindacali unitarie (Rsu) nella pubblica amministrazione si
terranno il 5-7 marzo 2012. Lo stabilisce il protocollo
firmato ieri pomeriggio dall’Aran, l’agenzia che rappresenta
le pubbliche amministrazioni al tavolo negoziale nazionale, e
le organizzazioni sindacali confederali e autonome.
“Evviva!”, viene da esclamare,
visto che le elezioni Rsu nel pubblico impiego si devono
tenere ogni tre anni e che, dunque, i delegati attualmente in
carica erano scaduti il 30 novembre dell’anno scorso. Era ora,
certo, ma intanto passerà ancora un anno prima che i quasi 3
milioni di lavoratori e lavoratrici del pubblico possano
esercitare uno dei loro più elementari diritti democratici.
Formalmente il rinvio delle
elezioni e la conseguente proroga delle Rsu in carica era
dovuto alla legge Brunetta, che prevede la riorganizzazione
dei comparti contrattuali della P.A., riducendone il numero.
La tesi era la seguente: prima si fanno i nuovi comparti e
solo dopo i lavoratori potranno eleggere le Rsu. Tuttavia,
essendo nella realtà quella riorganizzazione sostanzialmente
ferma, la proroga delle Rsu scadute risultava di fatto sine
die.
Tifosi particolarmente
accalorati di quella tesi, a parte Brunetta e Sacconi,
ovviamente, erano due organizzazioni sindacali: Cisl e Uil.
Cioè, gli stessi che hanno firmato l’abolizione tout court
delle elezioni Rsu negli stabilimenti Fiat di Mirafiori e
Pomigliano, introducendo in loro vece l’edificante principio
che gli unici delegati saranno quelli nominati da loro.
Insomma, più che di questioni
“organizzative” si trattava di questioni politiche. In altre
parole, i vertici di Cisl e Uil, impegnati come sono nella
politica degli accordi separati e del sostegno al governo
amico, non intendevano sottoporre a verifica democratica le
loro scelte finché queste non fossero divenute fatti compiuti,
temendo evidentemente il giudizio dei diretti interessati.
Ma poi qualcosa è andata storta.
Non soltanto i sindacati di base e la Cgil erano attivamente
ostili a questo furto di democrazia, ma due mesi fa era
arrivato anche un parere del Consiglio di Stato, che ribadiva
che la mancata definizione dei nuovi comparti contrattuali non
giustificava la sospensione delle elezioni. O per dirla con le
parole dei giudici amministrativi: “dopo il 30 novembre 2010
si riespande il diritto al rinnovo degli organi di
rappresentanza sindacale”.
Ed eccoci al protocollo firmato
ieri, che finalmente stabilisce una data certa per il rinnovo
della rappresentanza sindacale per i lavoratori pubblici.
Tuttavia, quella della data certa è anche l’unica notizia
buona, considerato che le elezioni si terranno soltanto tra un
anno e che questo tempo sarà utilizzato per accontentare
Brunetta sui nuovi comparti contrattuali e, soprattutto, per
riscrivere gli accordi del 1998 che regolano la rappresentanza
sindacale nel pubblico impiego.
E questo ultimo elemento, alla
luce dei tempi che corrono e delle numerose dispute
interpretative degli anni passati, di solito provocate dalla
pretesa degli apparati confederali di limitare i diritti e le
libertà di delegati sindacali troppo indipendenti (e ci
riferiamo non soltanto a quelli dei sindacati di base),
solleva numerosi interrogativi e fondate preoccupazioni.
Insomma, è netta l’impressione
che questo protocollo sia figlio di uno scambio tra la
necessità di individuare una data per le elezioni e la volontà
di blindare preventivamente le rappresentanze sindacali elette
dai lavoratori.
Ovviamente, speriamo di
sbagliarci, ma il fatto che le categorie del pubblico impiego
della Cgil, fino a ieri sul piede di guerra, abbiano accettato
nella massima tranquillità una dilatazione dei tempi fino al
2012, non fa ben sperare. In altre parole, segniamoci
sull’agenda le date del 5-7 marzo 2012, ma le condizioni per
guardare con serenità all’anno prossimo non ci sono proprio.
Anzi, occorre vigilare ed agire da subito, per non ritrovarci
domani con una democrazia sindacale mutilata.
E, beninteso, questa avvertenza
non vale semplicemente per gli attivisti sindacali del
sindacalismo di base, ma anche -e forse soprattutto- per
quanti in Cgil pensano che il superamento della contrattazione
separata non si faccia comprimendo lo spazio democratico dei
lavoratori e delle lavoratrici e, in ultima analisi,
convergendo sulla linea della Cisl.
|
|
|