Spiace scriverlo e persino dirlo, ma Marchionne e Berlusconi sono
molto meglio di tutti quelli che fingono di indignarsi e di
meravigliarsi per le loro azioni.
Non vi è peggior sordo di chi non vuole sentire, ma davvero nessuno
dei suoi sostenitori aveva preso sul serio Marchionne quando, prima
dell'imminenza del voto referendario, aveva già anticipato la sua
intenzione di trasferire a Detroit la testa e il quartiere generale
del nuovo gruppo? Ci vogliono prendere in giro? Davvero nessuno
aveva informato il ministro Sacconi?
Sarà una casualità che l'amministratore delegato della Fiat abbia
sempre ripetuto di non voler illustrare i suoi piani e soprattutto
di non volerlo fare prima del voto referendario?
Marchionne aveva chiesto un voto al buio, "O sì, O sì" era stato il
suo slogan, e sulla base di questo voto al buio, un vero e proprio
ricatto, aveva riscosso l'entusiastico consenso di chi aveva siglato
l'accordo e di chi continua a ritenere che nelle società moderne e
globalizzate il vero ostacolo sia rappresentato da sindacati, come
la Fiom, e da lavoratori che non vogliono accettare una riduzione
dei loro diritti in cambio non del lavoro, ma di un lavoro.
Può piacere o meno, ma queste cose Marchionne le aveva dette, solo
che alcuni hanno fatto finta di non sentire, perchè era troppo
importante tentare di dare un colpo alla schiena della Fiom e della
Cgil e di chiunque non intenda accettare la logica di una repubblica
presidenziale di segno autoritario costruita sulle macere della
Costituzione, e soprattutto attraverso l'abrogazione sostanziale di
quegli articoli che fanno riferimento al principio di uguaglianza,
alla dignità del lavoro e alla funzione sociale delle imprese.
Sarà anche questa una casualità, ma appena qualche giorno dopo quel
voto a Torino, è ripartita l'offensiva contro lo statuto dei
lavoratori e contro l'articolo 41 della Costituzione.
Incassato il sì, ora Marchionne pretende di fare quello che gli pare
e a poco serviranno le suppliche e le preghiere di chi gli ha dato
il via libera, e lo diciamo con grande rispetto per chi ha votato sì
condizionato dai ricatti e dalla legittima paura per il futuro.
Così come a poco sono servite le suppliche e le preghiere di chi,
negli anni, ha pensato che potesse esistere un Berlusconi in salsa
moderata, addirittura un neo liberale.
Berlusconi, incassati i voti di fiducia, resterà al suo posto, le
tenterà tutte, scaglierà le sue armate mediatiche contro gli
oppositori, tenterà di cancellare il ruolo e la funzione dei poteri
di controllo: giustizia, informazione, parlamento, libera
contrattazione.
Per queste ragioni non c'è tempo da perdere, bisogna solo dedicarsi
ad organizzare la più vasta, efficace, unitaria azione di
opposizione, sino a determinare le sue dimissioni e comunque la sua
caduta.
Nei prossimi giorni il 12 in tutta Italia e il 19 a Parma il popolo
viola sarà di nuovo nelle piazze italiane per reclamare il rispetto
della carta fondamentale.
Il 13 saremo tutti a Roma con migliaia e migliaia di donne che hanno
deciso di ritrovarsi per difendere la loro dignità e quella di
tutti. Sarà una grande opportunità per ritrovarsi insieme e per
programmare altre iniziative, a cominciare da quella del cinque
marzo promossa da articolo 21 e da decine e decine di associazioni
di ogni colore e che si propone di portare, per la prima volta
insieme, donne e uomini di destra e di sinistra, ma uniti dall'amore
per il tricolore, per la Costituzione, per la legalità repubblicana.
Non sarà facile, ma in questo momento bisogna trovare la forza di
anteporre davvero l'interesse generale ad ogni interesse particolare
e ad ogni gelosia di parte, di partito, di schieramento.
"Tutto per tutti" hanno scandito i generosi promotori della
bellissima giornata organizzata a Milano da Libertà e Giustizia, mai
come questa volta facciamo nostre le loro parole.
Giuseppe Giulietti
(6 febbraio 2011)