ROMA - Contrattazione
d'anticipo. E cioè individuare le esigenze di flessibilità delle
imprese, considerando soprattutto l'orario, e mettersi d'accordo,
azienda e sindacato, su come risolverle. Una pratica continua, che
nel mondo dei tessili già avviene, ogni tre mesi, come previsto
dal contratto nazionale. «È un modo per anticipare i cambiamenti,
dialogando. Con un contratto nazionale che definisce i principi
generali di norma, inquadramento e salari, e lascia spazio al
secondo livello in azienda prevedendo le possibilità di
adattamento. Senza legarci a parole come deroga, che ormai sta
diventando ideologia», dice Valeria Fedeli, vicesegretario
Filtcem-Cgil (tessili, chimici, elettrici).

La Cgil vuole riprendere il tema della contrattazione, dopo
l'accordo separato del 2009. Il segretario generale, Susanna
Camusso, l'ha detto l'altro ieri: dopo lo sciopero del 6 maggio,
lavorerà perchè si arrivi ad un nuovo modello unitario. Da parte
di Confindustria, come ha sempre ripetuto la presidente, Emma
Marcegaglia, la porta è aperta. C'è da concludere il tavolo su
crescita e produttività, che si è fermato. «Non mi importa di
usare la parola deroga, l'importante è che si modernizzi il
sistema: solo conpiù produttività possono aumentare i salari», ha
detto la Marcegaglia una settimana fa, proprio in un faccia a
faccia con la Camusso.
Già a settembre, nel seminario sui contratti, la Camusso aveva
citato l'esempio dei tessili e la contrattazione d'anticipo. «Ci
ha permesso in questa fase di crisi di adattare il lavoro,
rispondere rapidamente ai picchi di produzione, in un settore,
come il tessile e la moda, fortemente esposto alla concorrenza
internazionale», continua la Fedeli, citando gli esempi del primo
sabato lavorato, delle due ore aggiuntive sull'orario giornaliero.
È l'orario, dice, lo snodo principale della flessibilità, come
dimostra anche l'esperienza tedesca.
«Pensando ai contratti Fiat di Mirafiori e Pomigliano, si sarebbe
potuto affrontare il problema dell'assenteismo senza derogare dal
contratto nazionale sula malattia, ma intervenendo sull'orario di
lavoro, trovando un equilibrio tra le esigenze delle imprese e
diritti dei lavoratori. Distinguendo tra diritti e abuso dei
diritti». Bene, quindi, per la Fedeli riallaciare il dialogo: «È
interesse anche del sindacato aumentare competitività e
produttività, solo così cresce l'occupazione e il salario». Con
Cisl e Uil, aggiunge, «dobbiamo ritrovarci sulla base delle
esperienze unitarie, dei 55 contratti firmati, e non su quelle,
separate, dei meccanici, del commercio e del Pubblico impiego». |