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A quasi un anno dalla fine del
congresso nazionale l'area La Cgil che vogliamo si è
riunita a Roma, il 30 marzo, per fare il punto della
situazione. Il dibattito, introdotto dal coordinatore Gianni
Rinaldini, ha affrontato vari temi.
Al centro della discussione in
primo luogo lo sciopero del 6 maggio e il precipitare della
situazione con gli accordi separati nel pubblico impiego e nel
commercio. Situazione insostenibile anche per un dirigente
moderato come la segretaria generale della Cgil, che alla
infine ha dovuto, obtorto collo, convocare lo sciopero
generale.
Il fatto che lo sciopero sia
stato convocato con ben due mesi di preavviso e di sole
quattro ore da la misura di quanto la Cgil sia poco
determinata a renderlo un vero successo. Infatti
nell'assemblea è stato fatto notare che se da un lato la Cgil
convoca lo sciopero, dall'altro però recentemente ha diffuso
un documento con una proposta di nuovo modello contrattuale da
discutere con Confindustria, Cisl e Uil. Documento su cui nè i
lavoratori e nè il direttivo nazionale hanno ancora avuto modo
di confrontarsi. Episodio grave non solo perché manda un
messaggio smobilitante proprio verso chi lo sciopero deve
organizzarlo azienda per azienda, i delegati, ma grave anche
nel merito perché la proposta va nella direzione di fare
concessioni alla controparte.
Ma se il vertice
nell'organizzare lo sciopero ci sta mettendo poca convinzione,
altrettanto non si può dire nella Cgil più in generale.
Non è secondario ricordare come
ci si è arrivati alla convocazione nel direttivo nazionale di
febbraio dove inizialmente la Camusso premeva perché si
arrivasse alla convocazione dell'ennesima manifestazione
nazionale. Proposta che non trovò il consenso non solo della
Fiom o della sinistra sindacale ma neanche di settori alla
maggioranza più fedeli. Un altro elemento da registrare è
stata la velocità con cui le 4 ore iniziali proposte dalla
segretaria, sono state estese ad 8 da altre categorie e Camere
del lavoro. Ai metalmeccanici, impiego pubblico, scuola e
Università e commercio, velocemente si sono aggiunte categorie
come le telecomunicazioni, bancari e assicurativi, nonchè
camere del lavoro come Genova, o la Cgil regionale dell'Emilia
Romagna.
Tutte contraddizioni che
indicano un ammissione della maggioranza dell'insufficienza
della proposta del vertice e il tentativo, seppur limitato, di
pezzi della sua maggioranza di porvi rimedio per apparire
credibili agli occhi dei delegati e dei lavoratori.
Tutto ciò ovviamente non
c’entra nulla con quanto sostengono diversi esponenti
nazionali dell'area, che all'assemblea sono intervenuti per
ribadire che il compito dell'opposizione è inserirsi nelle
contraddizioni della maggioranza per dividerla e spostare a
sinistra la Cgil.
Frasi di circostanza per
giustificare comportamenti di complicità con le posizioni più
moderate nelle proprie categorie che diventano in alcuni casi
veri e propri atteggiamenti di sostegno alla maggioranza nel
censurare quei delegati e lavoratori che nel proprio luogo di
lavoro o nella propria categoria la battaglia di opposizione
la fanno con coerenza raccogliendo sostegno.
Questo atteggiamento sta alla
base dell'impasse in cui è entrata l'area proprio in una fase
in cui le opportunità per la sinistra sindacale sono numerose.
I problemi che hanno costretto
la Fiom a prendere l'iniziativa e catalizzare l'interesse e il
sostegno in settori importanti di lavoratori e studenti sono
ancora tutti sul piatto. Lo sciopero tornerà presto a essere
il principale argomento di discussione nelle aziende, la crisi
politica che il paese sta attraversando, quella economica, le
rivoluzioni nel mondo arabo, la guerra delle potenze
imperialiste in Libia, stanno preparando un terreno esplosivo
per il conflitto di classe.
Non è più accettabile che la
sinistra sindacale si mobiliti solo e sempre a rimorchio della
Fiom che da sola non può sostenere all'infinito lo scontro coi
padroni e contemporaneamente le incursioni della maggioranza
Cgil. Non si può chiedere alla Fiom di fare la battaglia per
tutta la sinistra ma è la sinistra che deve far la battaglia
per e con la Fiom. Inoltre non sempre il gruppo dirigente
della Fiom è totalmente adeguato a questo scontro, vedi gli
accordi sugli esuberi in Piaggio e Eletrolux.
Dobbiamo prendere in primo
luogo l'iniziativa contro questa ipotesi di modello
contrattuale che il vertice vuole portare al tavolo con
Confindustria e sindacati compiacenti, ma dobbiamo anche
dimostrare sul campo la capacità di essere un'alternativa. Il
contratto del commercio, coi suoi 3 milioni di lavoratori deve
essere una priorità nazionale.
A Milano il 14 marzo si è
tenuta l'assemblea nazionale dei delegati della grande
distribuzione Filcams Cgil. Teatro gremito, 700 e più
delegati accorsi da tutta Italia si sono alternati dal palco
in interventi arrabbiati chiedendo una controffensiva
adeguata, pretendendo che questa volta la Filcams e la Cgil
mettano in campo una battaglia vera. Brucia ancora
l'esperienza dello scorso rinnovo quando dopo un altro accordo
separato nel luglio del 2008, la Filcams dopo aver convocato
due scioperi, per altro riusciti, nell'estate successiva firmò
quello che non aveva firmato l'anno prima. Possiamo e dobbiamo
in questo contesto promuovere una lettera aperta a tutti i
delegati della Filcams Cgil su come la sinistra sindacale
pensa si deva condurre la battaglia per la riconquista del
contratto con una piattaforma e una strategia di lotta
alternativi.
Terreno generale di opposizione
e di proposta che deve camminare di pari passo con la
battaglia sui territori, nelle aziende, e di cui gli esempi
non mancano.
Vedi la mobilitazione della
sinistra sindacale e dei camionisti iscritti alla Cgil a
Trento contro il licenziamento di un funzionario della Filt
colpevole di non volersi omologare alle decisioni del vertice,
oppure l'iniziativa presa dai compagni della Funzione pubblica
che stanchi dell'ambiguità con cui l'area in categoria si è
mossa in questi mesi hanno deciso di autoconvocarsi in
un'assemblea nazionale a Milano promuovendo un appello e una
piattaforma su cui rilanciare l'opposizione in categoria.
La sinistra sindacale in Cgil
la costruiremo non attraverso battaglie negli organismi, che
comunque sono necessarie per offrire ai lavoratori punti di
riferimento e posizioni alternative, ma mettendo i delegati e
i lavoratori nelle condizioni di poter portare avanti
vertenze, lotte, contro gli attacchi padronali nell'attività
di tutti i giorni nei luoghi di lavoro. |