Accordo separato nel pubblico impiego - Cisl e Uil firmano, Cgil lascia
Camusso abbandona la trattativa sui salari di produttività e accusa: "Presa in giro dei lavoratori. Non si riforma l'amministrazione con il taglio della contrattazione nazionale". Bonanni replica: "L'intesa salvaguarda interamente gli stipendi dei dipendenti pubblici"
ROMA - Cisl e Uil hanno firmato l'accordo con il
governo sul salario di produttività. La Cgil non ha siglato l'intesa
e ha lasciato il tavolo. Non hanno firmato neanche Cobas e Cisal.
L'accordo firmato da Cisl e Uil, "è una presa in giro dei
lavoratori" e per questo la Cgil non l'ha firmato, ha denunciato
Susanna Camusso, leader Cgil, nella conferenza stampa che ha seguito
l'incontro, annunciando che la Cgil chiederà la verifica sul 51%
necessario alla validità dell'accordo. Una dichiarazione che ha
innescato lo scontro a distanza: per il leader della Cisl Raffaele
Bonanni le dichiarazioni di Camusso costituiscono "una caduta di
stile".
"Il testo - ha detto tra l'altro Camusso - non affronta i problemi
urgenti che abbiamo. La Finanziaria taglia il 50% dei lavoratori
precari della pubblica amministrazione. Non si fa la riforma
dell'amministrazione con il taglio della contrattazione nazionale
(bloccata fino al 2013, ndr). Siamo di fronte a dei
sindacati che corrono in soccorso di un governo un po' claudicante".
"Per la Cgil - aggiunge Camusso - la firma o non firma di un accordo
è sempre nel merito delle questioni e la firma di oggi significa
ridurre le risorse, non votare le rsu e mettere una pietra sopra ai
precari. Tutte ragioni sindacali". Invece, insiste il segretario
generale Cgil, l'accordo odierno voluto dal governo "è stato fatto
per superare gli emendamenti al milleproroghe in discussione al
Senato". In sostanza, secondo la
Cgil, il livello delle retribuzioni, altrimenti tagliate dalla
riforma Brunetta, verrebbe salvaguardato solo attraverso l'uso di
risorse recuperate con il sacrificio del 50% dei precari oggi al
lavoro nella pubblica amministrazione. appreso che si può fare un
accordo per superare un emendamento inserito nel milleproroghe in
barba al parlamento e alle sue decisioni", conclude.
Completamente opposta la valutazione del segretario della Cisl
Raffaele Bonanni: per il quale l'accordo "salvaguarda gli stipendi
dei dipendenti pubblici interamente". "Nessuno perderà un euro - ha
detto Bonanni - neanche con le pagelle. Le fasce di merito non si
applicheranno ai salari attuali, ma alle risorse aggiuntive. Questo
è il siginificato di questo accordo".
"Sono molto irritato e dispiaciuto per le parole della collega
Camusso. L'accordo non è una presa in giro dei lavoratori", ha
contestato il segretario generale della Cisl, che ha definito le
affermazioni di Camusso "una caduta di stile". "Non mi sono mai
permesso - ha aggiunto - di dire cose di questo genere. Eppure ho
molti dubbi sulla caratura essenzialmente sindacale dei
comportamenti come quelli che ci tocca sopportare. Non lancio
ingiurie ma continueremo a fare il nostro lavoro sindacale e lo
faremo sempre di più".
Contesta il duro giudizio della leader della Cgil anche il
segretario confederale della Uil Paolo Pirani, secondo il quale le
accuse rivolte da Camusso agli altri sindacati "vanno respinte al
mittente". "Non è manifestando solo il dissenso che si salvano le
ragioni del sindacato, ma è risolvendo problemi concreti che il
sindacato potrà continuare ad essere credibile in Italia", ha detto
in conferenza stampa, aggiungendo: "Non comprendo le motivazioni
per cui la Cgil non ha firmato un accordo che migliora le
condizioni".
I punti fondamentali dell'intesa sono collegati direttamente alla
riforma Brunetta e riguardano i premi individuali per fasce di
merito (finanziabili solo con risorse derivanti da risparmi di
gestione) e il sistema delle relazioni sindacali.