|
Fabio Sebastiani
Cervia (Ra) - nostro inviato
Ed ora avanti tutta alla riconquista del contratto nazionale di
lavoro. Il leader della Fiom Maurizio Landini incita i suoi a
continuare la battaglia sui diritti. E' dalla platea
dell'Assemblea nazionale dei delegati (ovvero, il Comitato
centrale più quasi quattrocento delegati designati dalle
segreterie provinciali del sindacato) che la Fiom prova ad aprire
il nuovo fronte sindacale. Vista da qui, la straordinaria riuscita
dello sciopero generale del 27 e 28 gennaio è soltanto un bel
ricordo. Ora c'è un potenziale politico da mettere alla prova, e
da rafforzare. E le tute blu della Cgil non hanno nessuna voglia
di abbandonare la scena: bene la solidarietà della Cgil, e bene
anche la partecipazione di precari e studenti alle varie
mobilitazioni. «Ora però bisogna puntare allo sciopero generale»,
dicono in coro.
C'è infatti una "questioncina" rimasta in sospeso da prima che il
ciclone Marchionne si abbattesse su Pomigliano e Mirafiori,
l'accordo nazionale separato firmato da Fim e Uilm sotto dettatura
di Federmeccanica. Non una cosa da poco, visto che coinvolge più
di un milione e mezzo di lavoratori e rappresenta di fatto il
primo tentativo di rendere marciante il regime delle deroghe. Non
solo, l'ultima sortita di Federmeccanica che intende introdurre la
facoltà di scelta tra contratto aziendale e nazionale avvicina
tutta la categoria di un altro metro al "modello Fiat" e supera lo
stesso accordo separato del 2009. Una situazione che si gioca non
solo sul piano della piattaforma sindacale e della battaglia
"fabbrica per fabbrica" sulle condizioni di lavoro, ma anche su
quello politico, quindi. Serve un momento di generalizzazione
della lotta. Come intende affrontare la Fiom una fase così
complessa? Innanzitutto con la bandiera della democrazia, poi
tentando di trascinare le aziende in tribunale in base
all'articolo 28; senza tralasciare, infine, una campagna
straordinaria di tesseramento. Ma il punto è un nuovo accumulo di
forze che le consenta di vincere la sfida sulla riconquista del
contratto nazionale. Una questione che ormai non riguarda più solo
i "rossi" della Fiom e diventa generale. Entro la fine del 2011
occorre presentare la piattaforma. La proposta formale verrà fatta
attraverso un'altra assemblea nazionale da riconvocare dopo un
giro di assemblee nei luoghi di lavoro.
«La discussione - ha detto Landini nel corso della sua lunga
apertura - deve coinvolgere tutta la nostra organizzazione.
Sottoporremo poi la nostra proposta al referendum, è una regola
che ci siamo dati e vogliamo rispettare. Per noi il contratto del
2008 è sempre in vigore: in questi mesi dobbiamo però anche
aumentare il nostro numero di iscritti, per dimostrare che siamo
rappresentativi dei lavoratori e che abbiamo consenso dentro le
fabbriche». Landini ha proposto alcuni spunti per la piattaforma:
«La riaffermazione della riconquista del contratto, la
partecipazione dei lavoratori alla discussione dei modelli
organizzativi, il potenziamento della formazione, la difesa del
potere d'acquisto e dei meccanismi certi di recupero
dell'inflazione, una discussione sul blocco dei licenziamenti e
l'estensione degli ammortizzatori sociali». Accanto a questo però,
secondo Landini, è necessario riproporre anche «il problema della
democrazia: il contratto deve regolare anche il tema di come si
approvano gli accordi per evitare che ci siano accordi separati.
Lo strumento da usare è il referendum».
Una Fiom a tutto campo, quindi, che non dimentica il voto agli
stranieri, il reddito di cittadinanza e la "contrattazione
sociale", deliberata ultimamente dalla stessa Cgil. Alla Cgil,
poi, i metalmeccanici mandano un segnale preciso: se il problema è
riconquistare il contratto nazionale di lavoro non ci impicchiamo
sulla durata della vigenza contrattuale. Non passa, invece, la
proposta di democrazia sindacale, riproposta nel corso
dell'assemblea da Fausto Durante, della segreteria nazionale della
Fiom. «C'è bisogno di un rapporto forte e organico con la Cgil -
ha aggiunto Durante - non possiamo più permetterci di rovinarlo
con atteggiamenti sbagliati e autolesionisti nelle
manifestazioni». Durante ha poi invocato «il coraggio di scelte
difficili e dolorose». Secondo lui servono passi verso gli altri
sindacati e verso le associazioni datoriali, «perché difficilmente
da soli avremo la capacità di cambiare il quadro». L'ipotesi di
"riallacciare" con Cisl e Uil, sostenuta dal palco anche dal
segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere, è stata
duramente respinta in diversi interventi. «C'è un problema di
coerenza nei confronti dei lavoratori,» hanno ammonito i delegati.
Scudiere, platealmente contestato dalla sala, è tornato a
sottolineare che l'ipotesi dello sciopero generale non è
all'ordine del giorno in quanto la strategia della Cgil mira «ad
uscire dall'angolo» anche grazie a un accordo su democrazia e
rappresentanza.
04/02/2011 |