La Cgil che vogliamo: a proposito dell'assemblea nazionale del 30 marzo

Scritto da Paolo Grassi   

Martedì 05 Aprile 2011

 

A quasi un anno dalla fine del congresso nazionale l'area La Cgil che vogliamo si è riunita a Roma, il 30 marzo, per fare il punto della situazione. Il dibattito, introdotto dal coordinatore Gianni Rinaldini, ha affrontato vari temi.

Al centro della discussione in primo luogo lo sciopero del 6 maggio e il precipitare della situazione con gli accordi separati nel pubblico impiego e nel commercio. Situazione insostenibile anche per un dirigente  moderato come la segretaria generale della Cgil, che alla infine ha dovuto, obtorto collo, convocare lo sciopero generale.

Il fatto che lo sciopero sia stato convocato con ben due mesi di preavviso e di sole quattro ore da la misura di quanto la Cgil sia poco determinata a renderlo un vero successo. Infatti nell'assemblea è stato fatto notare che se da un lato la Cgil convoca lo sciopero, dall'altro però recentemente ha diffuso un documento con una proposta di nuovo modello contrattuale da discutere con Confindustria, Cisl e Uil. Documento su cui nè i lavoratori e nè il direttivo nazionale hanno ancora avuto modo di confrontarsi. Episodio grave non solo perché manda un messaggio smobilitante proprio verso chi lo sciopero deve organizzarlo azienda per azienda, i delegati, ma grave anche nel merito perché la proposta va nella direzione di fare concessioni alla controparte.

Ma se il vertice nell'organizzare lo sciopero ci sta mettendo poca convinzione, altrettanto non si può dire nella Cgil più in generale.

Non è secondario ricordare come ci si è arrivati alla convocazione nel direttivo nazionale di febbraio dove inizialmente la Camusso premeva perché si arrivasse alla convocazione dell'ennesima manifestazione nazionale. Proposta che non trovò il consenso non solo della Fiom o della sinistra sindacale ma neanche di settori alla maggioranza più fedeli. Un altro elemento da registrare è stata la velocità con cui le 4 ore iniziali proposte dalla segretaria, sono state estese ad 8 da altre categorie e Camere del lavoro.   Ai metalmeccanici, impiego pubblico, scuola e Università e commercio, velocemente si sono aggiunte categorie come le telecomunicazioni, bancari e assicurativi, nonchè camere del lavoro come Genova, o la Cgil regionale dell'Emilia Romagna.

Tutte contraddizioni che indicano un ammissione della maggioranza dell'insufficienza della proposta del vertice e il tentativo, seppur limitato, di pezzi della sua maggioranza di porvi rimedio per apparire credibili agli occhi dei delegati e dei lavoratori.

Tutto ciò ovviamente non c’entra nulla con quanto sostengono diversi esponenti nazionali dell'area, che all'assemblea sono intervenuti per ribadire che il compito dell'opposizione è inserirsi nelle contraddizioni della maggioranza per dividerla e spostare a sinistra la Cgil.

Frasi di circostanza per giustificare comportamenti di complicità con le posizioni più moderate nelle proprie categorie che diventano in alcuni casi veri e propri atteggiamenti di sostegno alla maggioranza nel censurare quei delegati e lavoratori che nel proprio luogo di lavoro o nella propria categoria la battaglia di opposizione la fanno con coerenza raccogliendo sostegno.

Questo atteggiamento sta alla base dell'impasse in cui è entrata l'area proprio in una fase in cui le opportunità per la sinistra sindacale sono numerose.

I problemi che hanno costretto la Fiom a prendere l'iniziativa e catalizzare l'interesse e il sostegno in settori importanti di lavoratori e studenti sono ancora tutti sul piatto. Lo sciopero tornerà presto a essere il principale argomento di discussione nelle aziende, la crisi politica che il paese sta attraversando, quella economica, le rivoluzioni nel mondo arabo, la guerra delle potenze imperialiste in Libia, stanno preparando un terreno esplosivo per il conflitto di classe.

Non è più accettabile che la sinistra sindacale si mobiliti solo e sempre a rimorchio della Fiom che da sola non può sostenere all'infinito lo scontro coi padroni e contemporaneamente le incursioni della maggioranza Cgil. Non si può chiedere alla Fiom di fare la battaglia per tutta la sinistra ma è la sinistra che deve far la battaglia per e con la Fiom. Inoltre non sempre il gruppo dirigente della Fiom è totalmente adeguato a questo scontro, vedi gli accordi sugli esuberi in Piaggio e Eletrolux.

Dobbiamo prendere in primo luogo l'iniziativa contro questa ipotesi di modello contrattuale che il vertice vuole portare al tavolo con Confindustria e sindacati compiacenti, ma dobbiamo anche dimostrare sul campo la capacità di essere un'alternativa. Il contratto del commercio, coi suoi 3 milioni di lavoratori deve essere una priorità nazionale.

A Milano il 14 marzo si è tenuta l'assemblea nazionale dei delegati della grande distribuzione Filcams Cgil.  Teatro gremito, 700 e più delegati accorsi da tutta Italia si sono alternati dal palco in interventi arrabbiati chiedendo una controffensiva adeguata, pretendendo che questa volta la Filcams e la Cgil mettano in campo una battaglia vera. Brucia ancora l'esperienza dello scorso rinnovo quando dopo un altro accordo separato nel luglio del 2008, la Filcams dopo aver convocato due scioperi, per altro riusciti, nell'estate successiva firmò quello che non aveva firmato l'anno prima. Possiamo e dobbiamo in questo contesto promuovere una lettera aperta a tutti i delegati della Filcams Cgil su come la sinistra sindacale pensa si deva condurre la battaglia per la riconquista del contratto con una piattaforma e una strategia di lotta alternativi.

Terreno generale di opposizione e di proposta che deve camminare di pari passo con la battaglia sui territori, nelle aziende, e di cui gli esempi non mancano.

Vedi la mobilitazione della sinistra sindacale e dei camionisti iscritti alla Cgil a Trento contro il licenziamento di un funzionario della Filt colpevole di non volersi omologare alle decisioni del vertice, oppure l'iniziativa presa dai compagni della Funzione pubblica che stanchi dell'ambiguità con cui l'area in categoria si è mossa in questi mesi hanno deciso di autoconvocarsi in un'assemblea nazionale a Milano promuovendo un appello e una piattaforma su cui rilanciare l'opposizione in categoria.

La sinistra sindacale in Cgil la costruiremo non attraverso battaglie negli organismi, che comunque sono necessarie per offrire ai lavoratori punti di riferimento e posizioni alternative, ma mettendo i delegati e i lavoratori nelle condizioni di poter portare avanti vertenze, lotte, contro gli attacchi padronali nell'attività di tutti i giorni nei luoghi di lavoro.