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CGIL: Uno strano sciopero generale. Vediamo perchè.
Diamo qui per assunte le critiche già da più parti avanzate rispetto alla decisione della segreteria Cgil di fissare lo sciopero generale il prossimo 6 maggio. A rendere debole la decisione della segreteria è sicuramente l'aver proclamato lo sciopero in una data lontana di ben due mesi e quindi condannata a perdere qualsiasi relazione con i fatti che lo hanno provocato (vicenda Fiat, disdetta Ccnl metalmeccanici da parte di federmeccanica, accordo separato nel commercio ecc..), ma ancor di più il fatto che alla proclamazione dello sciopero non corrisponde una piattaforma chiara sulle materie della contrattazione. Così come è stato pensato dalla segreteria nazionale lo sciopero sembra presentarsi più come uno sfogo necessario al malessere di numerose categorie oggi sottoposte ad una offensiva padronale che smonta quotidianamente le certezze contrattuali e normative. Ma non si vede quale proposta la segreteria Cgil abbia intenzione di mettere in campo per contrastare questa offensiva, sopratutto sui modelli contrattuali. Quel che si vede è solo una lamentela verso le politiche del Governo ed una scarsa, debole, non chiara nella sua esplicazione, capacità di indirizzare l'iniziativa verso le organizzazioni padronali, quasi che non vi fossero responsabilità del padronato sulla crisi e sulle modalità per affrontarla. La Camusso ha dichiarato che l'aver proclamato lo sciopero a due mesi dovrà servire a discutere prima nelle fabbriche ..... Di cosa non si sà però. Manca una piattaforma, mancano obiettivi chiari e comprensibili ... manca cioè una proposta vertenziale su cui costruire il consenso e la partecipazione dei lavoratori alla lotta. L'impressione è quindi quella di una scelta tattica da parte della segreteria Cgil per tenere sotto controllo le pressioni che quotidianamente riceve dalle categorie e dalla base degli iscritti, riuscendo nel contempo a non determinare una rottura con Cisl e Uil da una parte e con le associazioni padronali dall'altro, ma dirigendo la protesta quasi unicamente verso le politiche del Governo.
Ciò che qui vogliamo mettere in evidenza è la "stranezza" insita nella proclamazione di uno sciopero generale a due mesi con quanto la segreteria Cgil sta portando avanti in questi giorni. Il fatto che lo sciopero generale del 6 maggio non è visto dalla segreteria Cgil come una rottura con le associazioni padronali lo si evince dall'assenza di una vera piattaforma rivolta a contrastare l'offensiva padronale di questi mesi e dal fatto che siano già stati aperti tavoli negoziali e raggiunti accordi su materie non marginali che già di per se condizionano la struttura contrattuale e le relazioni sindacali del futuro. In effetti, immediatamente dopo la proclamazione dello sciopero generale, la segreteria Cgil si è seduta a due tavoli negoziali con Confindustria e Governo dove ha siglato due intese, una in materia di orario di lavoro e flessibilità ed un'altra in materia di incentivazione del salario variabile legato agli obiettivi di produttività aziendale, che di fatto contribuiscono a spostare il baricentro della contrattazione sul livello aziendale.
Ecco gli accordi a cui facciamo riferimento:
7 marzo 2011 - Accordo sulle azioni a sostegno delle politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro. E' vero che questo tavolo era stato pensato dal Governo come iniziativa propagandistica in previsione della festa della donna (8 marzo). Il Governo, nelle linee guida proposte, aveva messo sul tavolo interventi di conciliazione tra tempi di lavoro ed esigenza delle famiglie che in realtà recuperano quanto già nella contrattazione si era realizzato negli anni precedenti, in materia di flessibilità individuale dell'orario, di congedi parentali, di utilizzo del part time, di telelavoro ecc. L'accordo raggiunto semmai ne risottolinea l'interesse ma non va oltre mantenendo le disponibilità aziendali nell'ambito delle compatibilità produttive ed organizzative, lasciando così all'impresa la piena discrezionalità nel concedere gli adattamenti di orario e di prestazione utili alla conciliazione. La cosa veramente pesante nell'accordo riguarda semmai tutta la parte che apre a livello generalizzato il ricorso a diverse distribuzioni dell'orario di lavoro su cicli plurisettimanali (cioè, mantenendo la media annuale dell'orario, permettere settimane lavorative fino a 48 ore ed altre fino a 32) da demandare ad accordi aziendali. Sulla diversa distribuzione dell'orario e della prestazione già esistono accordo contrattuali che ne prevedono il ricorso, ma questo accordo supera l'eccezionalità di questo ricorso permettendo alle imprese di chiederne l'attuazione semplicemente a fronte di valutazioni sull'andamento del mercato e delle necessità al di là delle condizioni di eccezionalità. Non è un caso che, mentre nei commenti sindacali sull'accordo ci si limiti a sopravalutare le parti dell'accordo che trattano temi come i congedi parentali ecc. i commenti di confindustria (vedi il sole 24 ore) si parli esclusivamente della parte dell'accordo che viene valutata immediatamente esigibile dalle imprese, e cioè la rimodulazione dell'orario e della prestazione sulla base delle necessità di impresa. Confindustria utilizza anzi l'accordo per mettere ancora più in cattiva luce la posizione della Fiom sugli accordi Fiat riportando i commenti entusiastici di altri segretari Cgil la dove questi dichiarano che con una maggiore disponibilità ad accettare una "contrattazione di anticipo sulla felessibilità" (così la chiamano loro) sarebbe stata meglio nel No sostenuto dalla Fiom alla destrutturazione degli orari così come proposto dalla Fiat per i suoi stabilimenti.
8 marzo 2011 - Accordo sulla detassazione del salario di produttività In merito a questo accordo, sue sono le cose da sottolineare:
1 - Si concorda di ridurre del 10% la tassazione sulle voci salariali contrattuali che in qualche modo hanno legami con la produttività e redditività di impresa. Le voci citate dall'accordo sono, le indennità di lavoro straordinario, le indennità di turno, di lavoro notturno, festivo e domenicale. Di fatto un intervento di incentivazione su quelle voci salariali che favoriscono una maggiore flessibilità della prestazione a fronte.
2 - Nonostante che la misura dell'intervento (10% di riduzione) e le voci contrattuali interessate siano già indicate già nell'accordo nazionale, l'operatività di questo intervento viene demandato ai tavoli territoriali. Operazione strana (essendo il merito dell'accordo giù patuito a livello nazionale) e pericolosa perchè di fatto ufficializza un tavolo territoriale a cui viene riconosciuta una competenza in materia di voci salariali attualmente definite per contratto nazionale. Una competenza che per oggi si limita alla firma di un accordo ciclostile (su un fac simile allegato all'accordo nazionale) ma che domani potrebbe proporre adattamenti territoriali che di fatto sfonderebbero l'unicità contrattuale di voci attualmente regolate nazionalmente.
Il commento della Cgil a questo accordo è a dir poco assurdo nel tentativo di sottolinearne la positività. La Cgil si vanta infatti di avere mantenuto l'unità contrattuale delle voci salariali interessate alla detassazione, ma allora perchè mai accettare che questa unità di debba realizzare attraverso contratti territoriali ??? Sarebbe come se, una volta firmato un contratto nazionale se ne demandi poi l'ufficializzazione a tanti accordi territoriali quanti sono i territori.
In realtà, i due accordi firmati dimostrano semmai la voglia di questa segreteria Cgil di costruire un piano di avvicinamento verso un nuovo sistema di relazioni sindacali e di modello contrattuale che contempli una condivisione anche con Cisl e Uil da un lato e Confindustria dall'altro. Ma allora, se le cose stanno come le abbiamo descritte .. su cosa sciopereremo il prossimo 6 maggio? Quale è la linea e la proposta Cgil in materia di contrattazione ??? Cero è che l'aver fissato una data per lo sciopero generale è cosa importante e da non sottovalutare, ma non tutto è già chiaro per quanto riguarda gli obiettivi.
13 marzo 2011 --- Coordinamento RSU |
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